Arabia Saudita: sospensione temporanea delle spedizioni petrolifere

Pubblicato il 26 luglio 2018 alle 11:07 in Arabia Saudita Medio Oriente

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LArabia Saudita, in qualità di principale esportatore di petrolio a livello mondiale, ha deciso di sospendere temporaneamente tutte le spedizioni di greggio attraverso lo stretto di Bab al-Mandeb. Tale decisione arriva in risposta allattacco da parte dei ribelli yemeniti Houthi a 2 navi di trasporto dellolio minerale, il 25 luglio.

Il ministro dell’Energia saudita, Khalid al-Falih, ha dichiarato che la sospensione durerà finché la situazione non diventerà più chiara e il transito marittimo verso Bab al-Mandeb non sarà sicuro. Lenfasi saudita circa la sicurezza è altresì collegata alloffensiva Houthi del 25 luglio. In tale occasione, i ribelli hanno attaccato 2 petroliere saudite nel Mar Rosso, ad ovest del porto yemenita di Hodeidah. L’assalto ha provocato solamente lievi danni ad una delle imbarcazioni, dal momento che la flotta della coalizione è prontamente intervenuta interrompendo laggressione. Nella giornata delloffensiva, la rete televisiva Houthi, al-Masirah, aveva riferito un attacco ribelle ad una nave da guerra, nota come Dammam, al largo della costa occidentale dello Yemen, il quale sarebbe poi stato seguito dal lancio di un attacco missilistico sullimbarcazione.

Bob Cavnar, un esperto dellindustria petrolifera, ha dichiarato ad Al Jazeera che solo l’annuncio dellaggressione aveva già causato un aumento di 1$ al costo di un barile di greggio sui mercati azionari globali. Cavnar ha inoltre aggiunto che qualsiasi ritardo nella consegna di petrolio da parte dellArabia Saudita potrebbe avere ripercussioni, a breve e lungo termine, sulla fornitura globale e sulleconomia di tutti i Paesi.

Sulla stessa linea, anche la consulente energetica Ellen Wald ha suggerito che la sospensione del trasporto di greggio potrebbero trascinare altri Paesi nella guerra in corso nello Yemen. A conferma di ciò, Wald ha dichiarato: “Il Mar Rosso è una corsia marittima molto importante: se ci fosse un grande sconvolgimento delle potenze europee, lEgitto e gli Stati Uniti avrebbero tutti i motivi per intervenire. Essi hanno interessi significativi nel proteggere la libertà dei mari attraverso il passaggio. Un intervento internazionale potrebbe esse proprio ciò che desidera lArabia Saudita.

In tale contesto, le principali giustificazioni fornite circa il provvedimento dagli Emirati Arabi Uniti e dallArabia Saudita sono legate alla protezione delle rotte marittime, come quella del Mar Rosso, la quale viene utilizzata per portare il petrolio del Medio Oriente e le merci asiatiche verso lEuropa, attraverso il Canale di Suez. La coalizione ha infine ricordato di aver sventato attacchi simili sia ad aprile, sia a maggio.

La guerra in corso nello Yemen rappresenta la peggiore crisi umanitaria del mondo. 22 milioni di persone, cioè 3/4 della popolazione, sono in disperato bisogno di aiuto e protezione. Mentre il conflitto entra nel suo quarto anno, milioni di individui non hanno accesso all’acqua potabile e l’intero Paese è ad alto rischio di un’epidemia di colera. L’origine della disputa, scoppiata il 19 marzo 2015, può essere individuata nella mobilitazione controrivoluzionaria contraria alla sollevazione democratica del 2011.

I ribelli Houthi controllano la città di Hodeida e il suo porto dal 2014. Il 13 giugno, gli Emirati Arabi Uniti e i suoi alleati, inclusa l’Arabia Saudita, avevano lanciato una massiva operazione militare, chiamata “Golden Victory”, per riprendere il controllo dell’area. Le truppe avevano conquistato l’aeroporto di Hodeida, il 19 giugno, ne avevano preso ufficialmente il controllo il giorno dopo, consolidando la propria presenza nel centro urbano, e, ad oggi, continuano a combattere per eliminare la presenza dei ribelli dall’area. Il capo dei ribelli Houthi in Yemen, Abdul Malik al Houthi, il 18 luglio, ha dichiarato di essere pronto a consegnare alle Nazioni Unite il controllo del porto di Hodeida, nel caso in cui la coalizione a guida saudita fosse disposta ad interrompere la sua offensiva.

Nel conflitto yemenita si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo sciita, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’esistenza di gruppi secessionisti e dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. L’Arabia Saudita ritiene che Teheran si celi dietro il rifornimento di armi ai ribelli yemeniti, nonostante, da parte sua, Teheran abbia più volte respinto tali accuse. Sia la coalizione araba, sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, determinando così l’influenza sciita o sunnita nella regione.

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Alice Bellante

di Redazione

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