USA: compromesso raggiunto sulla proposta di legge sulla difesa

Pubblicato il 25 luglio 2018 alle 6:29 in USA e Canada

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La Camera e il Senato degli Stati Uniti hanno trovato un compromesso sulla proposta di legge sulla difesa del 2019, la cui versione finale, dal valore complessivo di 717 miliardi di dollari, è stata elaborata lunedì 23 luglio. I contenuti principali della legge sono 5. I primi due sono il mantenimento delle restrizioni che impediscono alle forze armate statunitensi di cooperare con Mosca e il finanziamento del piano di sviluppo di una testata di missili balistici a basso rendimento. Il terzo consiste nel sostegno alla richiesta di Trump di destinare 250 milioni di dollari all’assistenza militare difensiva dell’Ucraina e 6,3 miliardi di dollari all’Iniziativa Europea di Deterrenza. Il quarto riguarda la concessione dell’autorità all’amministrazione Trump di revocare la sanzioni facenti parte del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA). Il quinto consiste, infine, in un approccio duro nei confronti della Cina.

Con riferimento al primo punto, cioè il mantenimento delle restrizioni che impediscono alle forze armate statunitensi di cooperare con Mosca, il riassunto della proposta di legge diffuso dal presidente repubblicano dell’Armed Services Committee della Camera, Mac Thornberry, “proibisce la cooperazione militare con la Russia”. Tale divieto era contenuto anche nelle versioni degli anni precedenti. Tuttavia, il rinnovo della proibizione arriva in un momento in cui le relazioni fra Washington e Mosca sono particlarmente delicate, specialmente in seguito al vertice fra Trump e Putin, che si sono incontrati, il 16 luglio, a Helsinki.

Il riferimento alla Russia è presente anche nel finanziamento del piano di sviluppo di una testata di missili balistici a basso rendimento, secondo elemento centrale contenuto nella proposta di legge. Tale piano è stato proposto dall’amministrazione precisamente a scopo deterrente nei confronti della Russia.

In terzo luogo, la proposta di legge supporta la richiesta di Trump di destinare 250 milioni di dollari all’assistenza militare difensiva dell’Ucraina e 6,3 miliardi di dollari all’Iniziativa Europea di Deterrenza (EDI), “per aumentare ulteriormente il numero di truppe statunitensi in Europa, rassicurare i partner e gli alleati americani e scoraggiare l’aggressione russa”. L’EDI costituisce il seguito dell’Iniziativa Europea di Rassicurazione, programma militare di sostegno alle attività delle forze armate americane e dei loro alleati in Europa. Ribattezzata EDI nel 2017, ha assunto tale nome per sottolineare lo spostamento del focus sulla funzione dissuasiva. L’EDI comprende svariate attività, fra cui la formazione di forze, le esercitazioni militari multinazionali e lo sviluppo di attrezzature e capacità militari, che si svolgono tutte sotto l’egida dell’Operazione Atlantic Resolve (OAR).

La proposta di legge, in quarto luogo, prevede la concessione dell’autorità all’amministrazione Trump di revocare le sanzioni facenti parte del Countering America’s Adversaries Through Sanctions Act (CAATSA), legge approvata nel 2017 con una maggioranza schiacciante ed entrata in vigore nel gennaio 2018. Il CAATSA prevede sanzioni nei confronti della Corea del Nord, dell’Iran e della Russia, nonché nei confronti di quanti sono coinvolti in transazioni significative con persone facenti parte dei settori della difesa e dell’intelligence russe, a causa dell’ingerenza di Mosca nelle elezioni presidenziali americane del 2016. All’interno dell’amministrazione Trump, tuttavia, non hanno mancato di farsi sentire le voci di quanti non condividono alcuni elementi del CAATSA, in particolare quelli relativi al sanzionamento di Paesi che acquistano armi o altre attrezzature militari dalla Russia.

Il 20 luglio, il segretario alla Difesa, Jim Mattis, ha inviato una lettera al Congresso per chiedergli di attribuire al segretario di Stato, Mike Pompeo, l’autorità di revocare tali sanzioni. Mattis ha motivato tale richiesta, affermando che “sebbene la Russia debba subire conseguenze per il suo comportamento aggressivo e destabilizzante”, revocare le sanzioni consentirebbe ai Paesi colpiti di “costruire una relazione di sicurezza più stretta con gli Stati Uniti nella loro transizione dal ricorso all’attrezzatura militare russa”. Non farlo, ha spiegato Mattis, rischia di lasciare questi Paesi con “nessun’altra opzione se non quella di rivolgersi alla Russia, minando in questo modo l’opportunità unica di allineare le nazioni alla visione americana della sicurezza e della stabilità globale”. Le preoccupazioni dei funzionari americani sono rivolte principalmente a quei Paesi,  come l’India, il Vietnam e l’Indonesia, che stanno stringendo legami difensivi sempre più stretti con gli Stati Uniti, mantenendo allo stesso tempo anche grandi quantità di equipaggiamento militare russo. Tuttavia, mentre Mattis aveva chiesto che l’autorità di sospendere le sanzioni fosse attribuita al segretario di Stato americano, il decreto la attribuisce invece a livello presidenziale. In questo modo, peraltro, sarebbe possibile che, mentre l’acquisto di nuove attrezzature militari russe resterebbe oggetto di sanzioni, l’acquisto di pezzi di ricambio ne sarebbe esentato.

Con riferimento alla Cina, infine, la proposta di legge prevede l’elaborazione di una strategia governativa finalizzata a contrastare le attività di Pechino in diversi ambiti, approfondendo la partnership militare fra gli Stati Uniti e gli altri Stati della regione, incluso Taiwan. In particolare, il disegno di legge “proibisce a qualsiasi agenzia governativa statunitense di utilizzare la tecnologia rischiosa prodotta da Huawei o ZTE, due società collegate all’apparato di intelligence del Partito Comunista Cinese”.

Il disegno di legge incarica altresì Mattis di valutare le relazioni fra Stati Uniti e Turchia, in particolare con riferimento alla vendita di attrezzature militari, come i jet F-35, ad Ankara e prende in considerazione la possibilità di ridurre la presenza delle truppe americane in Corea del Sud che ammontano, attualmente, a circa 28.000 soldati.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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