Premier tunisino rifiuta di dimettersi per risollevare l’economia

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle 6:01 in Africa Tunisia

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Il premier tunisino, Youssef Chahed, ha respinto l’esortazione del presidente Beji Caid Essebsi, che lo ha incitato a presentare le dimissioni, ritenendo che un cambio di governo metterebbe a rischio l’economia del Paese e diminuirebbe la fiducia degli investitori internazionali.

Nel corso del mese di luglio, Essebsi aveva intimato Chahed, in carica dal 27 agosto 2016, di dimettersi per cercare di risolvere la crisi economica. Dal rovesciamento di Zine al-Abidine Ben Ali, nel 2011, 9 diversi gabinetti non sono riusciti a diminuire l’inflazione e la disoccupazione in Tunisia. L’inflazione annuale ha toccato il livello record del 7.7% ad aprile 2018, con la moneta tunisina caduta a picco e le importazioni alimentari sempre più costose. Chahed spinge per rinnovare le imprese statali in perdita, ma è ostacolato dal potente sindacato UGTT, che non condivide la sua politica. La situazione è stata peggiorata dai numerosi attacchi terroristici che hanno ridotto il turismo e gli investimenti esteri, peggiorando così gli standard di vita dei cittadini. I finanziatori internazionali come il Fondo Monetario Internazionale, che ha tenuto a galla il Paese, stanno diventando sempre più impazienti. Si prevede che nuove elezioni legislative e presidenziali si terranno nel 2019.

Alla fine di maggio, la coalizione di governo non è riuscita a trovare un accordo su un nuovo piano di riforma economica, mandando a monte anche la discussione sul rimpasto di gabinetto e sull’allontanamento di Chahed. Il mancato raggiungimento dell’intesa tra i partiti governativi è accaduto nel momento in cui il Fondo Monetario Internazionale si accingeva a rivedere la prossima tranche di prestiti per la Tunisia, prevista per il mese di giugno.

A tali problemi si aggiunge la lotta al traffico dei migranti, aumentato significativamente in Tunisia da quando, dal luglio 2017, sono diminuite le partenze dalla Libia. Il 6 giugno, Chahed ha licenziato il ministro dell’Interno, Lotfi Brahem. Pochi giorni prima, il premier tunisino aveva affermato che la Guardia Costiera non era riuscita ad impedire il naufragio di un’imbarcazione con a bordo 180 migranti a largo delle coste tunisine. Nonostante non sia stato reso noto il motivo del licenziamento di Brahem, è possibile che sia legato al naufragio, in cui almeno 68 persone sono morte, secondo quanto riferito da Reuters. In seguito a tale incidente, Chahed, durante una visita alle Isole Kerkennah, il 5 giugno, ha annunciato il rafforzamento delle misure di sicurezza sulle Isole, vicino la costa sud est del Paese. Come affermato in precedenza dal portavoce del ministero dell’Interno, Khalifa Chibani, le forze di sicurezza tunisine hanno intercettato 8 persone coinvolte nella pianificazione del trasporto illegale di migranti. Le isole Kerkennah sono conosciute come una delle principali porte d’entrata illegali in Europa dalla Tunisia. La decisione di rafforzare la sicurezza risale ad ottobre, ha affermato Chahed, esprimendo anche rammarico per il ritardo nell’attuazione.

Il 23 luglio, l’organizzazione umanitaria Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, ha reso noto che una nave tunisina con a bordo 40 migranti africani era in stallo al largo della Tunisia in quanto le autorità di Tunisi si stavano rifiutando di farli sbarcare. A partire da gennaio 2018, la Tunisia ha bloccato circa 6.000 migranti che hanno lasciato le sue coste alla volta dell’Europa, un netto aumento rispetto alle poche centinaia fermate nello stesso periodo l’anno scorso. Con la progressiva diminuzione delle traversate dalla Libia, registrata a partire dal luglio 2017, sono state attivate nuove rotte migratorie dalla Tunisia e dall’Algeria.  La tratta tunisina, in particolare, ha attirato l’attenzione delle autorità italiane ed europee, preoccupate dalla presenza di estremisti infiltrati tra i migranti che giungono in Italia. 

Secondo le stime del Ministero dell’interno italiano, i tunisini costituiscono la principale nazionalità di migranti giunta in Italia dall’inizio del 2018, con un numero pari a 3.217 alla data del 25 luglio.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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