Yemen: Houthi disposti a consegnare il porto di Hodeida all’ONU

Pubblicato il 18 luglio 2018 alle 11:33 in Medio Oriente Yemen

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Il capo dei ribelli Houthi in Yemen, Abdul Malik al Houthi, ha dichiarato di essere pronto a consegnare alle Nazioni Unite il controllo del porto di Hodeida, nel caso in cui la coalizione a guida saudita fosse disposta ad interrompere la sua offensiva. In un’intervista pubblicata su Le Figaro online, il leader dei ribelli ha dichiarato di aver riferito tale posizione all’inviato ONU, Martin Griffiths, ribadendo la disponibilità a trasferire il ruolo di supervisione e logistica all’Agenzia. Nel confronto con la rivista francese, Abdul Malik al Houthi ha inoltre accusato Parigi di “aver contribuito all’aggressione a guida araba” in corso nello Yemen, tramite la vendita di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Nel sostenere ciò, il leader Houthi ha affermato: “Molti Paesi occidentali considerano le guerre solo alla luce dei loro interessi economici, a discapito della protezione dei diritti umani”.

Centinaia di militari e funzionari governativi hanno partecipato ad un’importante fiera di armi, lunedì 16 luglio, nel Regno Unito. In vista di tale occasione, diversi gruppi responsabili per la tutela dei diritti umani avevano altresì ammonito i partecipanti che l’acquisto e la vendita di armi avrebbero potuto contribuire a scatenare ulteriori atrocità nelle zone di guerra, come lo Yemen. A conferma di ciò, Amnesty International, già a marzo, aveva condannato le vendite di armi effettuate alla coalizione a guida araba negli Stati Uniti e nel Regno Unito, definendo lo scambio commerciale come una “presa in giro” dei trattati globali sulle armi e accusando i Paesi coinvolti di aver provocato “enormi danni ai civili”. L’Inghilterra ha autorizzato la vendita di armi per un valore di 4,6 miliardi di sterline all’Arabia Saudita, dall’inizio del coinvolgimento del Paese mediorientale in Yemen il 26 marzo 2015.

L’alleanza guidata dall’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ha lanciato un assalto sulla città yemenita di Hodeida, il 12 giugno, per cercare di indebolire il movimento dei ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, tentando di tagliare i contatti con un punto chiave per l’arrivo di rifornimenti nel Paese. Gli Stati arabi hanno altresì reso pubblica la volontà di riconquistare Hodeida, la quale garantisce l’accesso del 70% delle importazioni in Yemen, inclusi gli aiuti umanitari. Il desiderio di sottrarre la città portuale è guidato dalla smania di privare i ribelli delle loro maggiori risorse finanziarie e prevenire il contrabbando di missili fabbricati in Iran, in precedenza lanciati contro alcune città saudite. Sia gli Houthi che l’Iran hanno respinto tali accuse.

Gli Houthi avevano preso il controllo della città portuale insieme alla capitale e gran parte dello Yemen settentrionale nel settembre del 2014. Il governo del presidente Rabbo Mansour Hadi era stato deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma è tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Successivamente, il 19 marzo 2015, i ribelli avevano lanciato un’offensiva per ottenere il controllo delle provincie meridionali. La situazione del Paese è resa ancora più complessa dall’intervento delle forze straniere. La coalizione araba, guidata dall’Arabia Saudita, che comprende Emirati Arabi Uniti, Egitto, Kuwait, Sudan e Bahrein, è intervenuta nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, a sostegno del presidente Hadi. Da parte sua, l’Iran sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo.

La guerra nello Yemen, ormai al suo terzo anno, ha causato la morte di almeno 10.000 persone, secondo le stime dell’Onu, che ha definito la situazione nel Paese la “peggiore crisi umanitaria del mondo”. L’offensiva contro Hodeida potrebbe avere conseguenze catastrofiche. Le Nazioni Unite hanno avvertito che fino a 250.000 persone sono a rischio in caso di un attacco nell’area.

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Alice Bellante

di Redazione

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