L’Ucraina convoca l’ambasciatore italiano in seguito alle dichiarazioni di Salvini

Pubblicato il 23 luglio 2018 alle 20:05 in Italia Ucraina

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L’ambasciatore italiano a Kiev, Davide La Cecilia, è stato convocato presso il Ministero degli Esteri ucraino per via delle dichiarazioni rilasciate dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in un’intervista pubblicata sul Washington Post il 19 luglio. In seguito ad alcune domande riguardo all’abolizione delle sanzioni imposte alla Russia, che Salvini vorrebbe abolire per via dei loro effetti negativi sulle esportazioni italiane, è stato chiesto al ministro dell’Interno se credesse che la Russia avesse avuto il diritto di annettere la Crimea. Per tutta risposta, Salvini ha ricordato che “c’è stato un referendum, ed il 90% delle persone ha votato per il ritorno della Crimea alla Federazione Russa”. L’intervistatrice, Lally Weymouth, che poco prima aveva definito la consultazione “un falso referendum”, ha a quel punto fatto allusioni riguardanti la presenza militare russa nella regione durante il suo svolgimento. La risposta di Salvini è stata secca: “Lo compari alla finta rivoluzione in Ucraina, che è stata una pseudo-rivoluzione finanziata da potenze straniere, simile alle rivoluzioni della Primavera Araba”. Il ministro dell’Interno ha inoltre aggiunto che “ci sono alcune zone storicamente russe, di cultura e tradizioni russe, che appartengono legittimamente alla Federazione Russa”.

Il viceministro degli Esteri ucraino, Olena Zerkal, ha risposto definendo le parole di Salvini “non fondate su fatti reali e in contraddizione con principi e norme riconosciute dal diritto internazionale”, come si può leggere sul sito web di RT. Il viceministro Zerkhal ha inoltre annunciato alla televisione locale che lunedì 23 luglio avrebbe incontrato l’ambasciatore italiano proprio per discutere di queste affermazioni, aggiungendo però che egli “non può rispondere per le parole dei suoi politici, soprattutto se si considera che quel politico è stato in Crimea ed è appena tornato da Mosca, dove, stando alle nostre informazioni, ha incontrato Putin”, come riporta il Kiyv Post.

Le affermazioni di Salvini hanno generato delle reazioni anche all’interno del Parlamento italiano. Come riportato dall’ agenzia Ansa, il 21 luglio, il capogruppo del PD alla Camera, Graziano Delrio, ha messo in luce le implicazioni che le sue parole avranno per la linea politica del nostro Paese “perché smentiscono la posizione italiana, fatta propria anche dal governo Conte in tutte le sedi internazionali”.

La rivoluzione ucraina ha avuto luogo nel febbraio 2014, ma le prime proteste erano iniziate nel novembre 2013, quando l’allora presidente Viktor Janukovyč, durante il vertice di Vilnius, decise di non firmare l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea, preferendo una cooperazione più stretta con la Russia. L’esito della rivoluzione fu la cacciata di Janukovyč il 22 febbraio 2014, quando la presidenza venne affidata a Oleksandr Turchynov. In seguito a questi eventi, l’11 marzo dello stesso anno, la Repubblica di Crimea dichiarò unilateralmente l’indipendenza e il 16 marzo 2014 venne svolto il referendum sulla sua autodeterminazione, durante il quale il 96,32% degli elettori della Crimea e il 95,6% di quelli della città autonoma di Sebastopoli si è espresso in favore di una riunificazione con la Russia. L’Unione Europea, lo stesso giorno, in una dichiarazione congiunta dei presidenti del Consiglio e della Commissione definì la consultazione illegale e illegittima, in quanto contraria al diritto internazionale, chiedendo inoltre alla Russia di “riportare le proprie forze armate alla quantità precedente alla crisi e nelle aree di stazionamento permanente, conformemente agli accordi rilevanti”.  Il 18 marzo 2014 è stato firmato al Cremlino il Trattato tra la Federazione Russa e la Repubblica di Crimea sull’Adesione alla Federazione Russa, che è stato ratificato dalla Duma il 20 marzo 2014.

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di Redazione

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