Trump: nuovo equivoco sull’ingerenza della Russia

Pubblicato il 19 luglio 2018 alle 13:32 in Russia USA e Canada

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Nel corso di una riunione del governo di mercoledì 18 luglio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha risposto “no” alla domanda se il Cremlino stia ancora prendendo di mira gli Stati Uniti e le loro elezioni, prima di invitare i giornalisti, con i quali stava avendo un breve colloquio, a lasciare la stanza. Qualche ora dopo, tuttavia, la Casa Bianca è intervenuta per chiarire che l’affermazione di Trump non era quella che poteva apparire in un primo momento. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Sanders, ha spiegato durante un news briefing che in realtà il presidente americano stava rispondendo “no” alle richieste dei giornalisti di rivolgergli ulteriori domande, senza però dare conto del fatto che, in seguito, Trump ha continuato a fare riferimento alla Russia.

La Sanders ha precisato che il presidente americano è invece convinto che Mosca possa cercare di colpire di nuovo le elezioni statunitensi e che la “minaccia esiste ancora”. La portavoce della Casa Bianca ha anche spiegato che la ragione per cui Trump ha ripetutamente evitato di condannare pubblicamente le azioni e la condotta del presidente russo, Vladimir Putin, è il suo tentativo di creare le condizioni migliori perché i due leader abbiano “l’opportunità” di lavorare insieme sulle questioni di interesse comune.

Durante quella stessa riunione di governo, d’altra parte, il leader della Casa Bianca ha aggiunto che ritiene di aver adottato un approccio più duro con la Russia e il suo presidente rispetto a qualsiasi altro presidente americano. Al riguardo, ha fatto riferimento alle sanzioni statunitensi e all’espulsione di presunte spie russe dagli Stati Uniti, spiegando ai giornalisti che Putin “lo capisce e non ne è felice”.

Le affermazioni fatte da Trump nel corso della riunione del 18 luglio lo mettono ancora una volta ai ferri corti con le agenzie di intelligence statunitensi. L’ex direttore della CIA, Michael Morell, ha affermato che “i Russi continuano a interferire nella nostra democrazia. In realtà, non si sono mai fermati”. Morell ha poi aggiunto che, con le sue “dichiarazioni inesatte”, Trump “sta mettendo a rischio la sicurezza nazionale” americana. Peraltro, già il 16 luglio, a Washington, il direttore della National Intelligence, Dan Coats, aveva ribadito che l’intelligence americana ritiene che Mosca abbia interferito nelle elezioni presidenziali statunitensi del 2016 e che porta avanti “continui e pervasivi sforzi per indebolire la nostra democrazia”. Tale dichiarazione era stata rilasciata per ribattere alle affermazioni fatte da Trump nel corso della conferenza stampa che ha seguito il vertice di Helsinki del 16 luglio fra i leader della casa Bianca e del Cremlino, vertice nel corso della quale aveva affermato di non vedere perché la Russia dovesse essere considerata responsabile dell’ingerenza nelle elezioni americane di due anni fa.

Il 17 luglio, tuttavia, Trump ha fatto marcia indietro, chiarendo di essersi spiegato male e di ritenere invece che la Russia potrebbe aver interferito con le elezioni presidenziali del 2016. In quell’occasione, il leader della Casa Bianca ha aggiunto di accettare le conclusioni delle agenzie di intelligence e di avervi piena fiducia, sostenendo tuttavia che i responsabili dell’ingerenza “potrebbero essere anche altre persone”. In un’intervista con CBS News di mercoledì 18 luglio, invece, Trump ha dichiarato di essere convinto che i Russi si sono intromessi nelle elezioni e di considerare Putin personalmente responsabile, in quanto “responsabile del suo Paese”.

 Il 18 luglio, tuttavia, su Twitter, Trump è tornato di nuovo, indirettamente, sui suoi buoni rapporti con il leader del Cremlino. “Alcuni odiano il fatto che io sia andato d’accordo con il presidente Putin della Russia. Preferirebbero andare in guerra piuttosto che vedere questo”, ha twittato Trump.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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