Libia: militanti legati all’ISIS attaccano una stazione di polizia

Pubblicato il 25 luglio 2018 alle 12:25 in Africa Libia

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Uomini armati legati all’ISIS hanno attaccato un check-point della polizia presso El Agheila, a circa 120 km dalla città di Ajdabiya, nella Libia orientale, uccidendo 2 agenti e incendiando diversi veicoli per fuggire, martedì 24 luglio. L’ospedale di Emhemed Megaryef, situato ad Ajdabiya, ha reso noto di aver ricevuto altri 3 poliziotti feriti. Un ufficiale di polizia, Ahmed al-Gabuely, ha riferito che i terroristi hanno tagliato la gola a una delle vittime, mentre l’altra è morta nello scontro a fuoco.

Secondo quando riportato dal capo della stazione di polizia, Muftah Rahil, gli assalitori hanno issato la bandiera dell’ISIS sopra la struttura prima di fuggire. Le forze del generale Khalifa Haftar, capo dell’esercito nazionale libico (LNA) e uomo forte del governo di Tobruk, hanno seguito i terroristi, scontrandosi con loro nell’area di Jafr. Durante l’offensiva alcuni militanti hanno perso la vita, mentre altri sono stati feriti, anche se non è stato riportato il numero preciso. Rahil ha riferito che sono stati altresì sequestrati alcuni loro veicoli.

Negli ultimi mesi, i militanti dello Stato Islamico hanno attaccato diversi posti di blocco nelle aree desertiche che circondano la mezzaluna petrolifera, nella parte orientale del Paese. Il 9 marzo scorso, un attentato ad un checkpoint nella città di Ajdabiya, aveva causato la morte di 3 soldati appartenenti alle forze del generale Haftar. Successivamente, il 30 marzo, un’autobomba aveva provocato la morte di 6 persone presso un altro checkpoint, nella stessa area. E ancora, la mattina di mercoledì 2 maggio, un attentatore suicida e altri terroristi avevano attaccato l’Alta Commissione elettorale a Tripoli, uccidendo, secondo alcune stime, almeno 13 persone. L’8 maggio, un’autobomba è esplosa presso un posto di blocco a 70 km da Ras Lanuf, uno dei principali porti petroliferi della Libia orientale. L’attacco suicida, in seguito rivendicato da militanti dello Stato Islamico, ha provocato la morte di 2 persone e 4 feriti. Infine, il 24 maggio, un’autobomba è esplosa in una strada trafficata situata dietro l’hotel Tibesti, nel centro di Bengasi, importante città della Libia orientale che affaccia sul Mediterraneo, uccidendo almeno 7 persone e ferendone 10.

La presenza sul territorio libico di forze militari appartenenti allo Stato Islamico è stata ripetutamente confermata nel corso degli ultimi due anni. Già nel dicembre del 2017, il coordinatore dell’antiterrorismo dell’Unione Europea, Gilles de Kerchove, aveva dichiarato che, nonostante l’ISIS fosse stato sconfitto a livello territoriale in Siria e in Iraq, sarebbe potuto rinascere in Paesi caratterizzati da “governi deboli”, come la Libia. Successivamente, il 28 settembre 2017, l’ufficio del Procuratore Generale libico, Sadiq Al-Sour, aveva riferito che centinaia di militanti dello Stato Islamico si erano riorganizzati in un “esercito del deserto” vicino a Sirte, dopo la liberazione della città, avvenuta il 5 dicembre 2015. La notizia era poi stata confermata, il 3 dicembre del 2017, dal capo dell’Activation Committe of Security Services di Sirte, Zarouk Asuiti, il quale aveva annunciato che l’ISIS si stava riunendo nel sud della città.

Da quando il regime del dittatore libico Muammar Gheddafi è stato rovesciato dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia, nell’ottobre del 2011, la Libia non ha mai compiuto una transizione democratica. Ancora oggi, il potere politico è diviso in due governo. Il primo ha sede a Tripoli, è guidato dal premier Fayez Serraj, ed è sostenuto dall’Onu e dall’Italia. Il secondo ha sede a Tobruk ed è sostenuto da Russia ed Egitto. I trafficanti di esseri umani, ormai da anni, si approfittano di tale situazione di instabilità politica ed economica, con il risultato che i migranti sono vittima di abusi continui, venendo catturati per poi essere costretti ai lavori forzati. La mancanza di una solida unità politica comporta altresì che i confini libici siano scarsamente controllati, permettendo non solo il passaggio dei flussi migratori gestiti dai trafficanti, ma anche di gruppi criminali e terroristici.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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