Siria: continuano i bombardamenti a sud del Paese

Pubblicato il 19 luglio 2018 alle 9:28 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, hanno bombardato Nawa, una città a sud ovest del Paese, uccidendo almeno 14 persone e ferendone oltre 100, tra il 17 e il 18 luglio. Gli attacchi hanno colpito anche l’unico ospedale della città, rendendolo non operativo e causando ulteriori vittime. Nawa, la quale ospita almeno 100.000 persone, è il più grande centro urbano ancora controllato dai ribelli nella provincia di Daraa. L’offensiva di mercoledì 18 luglio si è concentrata sui villaggi e le città che circondano il centro abitato in questione, rendendo le strade circostanti e la città stessa un campo minato.

I bombardamenti in questione sono parte dell’offensiva militare lanciata dal governo siriano il 19 giugno nella Siria sudoccidentale, la quale comprende le provincie di Daraa e Quneitra, rispettivamente vicine al confine con la Giordania e alla frontiera con le alture del Golan occupate da Israele. Martedì 17 luglio, si sono tenuti alcuni colloqui tra le forze del regime e i ribelli circa il destino di Nawa, tuttavia, in assenza di un punto di incontro, la città è stata attaccata, causando non solo vittime, ma anche una nuova ondata di sfollati. Secondo Stafanie Dekker, una reporter di Al Jazeera, gli attacchi aerei sarebbero stati almeno un centinaio e sarebbero stati diretti in aree molto vicine alle tende di siriani sfollati, radunati lungo il confine in accampamenti di fortuna.

Dal 19 giugno, i bombardamenti del regime hanno causato la morte di più di 160 civili e hanno costretto oltre 330.000 persone a lasciare le loro case. La corrente offensiva del presidente Bashar al-Assad è finalizzata ad ottenere il controllo dell’area strategica, conosciuta come il “triangolo della morte”, la quale collega la campagna meridionale di Damasco con le provincie di Daraa e Quneitra. Tale zona è un baluardo delle milizie ribelli sostenute dall’Iran, compreso il gruppo Hezbollah, ragion per cui lo Stato Ebraico è tanto interessato a mantenere le alture del Golan demilitarizzate e sotto il proprio controllo.

Oltre all’offensiva militare, il governo di Assad, il 6 luglio, con l’ausilio russo, ha stretto alcuni accordi di “riconciliazione” con diverse fazioni ribelli presenti nel sud della Siria. Essenzialmente, grazie ad una capitolazione negoziata, centinaia di combattenti anti-regime e le relative famiglie hanno iniziato a lasciare volontariamente numerose città, tra cui Daraa, il luogo di nascita della rivolta contro il regime siriano, per poi essere trasferiti verso aree nel nord del Paese. Attualmente, sarebbero circa 6.000 i ribelli parte dell’accordo per l’evacuazione, i quali sono in procinto di abbandonare alcune delle città a maggioranza sciita, tra cui al-Foua e Kefraya. Altri membri dell’opposizione appartenenti alla fazione di Hay’et Tahrir al-Sham, gruppo precedentemente legato ad al-Qaeda, e alcune forze sostenute dall’Iran hanno accettato di evacuare le zone di residenza, in cambio del rilascio di oltre 1.500 civili e ribelli dalle prigioni statali.

Dal marzo del 2011, la guerra civile in Siria ha causato circa 465.000 vittime, oltre un milione di feriti e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondente alla metà della popolazione pre-guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni. Il Ghouta orientale, l’area ad est della capitale, Damasco, è stata al centro dell’offensiva delle forze del presidente Bashar al-Assad, ad aprile 2018, in seguito alla quale ci sono stati circa 1.000 morti tra cui 215 bambini e 145 donne. Il 12 aprile, l’intera l’enclave detenuta dai ribelli è stata presa dall’esercito siriano e dalle pattuglie della polizia militare russa, dopo che i gruppi d’opposizione hanno accettato di evacuare la zona. Nel nord della Siria, più precisamente nell’enclave curda di Afrin, sono schierate alcune truppe turche e ribelli siriani alleati pronti a confrontare la milizia curda sostenuta dagli Stati Uniti. Le forze alleate hanno attualmente in mano la città di Afrin, mentre i curdi controllano Raqqa, Qamishli e Hasakah. Le fazioni ribelli hanno recentemente perso il controllo della città di Daraa e alcune aree ad est e ad ovest, riconquistate dalle forze del presidente Bashar al Assad. Il gruppo anti-regime controlla perciò sempre meno aree lungo il confine con la Giordania e presso le alture del Golan, occupate da Israele.

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Alice Bellante

di Redazione

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