ISIS rivendica sparatoria di Toronto

Pubblicato il 25 luglio 2018 alle 18:01 in USA e Canada

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L’ISIS ha rivendicato l’attacco di Toronto della sera di domenica 22 luglio, quando un uomo armato di pistola ha aperto il fuoco in Danforth Ave, nel quartiere di Greektown, situato nella periferia della città, ferendo almeno 14 persone e uccidendo una donna. Durante la sparatoria è rimasto ucciso anche l’attentatore, il 29 enne Faisal Hussain che, secondo fonti non confermate, sarebbe di origini pakistane. Mercoledì 25 luglio, l’ISIS ha pubblicato un comunicato sulla propria agenzia di stampa, Amaq News Agency, rendendo noto che l’attentatore era “uno ei soldati dello Stato Islamico che ha compiuto l’azione in risposta alla chiamata di colpire i Paesi stranieri che fanno parte della coalizione internazionale a guida americana” che bombarda i militanti in Siria e in Iraq.

Ad avviso degli investigatori canadesi non persiste alcun rischio di sicurezza nonostante l’attacco del 22 luglio. Inoltre, già in passato, l’ISIS ha reclamato attentati anche quando non esisteva alcun link tra l’attenattore e l’organizzazione terroristica. Al momento non è ancora chiaro se Faisal Hussein avesse qualsiasi tipo di contato con il gruppo. La sua famiglia ha condannato le “azioni orrende” commesse dal 29enne, riferendo che soffriva di problemi psichici da tutta la vita.

Il sindaco di Toronto, John Tory, ha definito la sparatoria “un evidente problema di armi” che persiste nella città canadese. Il Canada ha revisionato le proprie leggi sul controllo delle armi dopo la peggiore sparatoria di massa avvenuta nel Paese, nel 1989, quando Marc Lepine uccise 14 donne e sé stesso al college Ecole Polytechnique di Montreal. Ad oggi, in Canada è illegale possedere una pistola non registrata o qualsiasi tipo di arma a fuoco. La detenzione di tali armi richiede anche una formazione, una valutazione del rischio personale, due referenze, una notifica del coniugato e dei suoi precedenti penali.

La sparatoria della scorsa settimana si è verificata a soli tre mesi di distanza da quando, il 23 aprile scorso, il 25enne Alek Minassian si è scagliato alla guida di un furgone incontro alcuni pedoni nella zona settentrionale di Toronto, uccidendo 10 e ferendone 14. Il giorno precedente l’attentatore aveva giurato fedeltà all’incel, un movimento misogino che si batte per il “celibato involontario”.

Dal 2014 a oggi, si ricordano i seguenti incidenti terroristici:

  • Il 20 giugno 2014, la polizia del Quebec ha ucciso Martin Couture-Rouleau dopo che quest’ultimo aveva minacciato un agente con un coltello. L’uomo aveva tentato di lasciare il Canada per recarsi in Medio Oriente, ma gli era stato impedito;
  • Il 22 ottobre 2014, la polizia ha ucciso Michael Zehaf-Bibeau, dopo che aveva ucciso un soldato canadese, Nathan Cirillo, presso il National War Memorial;
  • Il 10 agosto 2016, le forze di sicurezza hanno eliminato un sospettato, chiamato Aaron driver Strathroy, dopo che aveva diffuso un video in cui affermava di aver costruito un ordigno rudimentale da far esplodere. La bomba è scoppiata su un taxi e, subito dopo, la polizia ha ucciso l’attentatore;
  • Il 29 gennaio 2017, 6 uomini sono stati uccisi, mentre altri sono stati feriti, nel corso di una sparatoria in una moschea di Quebec City. Il 27enne Alexandre Bissonette, accusato di omicidio, sta scontando una pena di 6 anni. Il premier Justin Trudeau ha definito l’accaduto “un attacco terroristico”;
  • Il 3 giugno 2017, la 32enne Rehab Dughmosh, nell’area di Toronto, ha attaccato diverse persone minacciandole con un coltello, presso un negozio di pneumatici. È in attesa di essere processata.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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