Macedonia: raggiunto accordo per il referendum sul cambio del nome

Pubblicato il 25 luglio 2018 alle 10:15 in Balcani Macedonia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

In Macedonia, è stato raggiunto un accordo sulla nomina di una commissione elettorale necessaria per l’organizzazione del referendum relativo all’accordo concluso con la Grecia, lunedì 23 luglio. Il trattato, firmato il 17 giugno, che prevede il cambio del nome del Paese in “Repubblica della Macedonia del Nord”, deve essere ratificato con un referendum per essere pienamente effettivo. Il partito di opposizione, fin da subito contrario al trattato, tanto da definirlo una “capitolazione nazionale”, era uscito dalle trattative la scorsa settimana, protestando contro la proposta del governo di cambiare la legge elettorale che avrebbe permesso di eleggere la commissione elettorale con la maggioranza semplice in Parlamento, anziché con i due terzi. Tuttavia, proprio questo lunedì, l’opposizione ha interrotto il blocco delle nomine dei membri della commissione, in cambio di una disposizione che garantisca la formazione di un governo tecnico 100 giorni prima della consultazione, per garantirne l’equità e la regolarità.

L’incontro di lunedì 23 luglio non è stato del tutto pacifico. Il Primo Ministro macedone, Zoran Zaev, durante un discorso pubblico tenuto dopo il meeting, ha accusato il capo del partito di opposizione, Hristijan Mickovski, di mentire in merito alle sue reali intenzioni riguardo l’adesione del Paese alla NATO. Secondo quanto riportato da Balkan Insight, , Zaev sostiene che Mickovski stia tentando di contrattare per ottenere l’amnistia per Nikola Gruevski, ex Primo Ministro macedone, e precedente leader del partito VMRO-DPMNE, di cui fa parte appunto Mickovski. Egli ha però respinto le accuse secondo cui il principale ostacolo alle trattative era l’insistenza del suo partito per l’ottenimento di alcune modifiche del codice penale, al fine di includere un’amnistia informale per ex dirigenti e funzionari del partito.

Tuttavia, le due parti devono ancora concordare altri dettagli chiave del referendum, come la data, il quesito e, soprattutto, se l’opposizione, che si oppone all’accordo, inviterà i suoi sostenitori a partecipare alla consultazione. L’adesione degli elettori del VMRO-DPMNE è un elemento cruciale per il successo del referendum. Molti osservatori sostengono che, senza di essa, sarebbe complicato raggiungere una soglia di partecipazione del 50% degli elettori.

Il trattato è importante per la Macedonia, in quanto, in cambio della decisione del Paese di modificare il suo nome in “Repubblica della Macedonia del Nord”, la Grecia ha acconsentito a sollevare il suo veto sull’ingresso del Paese nella NATO e nell’Unione Europea. Atene aveva a lungo obiettato il fatto che l’ex Repubblica Jugoslava si chiamasse come una sua regione interna. Dopo la conclusione dell’accordo, la Grecia ha fatto la sua parte, e l’11 luglio la NATO ha ufficialmente invitato Skopje ad avviare i colloqui di adesione che, qualora andassero a buon fine, la renderebbero il trentesimo paese membro dell’Alleanza. Questa prospettiva allarma la Russia, che vede l’espansione della NATO verso oriente come una minaccia alla sua sicurezza nazionale. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, sono state quattro le ondate con cui la NATO si è allargata ad est, aggiungendo tra le sue fila soprattutto Paesi precedentemente appartenenti alla sfera di influenza sovietica, molti dei quali sono ex membri del Patto di Varsavia, alleanza militare fondata dall’URSS nel 1949 proprio in difesa dalla NATO.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.