Turchia: prorogate per altri 3 anni alcune misure antiterrorismo dello stato di emergenza

Pubblicato il 18 luglio 2018 alle 12:34 in Medio Oriente Turchia

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Un nuovo progetto di legge rafforzerà i poteri delle autorità turche nella lotta al terrorismo, consentendo loro di detenere sospetti e imporre l’ordine pubblico anche dopo la fine dello stato di emergenza che sarà revocato mercoledì 18 luglio. La proposta di emendamento alla legislazione vigente è stata presentata il 16 luglio in Parlamento dal Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP), il cui vicepresidente, Bülent Turan, ha dichiarato che, mentre lo stato di emergenza sarà revocato a partire dal 18 luglio, “la lotta contro il terrorismo non sarà interrotta”.

Il progetto di legge prevede di mantenere alcune delle misure vigenti sotto lo stato di emergenza per altri 3 anni, mentre abolisce la legge marziale, in conformità con quanto stabilito nella Costituzione, modificata in seguito al referendum del 16 aprile 2017 che ha traghettato la Turchia dal sistema parlamentare al sistema presidenziale esecutivo, divenuto pienamente effettivo in seguito alla vittoria di Recep Tayyip Erdoğan nelle elezioni del 24 giugno.

La proposta di legge prevede anche l’introduzione di un articolo provvisorio nella legislazione vigente in materia di antiterrorismo, con riferimento ai tempi di detenzioni per reati commessi contro l’integrità dello Stato, per crimine organizzato e per crimini terroristici. Secondo la proposta, per i prossimi 3 anni, chiunque venga sospettato di aver commesso tali reati potrà essere trattenuto senza accusa per 48 ore o, nel caso di reati collettivi, fino a 4 giorni. Questo periodo, inoltre, potrà essere esteso per un massimo di due volte o, qualora si riscontrino difficoltà nella raccolta delle prove o se il caso si rivela particolarmente complesso, fino a 12 giorni.

Sarà inoltre possibile impedire il trasporto di tutti i tipi di armi e munizioni, anche se autorizzati, nonché l’ingresso e l’uscita di determinate persone da specifiche aree per ragioni di sicurezza, laddove l’ordine pubblico o l’incolumità fossero deteriorati o sussistessero fondati sospetti che si deterioreranno in modo da interrompere o compromettere la vita quotidiana.

Con riferimento al settore pubblico, il progetto di legge prevede, per i prossimi 3 anni, il licenziamento dei funzionari delle forze armate turche, del dipartimento di polizia e della gendarmeria, nonché gli impiegati e i lavoratori pubblici, considerati affiliati o legati a organizzazioni e strutture terroristiche o a gruppi che, secondo il National Security Council, metteranno in atto potenzialmente azioni contro la sicurezza nazionale. Coloro che vengono licenziati non saranno più impiegati nel servizio pubblico né vi saranno assegnati, direttamente o indirettamente, salvo essere raccolti in un “pool”, assegnato a “centri di ricerca” posti sotto l’autorità del Ministero della Difesa e del Ministero dell’Interno, qualora il tribunale decidesse il loro ritorno in servizio. Secondo la proposta, inoltre, lo Stato potrà revocare il porto d’armi e il passaporto di quanti sono stati licenziati o sospesi dal servizio. La revoca del passaporto potrà essere disposta dal Ministero dell’Interno anche nei confronti dei coniugi. La proposta di legge, infine, prevede che lo Stato continui a nominare funzionari di fiducia nelle istituzioni e società legate al terrorismo e amplia i motivi per vietare le dimostrazioni.

Lo stato di emergenza è stato imposto in Turchia in seguito al colpo di stato fallito del 15 luglio 2016, orchestrato, secondo Ankara, dalla Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), la rete del predicatore islamico Fethullah Gülen, attualmente residente negli Stati Uniti. Lo stato di emergenza è stato poi prorogato 7 volte, l’ultima il 18 aprile di quest’anno, e ha condotto all’ergastolo o alla reclusione prolungata di 2.382 imputati, secondo quanto riferito dal ministro della Giustizia, Abdülhamit Gül, il 16 luglio. Le autorità turche hanno affermato che non sarà richiesta alcuna nuova proroga per lo stato di emergenza, che si concluderà dopo la mezzanotte del 18 luglio. Tuttavia, il 13 luglio, dopo la prima riunione del governo del Paese sotto il nuovo sistema presidenziale, il consigliere speciale e portavoce del presidente turco, Ibrahim Kalin, ha chiarito che “se ci troviamo di fronte a una minaccia davvero straordinaria, il meccanismo dello stato di emergenza può essere dichiarato di nuovo”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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