Trump minaccia revoca accesso a materiale top secret a ex funzionari critici

Pubblicato il 24 luglio 2018 alle 12:14 in USA e Canada

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La Casa Bianca minaccia di revocare i “security clearances”, i nulla osta per la sicurezza, che consentono l’accesso a informazioni e materiale top secret, a 6 ex funzionari americani che hanno criticato i contatti con la Russia del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Lo ha dichiarato, lunedì 23 luglio, la portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, che ha spiegato che nel mirino dell’eventuale misura finirebbero gli ex funzionari dell’intelligence e delle forze dell’ordine statunitensi che hanno “politicizzato e, in alcuni casi, monetizzato il loro servizio pubblico e i loro nulla osta per la sicurezza, formulando accuse infondate di contatti impropri con la Russia”.

I funzionari coinvolti sarebbero John Brennan, direttore della CIA sotto l’amministrazione Obama, James Comey, direttore dell’FBI tra il 2013 e il 2017, James Clapper, direttore della National Intelligence tra il 2010 e il 2017, Michael Hayden, direttore della CIA e della National Security Agency, rispettivamente tra il 2006 e il 2009 e tra il 1999 e il 2005, Susan Rice, consigliere per la sicurezza nazionale di Obama, e Andrew McCabe, vicedirettore dell’FBI tra il 2016 e il 2018.

Tra di loro, nello specifico, John Brennan si è rivelato particolarmente critico rispetto all’esito del vertice fra Trump e il suo omologo russo, Vladimir Putin, che si è tenuto a Helsinki, il 16 luglio. In seguito all’incontro con il leader del Cremlino, Trump aveva dichiarato di non vedere perché la Russia dovesse essere ritenuta responsabile dell’ingerenza nelle elezioni presidenziali americane del 2016, screditando, di fatto, con tale affermazione, le agenzie di intelligence statunitensi, le cui indagini hanno concluso che Mosca ha interferito nelle elezioni americane. Trump ha in seguito fatto marcia indietro sulla sua dichiarazione, spiegando che si era trattato di un equivoco e che, al contrario, non vedeva perché la Russia non dovesse essere considerata responsabile dell’intromissione nelle presidenziali del 2016. Tra la prima e la seconda dichiarazione, tuttavia, Brennan non ha esitato a definire le affermazioni del presidente americano “niente meno che un tradimento”.

James Comey, da parte sua, dopo essere stato licenziato da Trump dal vertice dell’FBI, ne è diventato un critico di rilievo, arrivando a definirlo “moralmente inadatto ad essere presidente”

Alle parole di Brennan, peraltro, la Sanders ha fatto esplicitamente riferimento per spiegare le ragioni per le quali Trump sta “esplorando i meccanismi” idonei a revocare i nulla osta per la sicurezza, negando, invece, la presunta volontà del presidente americano di punire, con tale misura, gli ex funzionari critici nei suoi confronti.

La minaccia del leader della Casa Bianca ha immediatamente insospettito e attirato ulteriori critiche da parte di quanti ritengono che Trump stia abusando del suo potere e abbia intenzione di soffocare, con tale mossa, il dissenso, politicizzando la questione dei security clearances in modo “meschino e senza precedenti”. “Una lista di nemici è brutta, antidemocratica e antiamericana”, ha dichiarato il deputato democratico, Adam Schiff.

Critiche non sono mancate neppure da parte dei funzionari che dalla misura di Trump sarebbero colpiti. Fra di loro, mentre Michael Hayden ha dichiarato di essere rimasto senza parole, James Clapper ha definito la revoca dei nulla osta per la sicurezza “solo una cosa molto, molto meschina da fare”. L’ex direttore della National Intelligence, inoltre, ha messo in guardia sul fatto che, sebbene il presidente possa “sospendere o revocare i nulla osta come ritiene opportuno”, nel rispetto del processo formale previsto, un’eventuale revoca per ragioni politiche rappresenterebbe “un terribile precedente” e “un abuso del sistema”. Al fianco di Trump, invece, si è schierato il senatore repubblicano, Rand Paul, che ha informato di aver incontrato il presidente americano il 23 luglio e di avergli chiesto di revocare il nulla osta per la sicurezza di Brennan.

In tale contesto, peraltro, le preoccupazioni sono anche di altra natura. Molti ex funzionari degli Stati Uniti mantengono i loro nulla osta per la sicurezza anche dopo aver lasciato il servizio perché continuano a svolgere un’attività di consulenza per le loro agenzie o perché si tratta di una condizione di impiego in quanto consulenti governativi. Revocare i nulla osta rappresenterebbe un richiamo pubblico di questi funzionari e rescinderebbe legami utili all’interno della comunità di intelligence. “I nulla osta sono revocati per violazioni della sicurezza, di solito in seguito ad un’indagine”, ha spiegato su Twitter l’ex vicedirettore della CIA, John McLaughlin, che ha aggiunto che, poiché i funzionari coinvolti non hanno diffuso pubblicamente informazioni riservate, “sarebbe una punizione politica che viola il primo emendamento”, tutelante la libertà di parola, revocare loro i nulla osta. “È qualcosa che farebbe Putin”, ha concluso McLaughlin.

Per il momento, tuttavia, né la CIA né l’ufficio del direttore della National Intelligence hanno rilasciato commenti ufficiali.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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