Iraq: 11 feriti a Kirkuk

Pubblicato il 19 luglio 2018 alle 14:32 in Iraq Medio Oriente

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Una serie di bombe al margine della strada e diversi colpi di mortaio hanno ferito 11 persone nella città petrolifera di Kirkuk, in Iraq, il 19 luglio. Secondo quanto riportato da un funzionario della polizia locale, gli esplosivi sarebbero detonati nei pressi del distretto commerciale della città. Non è ancora chiaro, tuttavia, chi ci sia dietro all’attacco.

Poche ore prima delle esplosioni, nella provincia di Kirkuk, le forze di sicurezza irachene avevano arrestato 3 sospetti militanti islamici, tra cui un funzionario dell’intelligence dello Stato Islamico. L’Iraq ha dichiarato la vittoria sull’ISIS il 9 dicembre 2017, tuttavia il gruppo continua a condurre attentati, sempre meno sporadici, e a gestire cellule dormienti nel Paese, in particolare nel nord, attorno alla seconda città irachena di Mosul. Negli ultimi mesi si sono verificate numerose azioni terroristiche nel Paese mediorientale, le quali hanno interessato i membri delle forze di sicurezza e le aree prevalentemente dominate dagli sciiti. Nel contesto della lotta contro le cellule dormienti dello Stato Islamico, martedì 17 aprile, il primo ministro iracheno e capo delle forze armate, Haider Al-Abadi, aveva annunciato l’inizio di una operazione della sicurezza, mirata a liberare le aree di Jazira e dell’alto Eufrate, situate nel governatorato di Al-Anbar, nel territorio occidentale del Paese. Precedentemente, il 10 aprile, il primo ministro aveva dichiarato di aver adottato le misure necessarie per difendere i confini con la Siria, sottolineando che lo Stato Islamico non sarebbe riuscito a conquistare di nuovo l’Iraq. 

La città di Kirkuk è uno dei centri urbani più eterogenei presenti nel Paese. Non a caso ospita arabi, curdi e turkmeni, le cui divisioni etniche e confessionali sono state accentuate dopo l’invasione guidata dagli Stati Uniti, il 20 marzo 2003. Non sorprende perciò che la regione di Kirkuk, ricca di petrolio, sia rivendicata non solo dai curdi, ma anche da Baghdad. I curdi avevano imposto il proprio controllo sulla città irachena il 12 giugno 2014, durante un’offensiva contro lo Stato Islamico nel nord del Paese. Tuttavia, nonostante nel corso dell’ottobre 2017 le autorità curde avessero schierato migliaia di Peshmerga vicino a Kirkuk per fronteggiare qualsiasi possibile minaccia da parte delle forze irachene, il 16 ottobre, le forze di Baghdad sono entrate nella città, costringendo i Peshmerga a ritirarsi dal territorio, all’interno di una missione militare, definita “l’operazione per imporre la sicurezza a Kirkuk”.

L’ondata di violenze tra gruppi armati e forze governative ha provocato oltre 5 milioni di sfollati all’interno dell’Iraq, lasciando inoltre più di 11 milioni di persone bisognose di assistenza umanitaria, secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari. Ulteriori disordini interni sono scoppiati nel Paese l’8 luglio, quando alcuni manifestanti iracheni hanno iniziato a protestare contro la corruzione, la disoccupazione, l’aumento del costo della vita e la mancanza di servizi pubblici basilari. Tuttavia, la situazione è degenerata, lo stesso giorno, dopo l’uccisione di un dimostrante da parte di un membro delle forze di sicurezza irachene a Basra. In seguito a ciò, i manifestanti hanno incendiato alcune gomme per bloccare le strade e hanno tentato di assaltare alcune istallazioni governative sempre nella provincia di Basra. Le forze dell’ordine hanno risposto agli attacchi sparando in aria, usando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Le proteste in corso nel sud dell’Iraq si sono diffuse in diverse aree del Paese, tra cui la provincia orientale di Diyala e le città meridionali di Nassiriya, Karbala, Najaf e Amarah.

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Alice Bellante

di Redazione

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