Cavusoglu contro Trump sul caso Brunson: “La Turchia non tollererà mai le minacce di nessuno”

Pubblicato il 27 luglio 2018 alle 11:29 in Turchia USA e Canada

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlüt Çavuşoğlu, ha dichiarato che la Turchia “non tollererà mai le minacce di nessuno”, rispondendo in tal modo alla minaccia del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che, il 26 luglio, su twitter, ha avvertito Ankara che Washington è pronta a imporle “forti sanzioni” a causa del lungo periodo di detenzione del pastore americano, Andrew Brunson.

Brunson, un pastore cristiano evangelico della Carolina del Nord che vive in Turchia da oltre 20 anni, è detenuto in Turchia dall’ottobre 2017, con l’accusa di avere legami con militanti curdi e con la Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gülen, che Ankara considera responsabile del fallito tentativo di golpe del 15 luglio 2016. Sebbene Brunson abbia sempre negato tali accuse, il 18 luglio, un tribunale nella provincia turca di Smirne ha respinto gli appelli per la sua liberazione, stabilendo che sarà trattenuto in carcere in attesa del processo, nel corso del quale sarà valutata la sua colpevolezza rispetto alle accuse di terrorismo e spionaggio.

Accuse, queste, respinte anche dal presidente americano che, nel suo tweet del 26 luglio, ha descritto Brunson come “un grande cristiano, un uomo di famiglia e un essere umano meraviglioso” che “sta soffrendo molto” a causa della detenzione imposta dalle autorità turche. “Questo innocente uomo di fede dovrebbe essere rilasciato immediatamente”, ha concluso Trump. Direttamente al presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, si è rivolto, invece, il vicepresidente americano, Mike Pence, che, il 26 luglio, ha rincarato le parole del leader della Casa Bianca. “Per il presidente Erdoğan e il governo turco, ho un messaggio a nome del presidente degli Stati Uniti d’America. Rilasciate il pastore Andrew Brunson ORA o preparatevi ad affrontarne le conseguenze… Se la Turchia non intraprenderà azioni immediate per liberare questo innocente uomo di fede e mandarlo a casa in America, gli Stati Uniti imporranno sanzioni significative alla Turchia fino a quando il pastore Andrew Brunson non sarà libero”, ha dichiarato Pence, in due tweet consecutivi. Il vicepresidente americano ha altresì promesso di continuare a lavorare per il “completo rilascio” del pastore americano, agli arresti domiciliari dalla pronuncia del tribunale turco del 25 luglio, affinchè Brunson possa rientrare negli Stati Uniti e riunirsi “alla sua famiglia, ai suoi amici e alla sua chiesa”.

Se il ministro degli Esteri turco, il 26 luglio, su twitter, ha replicato alle parole del leader della Casa Bianca, sottolineando che la Turchia non è disposta a fare eccezioni per nessuno, dal momento che “la preminenza della legge è uguale per tutti”, il portavoce presidenziale, İbrahim Kalın, da parte sua, ha invitato gli Stati Uniti “ad adottare una posizione costruttiva”, definendo il loro linguaggio “minaccioso e inaccettabile”. Su twitter ha replicato anche il ministro della Giustizia turco, Abdulhamit Gül, che ha affermato che “il caso Brunson procederà per la sua strada, come dovrebbe essere in un Paese completamente indipendente e sovrano” e che “la suprema giustizia turca avrà l’ultima parola”.

Secondo le fonti diplomatiche turche, peraltro, Çavuşoğlu avrebbe avuto una conversazione telefonica con il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Al momento, nessun dettaglio è stato rilasciato in merito a quella telefonata. Tuttavia, in seguito ai tweet americani del 26 luglio, il portavoce del ministero degli Esteri turco, Hami Aksoy, ha dichiarato che “la retorica della minaccia contro la Turchia è inaccettabile”. Secondo Aksoy, la Turchia, “Stato sovrano con una tradizione democratica profondamente radicata e un ordine politico che sostiene la supremazia della legge”, ha fatto passi concreti per dimostrare la sua volontà politica di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti che, al contrario, con i loro “messaggi minacciosi”, “ignorano totalmente l’alleanza e le relazioni amichevoli” tra i due Paesi. Con riferimento specifico al caso Brunson, di totale competenza, secondo Aksoy, della “magistratura turca indipendente”, il portavoce del ministero degli Esteri turco ha informato che Ankara ha fornito ripetutamente le informazioni necessarie alle controparti statunitensi, che ha invitato ancora una volta a tornare al “dialogo costruttivo”.

Secondo quanto stabilito dal tribunale turco, la prossima udienza del caso Brunson si terrà il 12 ottobre e sarà dedicata all’ascolto delle testimonianze.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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