Casabiancologia: grazie a Trump nasce una nuova scienza

Pubblicato il 24 luglio 2018 alle 13:09 in Il commento

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Dev’esserci qualcosa di grande dietro la strategia di Trump nei confronti di Putin. Occorre infatti avere una concezione molto alta della propria missione politica per fronteggiare un attacco così grande, incessante e pervasivo. A leggere la stampa americana si resta impressionati. Dopo il vertice in Finlandia con Putin, Trump è stato accusato di essere un “traditore” e qualcuno ha addirittura ipotizzato di processarlo per alto tradimento. Il tradimento consisterebbe nell’essersi messo d’accordo con Putin per minare le fondamenta della democrazia americana. Max Boot e Thomas Friedman, tra le firme più autorevoli del “Washington Post” e del “New York Times”, sono scatenati. Ancora più duri, se possibile, sono stati gli assalti che Trump ha subito dai capi del suo stesso partito, i quali hanno affermato di provare una vergogna infinita per il modo in cui si è posto verso Putin. John McCain, senatore dell’Arizona, tra i più noti e influenti esponenti del partito repubblicano, ha detto, testualmente, che la deferenza di Trump verso Putin “è stato uno degli spettacoli più vergognosi da parte di un presidente americano che la memoria ricordi”, oltre che “un tragico errore”. Anziché indietreggiare, Trump ha invitato Putin alla Casa Bianca in autunno. Dev’esserci qualcosa di grande dietro la strategia di Trump nei confronti di Putin perché nessun uomo politico metterebbe a repentaglio la propria rielezione avanzando contro tutti. Il problema è che una simile strategia non è facile da decifrare perché Trump ha reso i processi decisionali della Casa Bianca opachi. È una caratteristica che condivide con Putin. Le decisioni prese in seno al Cremlino sono note a Putin e a pochi fedelissimi, al punto che devono essere decifrate dai “cremlinologi” ovvero esperti di interpretazioni del governo russo. Trump ha voluto che l’incontro con Putin ad Helsinki si svolgesse secondo uno stile “cremlinista”, creando il bisogno di un nuovo tipo di analista: il “casabiancologo”.

Il capo della Casa Bianca ha deciso di parlare con il capo del Cremlino senza testimoni, fatta eccezione per Marina Gross, interprete di altissimo livello, intorno alla quale sta montando una bufera politica. Essendo l’unica testimone americana di ciò che Trump e Putin si sono detti, settori crescenti del Congresso chiedono che testimoni davanti a una commissione.

È ipotizzabile che Trump non abbia voluto testimoni per tre ragioni. La prima è che abbia stretto alcuni accordi con Putin che riguardano anche l’Unione Europea. Accordi che, se rivelati, potrebbero portare a una rottura con Berlino e Parigi e a una grave crisi in seno alla Nato. Trump potrebbe avere fatto concessioni a Putin sulla Crimea e sulla Siria. In questo caso, fare “concessioni” significherebbe fare ciò che Putin chiede e cioè riconoscere l’annessione della Crimea e lasciare che la Siria torni sotto il controllo della Russia, salvo alcuni accorgimenti per salvaguardare Israele dall’avanzata dell’Iran in quel Paese martoriato. La seconda ragione, per cui Trump non ha voluto testimoni, è che abbia condiviso una strategia con Putin per contenere la Cina. La Russia è una potenza declinante, mentre la Cina è una potenza ascendente. Trump, confortato dai migliori studiosi americani, tra cui Graham Allison, professore ad Harvard e autore dell’ottimo libro Destined for War? (Houghton Mifflin Harcourt, 2017), ritiene che, tra cinquant’anni, la Russia sarà molto più debole e la Cina molto più forte. Trump vuole allearsi con la potenza declinante (la Russia) per contenere quella ascendente (la Cina). Tuttavia, non sembra avveduto allearsi con la Russia perdendo il rapporto strategico con l’Unione Europea e la guida della Nato. Vorremmo notare che è pressoché impossibile contenere la Cina, se l’Unione Europea, il più grande mercato del mondo, aprirà le sue porte a Pechino. La terza ragione, che ha spinto Trump a parlare in segreto con Putin, dovrebbe essere la Corea del Nord. La Siria e la Crimea non rappresentano minacce esistenziali per la sicurezza americana, ma sono tali per la Russia. Di contro, la Corea del Nord non costituisce una minaccia esistenziale per la Russia, ma lo è per gli Stati Uniti. Il governo di Giuseppe Conte, che opera per il miglioramento delle relazioni tra Russia e Stati Uniti, rimarrà con il fiato sospeso ancora per poco. Tutto diventerà più chiaro nei prossimi mesi. Nel frattempo, urgono schiere di “casabiancologi”.

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Articolo apparso sul “Messaggero”, lunedì 23 luglio 2018.

di Alessandro Orsini

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