Siria: inizia l’evacuazione dei ribelli da Quneitra

Pubblicato il 21 luglio 2018 alle 11:04 in Medio Oriente Siria

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L’evacuazione avviene in concomitanza alla richiesta, avanzata dall’Onu, di creare un passaggio sicuro per i circa 140mila civili sfollati a causa dei recenti combattimenti nella Siria sud-occidentale.

I ribelli situati nella provincia siriana sud-occidentale di Quneitra hanno iniziato a lasciare l’area dopo essersi arresi davanti all’incalzare dell’offensiva governativa in prossimità della frontiera con Israele; a riferirlo sono stati, venerdì 20 luglio, i media siriani. Nel pomeriggio di venerdì, un convoglio di pullman ha trasportato la prima ondata di ribelli e le loro famiglie, insieme a svariati civili, verso il territorio a nord che è ancora in mano alle forze di opposizione; lì si stima ci siano oltre 1 milione di altri sfollati causati dai sette anni della guerra civile siriana, iniziata il 15 marzo 2011. L’emittente televisiva nazionale siriana al-Ikhbariya ha mandato in onda riprese di venerdì in cui alcuni combattenti si imbarcavano sui pullman nel villaggio di Um Batina, nella provincia di Quneitra, che confina con le alture del Golan, il territorio occupato da Israele. Anche il canale mediatico filo-governativo Central Military ha reso noto di aver documentato 50 pullman pronti per trasportare i ribelli nella provincia settentrionale di Idlib. Inoltre, un servizio di news gestito dal gruppo libanese paramilitare Hezbollah, che è attivamente impegnato a fianco di Assad, ha confermato che i pullman con sopra i ribelli hanno lasciato la città di al-Quneitra dirigendosi a nord. L’evacuazione dei dissidenti è stata registrata anche dai corrispondenti di Anadolu Agency, mentre l’agenzia di stampa Reuters, tramite alcuni inviati appostati sulle alture del Golan, ha confermato movimenti di persone fuori dal villaggio di al-Qahtaniya, vicino a Quneitra. Al-Ikhbariya ha altresì reso noto che un secondo convoglio di pullman si sta preparando a partire da Quneitra con la seconda ondata di ribelli.

La resa dei dissidenti a Quneitra, in linea con un accordo sugellato tra i ribelli e le forze governative, grazie alla mediazione russa, segna una grande vittoria per il presidente Assad, le cui truppe sono prossime a riconquistare l’intera regione meridionale della Siria. In base ai media statali, il patto stipula la partenza dei “terroristi” (nome con cui vengono designati tanto i membri dei gruppi terroristici quali l’ISIS quanto i ribelli che si oppongono al regime di Assad) verso la provincia di Idlib, e permette a chi lo desideri di rappacificarsi con le autorità e rimettersi in condizioni subordinate al potere di Assad.

I recenti sviluppi registratisi a Quineitra giungono nel medesimo giorno, venerdì 20 luglio, in cui l’Agenzia per i Rifugiati dell’Onu (UNHCR) ha esortato tutte le parti in causa a provvedere alla creazione di un “passaggio sicuro” per i circa 140mila civili siriani sfollati in seguito alle recenti violenze nella regione. L’Agenzia delle Nazioni Unite ha inoltre reso noto di essere pronta a discutere piani volti alla creazione di centri atti al rimpatrio dei rifugiati siriani, ma ha insistito affinché il ritorno sia tanto sicuro quanto effettuato su base volontaria dai suddetti sfollati. Si stima che 13mila rifugiati siriani siano ritornati in patria dai Paesi nel primo semestre del 2018, e oltre a loro anche circa 750mila sfollati interni. A renderlo noto è stato il portavoce della UNHCR, Andrej Mahecic, durante una conferenza stampa a Ginevra.

L’offensiva avviata dall’esercito siriano nel giugno 2018 è riuscita a far riconquistare al presidente Assad gran parte delle provincie meridionali di Deraa e Quneitra, le quali si trovavano sotto il controllo dei ribelli. Con l’aiuto della Russia, che bombardava la regione via cielo, l’opposizione è infine stata costretta alla resa.

Dal marzo del 2011, la guerra civile in Siria ha causato circa 465mila vittime, oltre un milione di feriti e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondente alla metà della popolazione pre-guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni. Il Ghouta orientale, l’area a est della capitale Damasco, è stata al centro dell’offensiva delle forze del presidente Bashar al-Assad, ad aprile 2018, la quale ha causato circa mille morti, di cui 215 bambini e 145 donne. Il 12 aprile, l’intera l’enclave detenuta dai ribelli è stata presa dall’esercito siriano e dalle pattuglie della polizia militare russa, dopo che i gruppi d’opposizione avevano accettato di evacuare la zona. Nel nord della Siria, nell’enclave curda di Afrin, sono schierate alcune truppe turche e ribelli siriani alleati pronti a confrontare la milizia curda sostenuta dagli Stati Uniti. Le forze alleate hanno attualmente in mano la città di Afrin, mentre i curdi controllano Raqqa, Qamishli e Hasakah. Le fazioni ribelli hanno recentemente perso il controllo della città di Daraa e alcune aree ad est e ad ovest, riconquistate dalle forze del presidente Assad. Il gruppo anti-regime controlla dunque sempre meno aree lungo il confine con la Giordania e presso le alture del Golan, occupate da Israele.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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