USA-Australia: l’alleanza è solida anche in funzione anti-cinese

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle 6:21 in Australia USA e Canada

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Il segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha dichiarato di essere sicuro che i Paesi del Sud Pacifico sceglieranno gli Stati Uniti come alleato, piuttosto che la Cina, nonostante il peso crescente di Pechino nella regione, mentre il segretario americano alla Difesa, James Mattis, ha ribadito la ferma alleanza tra Stati Uniti e Australia in materia di sicurezza. Questi i principali risultati dei colloqui che i due funzionari americani hanno avuto con il ministro degli Esteri australiano, Julie Bishop, e il ministro della Difesa australiano, Marise Payne, martedì 24 luglio, in occasione delle annuali Australia-U.S. Ministerial Consultations, svoltesi, per questa 28esima edizione, presso la Stanford University a Palo Alto, in California.

Pompeo ha spiegato l’importanza della partnership con Washington, anche con riferimento agli ideali democratici di cui, secondo quanto affermato dal segretario di Stato americano, gli Stati Uniti si fanno da anni portatori. “Penso che il Sud Pacifico, come la maggior parte dei Paesi del mondo, capisca l’enormità di avere come alleato gli Stati Uniti, un Paese che per decenni ha proiettato costantemente i valori democratici”, ha affermato Pompeo in una conferenza stampa dopo il meeting con il ministro degli Esteri australiano, Julie Bishop. Il funzionario americano ha aggiunto che “la dignità umana che deriva dall’avere un partner come gli Stati Uniti è diversa da quella che deriverebbe dall’avere partner che non sono proprio così. Credo che col tempo questo prevarrà, non solo nel Sud Pacifico, ma in tutto il mondo”, ha concluso Pompeo. Nella stessa conferenza stampa, il ministro degli Esteri australiano ha confermato che entrambi i Paesi sono impegnati nella loro alleanza, spiegando che, sebbene non sempre l’Australia sia d’accordo con gli Stati Uniti e non sempre gli Stati Uniti siano d’accordo con l’Australia, i due Paesi sono in grado di “affrontare qualsiasi differenza in un modo molto costruttivo e positivo” e che continueranno a farlo.

Il segretario alla Difesa, James Mattis, invece, ha affermato che i colloqui fra Stati Uniti e Australia sono stati “un’eccellente opportunità per rafforzare la relazione di sicurezza e riaffermare la ferma alleanza e la stretta collaborazione tra le due Nazioni”. Il funzionario americano ha informato che, nei colloqui con la sua controparte australiana, Marise Payne, i due Paesi hanno concordato sulla necessità di assicurare una regione del Pacifico libera e aperta “dove le nazioni grandi e piccole siano trattate nel rispetto della loro integrità territoriale, della loro sovranità, e delle loro decisioni sovrane”.

Secondo quanto riferito da Mattis, nell’ultimo anno, Washington e Canberra hanno rafforzato la cooperazione per la difesa in modi molto tangibili, in particolare indirizzando le rispettive strategie nazionali di sicurezza e difesa verso le minacce condivise e intensificando il loro coordinamento nello sviluppo delle rispettive capacità, in vista di una più efficace “interoperabilità”. In una dichiarazione congiunta, i due Paesi hanno affermato di essere impegnati a lavorare insieme in vista del medesimo obiettivo strategico, cioè “modellare un Indo-Pacifico che sia aperto, inclusivo, prospero e basato su regole”.

Mattis e Payne, inoltre, hanno firmato un memorandum d’intesa per collaborare nella ricerca e nello sviluppo di software per affrontare le minacce informatiche e ad altre forme di sicurezza. L’accordo giunge in un momento in cui l’Australia sta tentando di intensificare i suoi sforzi diplomatici nel Pacifico per contrastare la crescente influenza della Cina. Ad aprile, Canberra ha espresso “grande preoccupazione” rispetto alle indiscrezioni, poi negate da entrambe le parti, secondo cui lo Stato insulare del Pacifico, Vanuatu, e la Cina erano in trattativa per stabilire una presenza militare cinese nell’arcipelago. A giugno, pertanto, l’Australia ha promesso di rafforzare la capacità in termini di cybersecurity di Vanuatu, come parte di un negoziato su un trattato di sicurezza con il suo vicino.

Nel corso dei colloqui alla Stanford University, i funzionari americani e australiani hanno concordato sulla necessità che venga elaborato un codice di condotta per il Mar Cinese Meridionale, importante teatro in cui si svolge il braccio di ferro fra Stati Uniti e Cina. In particolare, Washington e Pechino hanno spesso discusso in merito alla militarizzazione del Mar Cinese Meridionale, accusandosi reciprocamente. Da una parte, Pechino individua la causa delle tensioni nell’atteggiamento degli Stati Uniti, per esempio, nelle “freedom of navigation operations”, svolte dalla Marina statunitense nell’area. Washington, da parte sua, afferma che tali operazioni sono necessarie per reagire alle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale e per contrastare gli sforzi della Cina di limitare la libertà di navigazione.

Il segretario americano alla Difesa ha riferito che i 4 funzionari hanno anche concordato di mantenere la pressione sul regime nordcoreano in vista della denuclearizzazione attraverso l’applicazione delle sanzioni internazionali e di collaborare in materia di “innovazione della difesa”. Mattis, infine, ha definito l’Australia un “amico incrollabile”, ricordando il sostegno di Canberra che, nel 2001, si è schierata per prima al fianco degli Stati Uniti nell’intervento in Afghanistan dopo l’11 settembre. “Sono fiducioso che la nostra fratellanza duratura e imperturbabile continuerà a crescere e prosperare per altri 100 anni”, ha concluso il funzionario americano.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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