Egitto: uccisi 13 sospetti jihadisti nel Sinai del Nord

Pubblicato il 25 luglio 2018 alle 9:15 in Africa Egitto

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Le forze di sicurezza egiziane hanno ucciso 13 sospetti terroristi in uno scontro a fuoco ad al-Arish, capitale della provincia del Sinai del Nord. Secondo quanto riportato da Reuters, i militanti hanno iniziato a sparare contro gli agenti egiziani di fronte ad una casa in costruzione ad al-Arish, che stavano utilizzando come nascondiglio. Sul luogo dello scontro sono state rinvenute armi e munizioni. Nessuno dei membri delle forze di sicurezza presenti è rimasto ferito o ucciso.  

Più di 200 sospetti jihadisti e almeno 35 soldati sono morti da quando l’Egitto ha lanciato, il 9 febbraio, l’operazione Comprehensive Operation – Sinai 2018, volta a liberare la penisola dai militanti islamisti, i quali hanno dato il via alla loro insurrezione nella regione dopo che l’esercito egiziano aveva rovesciato il presidente islamista Mohamed Morsi, il 3 luglio 2013, in seguito a proteste di massa contro il suo governo. Tuttavia, l’insediamento degli islamisti nel Sinai risale al 2011 quando, in seguito al rovesciamento del presidente egiziano Hosni Mubarak, centinaia di islamisti tornarono in patria dall’Afghanistan, stabilendosi nella Penisola. Dal 2012 al 2015, nell’area, si sono verificati oltre 400 attacchi contro gli agenti delle forze di sicurezza locali. Nel Sinai è particolarmente attivo un gruppo terroristico affiliato allo Stato Islamico, che si autodefinisce “Stato del Sinai”.

Già il 29 novembre 2017, il presidente Abdel Fattah al-Sisi aveva ordinato al proprio esercito di utilizzare tutta la forza necessaria per rendere sicura la penisola del Sinai entro i successivi 3 mesi. In tale contesto, il presidente aveva altresì valutato la possibilità di armare le tribù beduine che vivono nella penisola e che desideravano avere un ruolo attivo nella lotta al terrorismo. Tale decisione presidenziale aveva fatto seguito a un attacco terroristico a una moschea della regione che, 24 novembre 2017, aveva provocato la morte di 305 persone e il ferimento di altre 109, diventando di fatto l’aggressione più letale nel Paese più densamente popolato del mondo arabo.

L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha accusato l’Egitto di compiere demolizioni di case, aziende e fattorie nel Sinai nel corso della sua campagna contro i terroristi, provocando gravi conseguenze per la popolazione locale.

In Egitto è in vigore lo stato di emergenza dal 10 aprile 2017. Il 2 gennaio scorso, il presidente egiziano, ha esteso tale misura per il periodo di 3 mesi, a causa del persistere della situazione di instabilità nel territorio. Inizialmente, Al-Sisi aveva imposto lo stato di emergenza nel Sinai del Nord il 25 ottobre 2014, dopo una serie di attacchi terroristici nella regione, che avevano causato la morte di 26 militari egiziani. Successivamente, il 10 aprile 2017, il presidente egiziano aveva esteso tale condizione a tutto il Paese, dopo l’uccisione di 47 persone negli attentati contro due chiese copte durante le celebrazioni religiose della domenica delle Palme. Il 15 aprile 2018, al-Sisi ha esteso di altri 3 mesi lo stato di emergenza nel Paese.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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