Sud Sudan: raggiunto accordo di pace tra il governo e i ribelli

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle 9:35 in Africa Sud Sudan

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Il governo del Sud Sudan e i principali gruppi di ribelli hanno concluso un accordo di pace, mercoledì 25 luglio a Khartoum, in Sudan, con l’obiettivo di porre fine al conflitto, in corso ormai da cinque anni. Secondo quanto riportato da Reuters, alcune fazioni minori dei ribelli, tuttavia, si sono rifiutate di prendere parte al patto.

L’accordo, che era stato negoziato nel corso del mese di luglio durante round di colloqui che si sono tenuti in Uganda, prevede la creazione di un nuovo governo composto da 35 membri, di cui 20 ministri dell’attuale gabinetto del presidente Salva Kiir. Il gruppo di ribelli SPLM-IO, il cui leader è Riek Machar, avrà 9 portafogli mentre il resto andrà agli altri gruppi. Oltre a Machar, Kiir verrà affiancato da altri 4 vice nel corso del periodo di transizione.

Tuttavia, un altro gruppo di opposizione, l’SPLM, ha dichiarato di ritenere che l’ultima versione dell’accordo contiene diversi punti deboli, tra cui una “grave mancanza di coerenza nell’assegnazione dei rapporti di ripartizione del potere a tutti i livelli di governance”. Inoltre, a loro avviso, non c’è chiarezza in merito allo scioglimento della legislatura di transizione. Il ministro degli Esteri del Sudan, Al-Dirdiri Mohames Ahmed ha riferito che è necessario un maggiore lavoro su determinate questioni, tra cui la divisione dei poteri presso l’amministrazione locale.

In Sud Sudan è lo stato più giovane al mondo, poiché ha ottenuto l’indipendenza dal Sudan il 9 luglio 2011. È uno dei Paesi maggiormente frammentati dell’Africa centrale e comprende più di 60 gruppi etnici che seguono diverse religioni locali. Dal 2013, è in corso una violenta guerra civile tra le milizie di etnia Ginka, fedeli al governo dell’attuale presidente Salva Kiir, e quelle di etnia Nuer, che rispondono a Riek Machar. Tale conflitto ha prodotto quasi 4 milioni di sfollati, che sono stati costretti ad abbandonare le proprie case. I disaccordi tra i due leader erano iniziati già durante la guerra per l’indipendenza dal Sudan, in seguito alla rivalità per il controllo del governo e del loro partito, il Movimento per la liberazione del popolo sudanese (SPLM). Per evitare di essere assassinato, Machar, che aveva riunito introno a sé una parte dell’esercito a lui fedele, era stato costretto a fuggire in Sudafrica. La pace, raggiunta nell’agosto 2015, aveva portato alla creazione di un governo di transizione. Tuttavia, già nell’aprile 2016, Machar e i suoi seguaci sono tornati a Juba e il leader aveva riacquisito la sua carica. Sebbene Kiir e il suo rivale cerchino di mantenere l’ordine nel Paese, scontri su larga scala si verificano periodicamente e una parte dell’esercito ancora sostiene il progetto di una guerra senza fine.

Il 12 luglio, il Parlamento del Sud Sudan ha esteso il mandato di Kiir fino al 2021, mossa che, secondo molti, avrebbe potuto mettere avrebbe rischio lo svolgimento dei colloqui di pace tra governo e ribelli, iniziati il 19 giugno 2018. In linea con tali previsioni, il 9 luglio, i ribelli del Sud Sudan hanno respinto il piano per la pace, concordato due giorni prima tra Machar e Kiir, perché, a loro avviso, non limitava abbastanza il potere del presidente. L’accordo era stato raggiunto in Uganda e metteva al centro l’idea della condivisione del potere tra fazione ribelle e governativa, concedendo al leader Machar di riassumere il suo vecchio incarico di vicepresidente. Secondo il patto, i vicepresidenti sarebbero dovuti essere 4: gli attuali 2, Taban Deng Gai e James Wani Igga, il capo dei ribelli Riek Machar, di etnia nuer, e una donna dell’opposizione ancora da nominare.

Il 13 giugno scorso, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha imposto un embargo sulle armi in Sud Sudan.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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