al-Sisi: indiscrezioni e notizie false sono la causa dell’instabilità dei Paesi arabi

Pubblicato il 23 luglio 2018 alle 12:41 in Africa Egitto

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, sostiene che le rivoluzioni ed i problemi interni ai Paesi arabi, incluso l’Egitto, siano scaturiti da quello che ha definito “una raffica di indiscrezioni volte a generare instabilità”.

Tale dichiarazione è stata rilasciata dal leader egiziano in occasione della cerimonia per la consegna dei diplomi presso l’accademia militare del Cairo, domenica 22 luglio. Nello specifico, al-Sisi ha reso noto che il proprio governo è stato oggetto di 21.000 notizie false in soli tre mesi. “Il vero pericolo all’implosione dei Paesi arabi sono i pettegolezzi, gli atti di terrorismo, la perdita di speranze e la sensazione di frustrazione. Tutto ciò crea una rete distruttiva che ha un preciso obiettivo: affossare il Paese”, ha dichiarato al-Sisi alla platea, aggiungendo che tutti gli Stati devono prestare attenzione a ciò che viene diffuso contro i propri governi. Mentre il presidente egiziano ha affermato di comprendere il peso della situazione economica che grava sui cittadini del Paese nordafricano, ha dichiarato che niente può giustificare ciò che causa il caos.

Il governo di al-Sisi è stato oggetto di diverse critiche da parte della popolazione in merito all’aumento dei prezzi del carburante, dell’elettricità e dei trasporti pubblici. Tali misure fanno parte di un pacchetto di riforme, appoggiato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), per cercare di stabilizzare l’economia egiziana, la quale vacilla dal 2011, anno della rivolta egiziana, che provocò un periodo di forte instabilità generale. Da quando un golpe ha rovesciato, il 3 luglio 2013, l’ex presidente islamista Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, le autorità hanno altresì attuato una dura campagna di repressione contro il dissenso. Secondo diversi gruppi umanitari, la repressione dell’esercito contro i sostenitori di Morsi ha provocato la morte di oltre 1.400 persone. Circa 22.000 sono state arrestate e almeno 200 di queste sono state condannate a morte in processi di massa.

Al-Sisi ha iniziato il suo secondo mandato quadriennale dopo aver ricevuto più del 97% dei voti alle elezioni presidenziali tenutesi dal 26 al 28 marzo 2018. I suoi maggiori critici lo accusano di aver represso qualsiasi forma di opposizione, imprigionando migliaia di persone, tra cui islamisti ma anche liberali contrari alle sue politiche.  Da parte loro, i sostenitori di al-Sisi riferiscono che le misure repressive sono state necessarie a riportare la stabilità in Egitto, Paese più popoloso del mondo arabo, salvandolo dall’anarchia e dalla distruzione come, invece, è accaduto in Siria e in Libia.

Durante la cerimonia di domenica 22 luglio, erano presenti anche ufficiali dell’esercito, tra cui l’ex capo maresciallo di campo Mohamed Hussein Tantawi. Al-Sisi ha altresì lodato i militari che rovesciarono la monarchia nel 1952, atto conosciuto con il nome di “Rivoluzione dei 23 luglio”, insieme agli ex presidenti Mohammed Naguib, Gamal Abdel Nasser e Anwar Sadat. Il 16 luglio scorso, il Parlamento egiziano ha approvato una legge che conferisce l’immunità agli alti ufficiali militari accusati di aver commesso reati durante le violenze esplose in seguito alla cacciata dell’ex presidente islamista Mohammad Morsi, il 3 luglio 2013. La legge conferisce ad al-Sisi anche il diritto di nominare gli agenti che possono ottenere l’immunità dalle indagini sui presunti reati commessi mentre la Costituzione era stata sospesa, tra il rovesciamento di Morsi e la riconvocazione del Parlamento, avvenuta il 10 gennaio 2016.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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