Etiopia-Eritrea: effettuato primo volo diretto dopo 20 anni

Pubblicato il 19 luglio 2018 alle 6:31 in Eritrea Etiopia

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La compagnia aerea Ethiopian Airlines ha condotto i primi voli diretti tra Addis Abeba e Asmara, ricollegando l’Etiopia e l’Eritrea dopo 20 anni di stallo militare e di mancato confronto politico. Il primo volo per Asmara è partito dall’aeroporto internazionale di Bole, mercoledì 18 luglio, dopo una cerimonia che ha inaugurato l’evento storico. “Questo giorno segna una svolta unica nella storia dell’Etiopia e dell’Eritrea”, ha dichiarato l’amministratore delegato della compagnia aerea, Tewolde GebreMariam, durante la cerimonia inaugurale.

L’imponente quantità di biglietti acquistati ha costretto il gigante dell’aviazione africana a operare 2 voli a una distanza di 15 minuti l’uno dall’altro. “Il fatto che abbiamo effettuato 2 voli quasi contemporaneamente dimostra l’entusiasmo della gente”, ha affermato GebreMariam. Un inviato di Al Jazeera English presente sul luogo ha riferito che la maggior parte dei passeggeri che si sono imbarcati sui voli erano persone separate dalle loro famiglie a causa della guerra. “Alla vigilia del conflitto, l’Etiopia aveva espulso più di 70.000 eritrei e l’Eritrea aveva fatto lo stesso, espellendo altre migliaia di persone dai suoi territori e creando separazioni all’interno delle famiglie”, ha specificato l’inviato.

La ripresa dei voli tra i due Paesi del Corno d’Africa è solo l’ultimo dei numerosi passi positivi che sono stati compiuti nelle ultime due settimane. Il 9 luglio, il primo ministro etiope Abiy Ahmed e il presidente eritreo Isaias Afwerki avevano firmato uno storico accordo di pace, ponendo ufficialmente fine allo “stato di guerra” tra le due nazioni. Poco dopo, il 16 luglio, il presidente Afwerki si era recato in Etiopia per presiedere alla riapertura dell’ambasciata d’Eritrea ad Addis Abeba.

L’Etiopia è diventata un Paese senza sbocco sul mare dal 24 maggio 1993, quando l’Eritrea si è costituita come Stato indipendente. 5 anni dopo, il 6 maggio 1998, i due vicini hanno cominciato una guerra per la demarcazione del loro confine condiviso. Anche negli anni successivi all’accordo di Algeri, siglato il 12 dicembre del 2000, periodici scontri si sono verificati in seguito al rifiuto dell’Etiopia di accettare la sentenza della Commissione per la delimitazione dei confini, sostenuta dall’ONU e istituita ad hoc. Tale sentenza aveva stabilito che la città di Badme, al confine tra i due Stati, dovesse essere ceduta all’Eritrea. Tuttavia, l’Etiopia si è sempre rifiutata di accettare questa condizione e le dispute di confine non sono mai cessate. Dal 1998, le violenze hanno causato la morte di circa 80.000 persone.

Il 6 giugno 2018, con una dichiarazione inaspettata, Abiy aveva affermato di essere pronto ad accogliere integralmente tutte le decisioni della Commissione, accogliendo di fatto anche la cessione di Badme. Da quel momento è iniziato un percorso di grandi aperture verso l’Eritrea e di notevoli passi in avanti nelle relazioni tra i due Paesi, che ha portato a dichiarare concluso lo “stato di guerra”. Quando Abiy si è installato come primo ministro etiope, nel suo discorso inaugurale aveva menzionato la necessità di riconciliarsi con l’aspra rivale, alimentando le speranze di pace. “Siamo pienamente impegnati a riavvicinarci ai nostri fratelli e sorelle eritrei e a estendere un invito al governo eritreo per avviare il dialogo e stabilire un rapporto”, aveva affermato nel suo discorso al Parlamento.

Benché accolta con favore sia dai Paesi dell’Africa orientale sia dalla comunità internazionale, la decisione di Abiy di accettare l’accordo di pace ha incontrato l’opposizione dei veterani di guerra che vivono a Badme e degli abitanti della Regione dei Tigrè, che si trova lungo il confine eritreo. Molti di questi sono preoccupati che i loro interessi verranno minacciati in seguito alla cessione della città all’Eritrea. Sabato 23 giugno, una granata è esplosa durante un comizio ad Addis Abeba in sostegno del premier Abiy, uccidendo 2 persone e ferendone 83. I media governativi hanno incolpato dell’attacco gli oppositori delle riforme che il primo ministro sta portando avanti da quando ha iniziato il suo mandato, il 2 aprile 2018, tra cui le privatizzazioni delle compagnie aeree e dei servizi di telecomunicazione, oltre che il riavvicinamento all’Eritrea.

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Chiara Gentili

di Redazione

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