Missione ONU in Libia: riportare gli sfollati a Bengasi

Pubblicato il 19 luglio 2018 alle 11:31 in Africa Libia

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La missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha riferito, mercoledì 18 luglio, che un gruppo di sfollati interni, attivisti, membri di organizzazioni della società civile e rappresentanti degli sfollati di Bengasi hanno partecipato a una riunione consultiva di 2 giorni a Tunisi per discutere del futuro processo di dialogo nel Paese.

Secondo la dichiarazione pubblicata sul sito dell’UNSMIL, sia la missione sia il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite hanno facilitato le consultazioni in vista del progetto “Verso una riconciliazione nazionale in Libia”, che agisce a sostegno delle iniziative di mediazione e degli sforzi per riportare la stabilità nel Paese. “L’incontro è stato il primo di una serie di consultazioni con varie parti interessate, nelle regioni orientali e occidentali, in merito al ritorno degli sfollati interni di Bengasi. Durante le discussioni, i partecipanti hanno individuato le principali cause di dislocamento”, ha osservato l’UNSMIL. Nella dichiarazione, la missione ha aggiunto che tutti i presenti hanno sottolineato l’importanza del diritto di ritornare a Bengasi in modo sicuro e dignitoso, della libertà di movimento, del diritto alla non discriminazione e del diritto a non essere privati dei propri beni.

“Dal maggio 2014, almeno 13.000 famiglie (ovvero all’incirca 100.000 persone) sono fuggite da Bengasi per spostarsi altrove, in Libia o all’estero. Molte si sono stabilite a Tripoli, Misurata e Zliten, mentre altre hanno lasciato il Paese. In pochi sono riusciti a fare ritorno alle loro case”, ha specificato la dichiarazione dell’UNSMIL. Da quando il generale libico Khalifa Haftar ha iniziato la sua operazione

Pochissime famiglie di sfollati, costrette a lasciare Bengasi nel maggio 2014 in coincidenza del lancio della cosiddetta Dignity Operation, intrapresa dall’esercito nazionale libico di Haftar (LNA) per cacciare i terroristi dall’area, sono tornate nella loro città. Molti sono stati rapiti o uccisi, spingendo il resto a fuggire ancora verso zone più sicure. Secondo quanto riportato dal quotidiano The Libya Observer, i lealisti di Haftar accuserebbero i giovani di Bengasi, le cui famiglie sono fuggite dalla città, di far parte di organizzazioni terroristiche e di opporsi al sedicente esercito del generale libico come pretesto per impossessarsi delle loro proprietà.

La Dignity Operation è un’operazione, lanciata nel maggio 2014 dal generale Khalifa Haftar, comandante militare e uomo forte del governo di Tobruk, con l’obiettivo di contrastare i combattenti dell’ISIS a Bengasi e nelle regioni orientali del Paese. Il Parlamento libico, ovvero la Camera dei Rappresentanti, ha nominato il generale comandante dell’esercito nazionale libico nel marzo 2015. Dopo un anno di scarsi progressi, nel febbraio 2016, l’LNA era riuscito ad allontanare i militanti islamisti da gran parte di Bengasi. La liberazione completa della città era stata però annunciata il 5 luglio 2017. Questo successo è stato seguito da ulteriori azioni militari che hanno allontanato i ribelli dalle loro principali roccaforti fino a confinarli nella città di Derna, liberata il 29 giugno 2018. Il terrorismo era giunto in Libia all’inizio del 2014, ma fu il 3 ottobre di quell’anno che un gruppo di miliziani libici dichiarò di aver aderito alla causa del califfato islamico e assicurato fedeltà all’ISIS.

Stanziato nella Libia orientale, l’esercito nazionale libico è una delle principali fazioni che hanno rivaleggiato per il potere dopo la morte di Muammar Gheddafi, avvenuta il 20 ottobre 2011. Sebbene non avesse ricoperto alcuna carica ufficiale ma si fregiasse del solo titolo onorifico di Guida e Comandante della Rivoluzione della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare Socialista, Gheddafi era stato la massima autorità della nazione ininterrottamente per 42 anni, da quando, il 1 settembre 1969, aveva rovesciato la monarchia con un colpo di stato militare. Già dal 15 febbraio 2011, in Libia era scoppiata una guerra civile, la quale si è poi inasprita in seguito alla morte di Gheddafi. A oggi, il Paese non è ancora riuscito ad effettuare una transizione democratica. Allo stato attuale, in Libia si sono affermati due governi opposti: il primo, riconosciuto dalla comunità internazionale, è stato creato dalle Nazioni Unite, con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, e si è insediato a Tripoli il 30 marzo 2016; il secondo, invece, controllato dal generale Haftar, ha come capitale Tobruk ed è sostenuto da Russia ed Egitto.

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Chiara Gentili

di Redazione

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