Turchia: Erdogan discute della Siria in vista dell’incontro con Putin a Johannesburg

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle 13:01 in Siria Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha discusso della situazione in Siria in una conferenza stampa svoltasi ad Ankara, mercoledì 25 luglio, in vista dell’incontro con il presidente russo, Vladimir Putin, che, secondo quanto riferito dal Cremlino, si terrà il 26 luglio a margine di un vertice dei BRICS a Johannesburg, in Sud Africa.

Parlando in conferenza stampa, il presidente turco si è detto insodisfatto degli sviluppi in Siria, specie a Tal Rifaat e a Manbij, dove, per Erdoğan, la situazione non sta evolvendo “come desiderato”. Al contrario, gli unici posti in cui gli eventi “stanno  andando nella direzione desiderata”, ha affermato il leader di Ankara, “sono Afrin, Jarablus e al-Bab”, cioè le zone attualmente sotto il controllo turco dopo l’operazione “Ramo d’ulivo”, lanciata il 20 gennaio e conclusa il 18 marzo, condotta dall’esercito turco con l’Esercito libero siriano, gruppo armato di opposizione al governo di Bashar al-Assad.

Con il suo omologo russo, Erdoğan affronterà la questione siriana, con particolare riferimento alle situazioni più critiche nel Paese mediorientale, fra cui Daraa, situata nel sud della Siria e attualmente soggetta ad una pesante offesiva da parte del regime siriano, e Idlib, ubicata nel nord del Paese e sotto il controllo dei ribelli siriani. Il presidente turco ha dato conto dell’importanza di discutere con il leader del Cremlino della situazione in queste due città. “In questi luoghi”, ha spiegato Erdoğan, “tutto può accadere in qualsiasi momento” e sono, pertanto, particolarmente problematici. Il presidente turco, inoltre, ha precisato che il suo interesse è rivolto ai Siriani, dichiarando che ciò che desidera è che il popolo siriano sia “protetto da questi attacchi e, in particolare, dagli attacchi brutali di alcune organizzazioni nella regione”.

L’offensiva contro Daraa è iniziata il 19 giugno. Le forze del governo siriano, appoggiate dalla potenza aerea russa, hanno lanciato una grande operazione militare nella provincia di Daraa dopo aver sconfitto i rimanenti gruppi di insorti nel Paese, specialmente quelli presenti nel Ghouta orientale, vicino a Damasco. L’offensiva ha permesso al regime siriano e ai suoi alleati di acquisire il controllo su gran parte del confine siriano con la Giordania, ma ha provocato una grave crisi umanitaria, con circa 350.000 civili in fuga dalla città verso le aree vicine al confine.

Citando fonti presidenziali, l’agenzia statale turca, Anadolu Agency, ha riferito che, dopo che, il 12 luglio, il governo siriano ha innalzato la sua bandiera sulle aree in prossimità di Daraa, detenute per anni dai ribelli, Erdoğan e Putin hanno avuto una conversazione telefonica, nella quale il presidente turco avrebbe richiamato il leader del Cremlino in merito al targeting dei civili a Daraa, che ha definito “preoccupante”. Erdoğan avrebbe anche messo in guardia Putin, avvertendolo che, “se Damasco avesse preso di mira Idlib allo stesso modo, l’essenza dell’accordo di Astana avrebbe potuto essere completamente distrutta”.

Il riferimento va ad oltre un anno fa, quando Idlib, la città del nord ovest della Siria, in prossimità del confine turco, è stata individuata come una delle 4 cosiddette “zone di de-escalation”, stabilite, il 3 e il 4 maggio 2017, da Iran, Russia e Turchia nel corso dei colloqui facenti parte del processo di pace di Astana. In quell’occasione, Teheran, Mosca e Ankara hanno firmato un memorandum, finalizzato all’istituzione di “safe zones” in Siria, sulla base di un piano proposto dai Russi per favorire una tregua tra le parti coinvolte nel conflitto, favorendo, al contempo, la fornitura di aiuti. Oltre a Idlib, le altre zone cuscinetto sono state individuate in diverse province di Homs, nel centro e nel sud del Paese e nell’enclave di Ghouta, vicino a Damasco.

La preoccupazione di Ankara è che una migrazione di massa verso la Turchia possa verificarsi in seguito ad un eventuale attacco del regime siriano contro Idlib, unica provincia controllata interamente dai ribelli da quando, il 19 luglio, migliaia di residenti sono stati evacuati dai due villaggi di Kafraya e Fuaa, ultime due aree sotto il controllo dei gruppi armati pro-regime, circondate dalle truppe ribelli. Il trasferimento dei residenti dei villaggi sul territorio governativo faceva parte di un accordo raggiunto il 17 luglio tra la Russia e la Turchia in cambio del rilascio di alcuni prigionieri dalle prigioni governative.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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