Nel Sahel l’energia solare potrebbe aiutare a combattere l’estremismo

Pubblicato il 18 luglio 2018 alle 16:53 in Africa Niger

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La povertà e il cambiamento climatico stanno spingendo le comunità africane della regione occidentale del Sahel nelle braccia di gruppi estremisti come Boko Haram, ma, secondo quanto riferito dall’organizzazione Sustainable Energy for All, istituita dalla Nazioni Unite nel dicembre 2010, fornire alle persone energia pulita potrebbe aiutare a rallentare questa tendenza.

L’amministratrice delegata dell’istituto, Rachel Kyte, ha notato, durante un viaggio in Niger questo mese, che le donne e le ragazze vengono facilmente reclutate dai militanti islamisti, catturandole con offerte di lavoro, cibo e altri beni essenziali. Kyte, che funge anche da rappresentante speciale del Segretariato Generale dell’ONU sull’accesso all’energia, ha dichiarato che “Boko Haram sta concentrando la sua strategia di reclutamento sulla fornitura di servizi sociali di base”. Allo stesso tempo, la siccità ricorrente e sempre più intensa aggrava le condizioni della popolazione del già poverissimo Niger.

Kyte ha spiegato che gli abitanti dei villaggi del Niger hanno bisogno di migliorare il modo di coltivare i raccolti per sfamare adeguatamente le loro famiglie e necessitano di redditi più alti per essere meno sensibili alle offerte degli estremisti che li prendono di mira.

Il vice Segretario Generale dell’ONU, Amina J. Mohammed, che ha visitato il Niger con Kyte, ha specificato, nel corso delle osservazioni presentate al Consiglio di Sicurezza dell’ONU il 12 luglio 2018, che esiste un collegamento tra gli effetti dei cambiamenti climatici e l’insicurezza politica della regione. Nel Niger rurale, dove solo l’1% delle persone ha accesso all’energia elettrica, fornire energia verde e a basso costo, principalmente solare, potrebbe fare la differenza, ha commentato Kyte. Ad esempio, le pompe solari potrebbero attivare sistemi di irrigazione semplici ed efficienti e l’installazione di reti elettriche locali su piccola scala potrebbe alimentare la conservazione a freddo, consentendo agli abitanti dei villaggi di migliorare le loro colture e guadagnare più denaro, ha osservato l’amministratrice delegata di Sustainable Energy for All.

“È diventato molto chiaro che senza energia, non c’è modo di migliorare i redditi. Senza energia, sarà difficile portare la produttività nelle economie rurali”, ha chiarito Kyte in un’intervista organizzate dalle Nazioni Unite e dall’Unione Africana a New York dopo la visita in Niger. La donna ha poi aggiunto che dotare gli ospedali e le cliniche, sia nelle città sia nelle aree rurali, di sistemi solari potrebbe ridurre le infezioni dei pazienti e aumentare il numero di operazioni per problemi comuni, come la fistola, grazie alla fornitura di energia affidabile.

L’energia solare potrebbe essere un modo per “costruire nella comunità una capacità di resistenza ai cambiamenti climatici, ma anche per sconfiggere l’estremismo violento, sollevando allo stesso tempo le donne e le ragazze dalla situazione terribile in cui si trovano”, ha affermato Kyte, che ha invitato i donatori governativi e le banche internazionali per lo sviluppo a ragionare su come l’accesso a un’energia pulita e moderna possa consentire alle persone di ottenere cibo e cure mediche sufficienti e di guadagnarsi una vita decente. L’amministratrice di Sustainable Energy for All ha sottolineato che, in un posto come il Niger, l’elettricità può essere un fattore decisivo per le persone che decidono di lasciare le loro case e dirigersi a nord, verso l’Europa, per cercare una vita migliore.

“Si tratta di utilizzare il denaro per gli aiuti e i finanziamenti allo sviluppo per iniziare a costruire una proposta di valore diversa per quelle persone permettendo loro di rimanere nel luogo da cui provengono e consentendo alle ragazze di costruirsi un futuro economico”, ha concluso Kyte.

Il gruppo islamista di Boko Haram, attivo in Nigeria dal 2009, ha sede nella parte nord-orientale del Paese ma è operativo anche in altri Stati dell’Africa occidentale. Lo scopo del gruppo è quello di stabilire uno Stato Islamico ad Abuja. Finora il movimento ha causato la morte di almeno 30mila persone, forzando 2,6 milioni di cittadini ad abbandonare le proprie case e causando una grave crisi umanitaria. Nel nord-est del Paese 450mila bambini stanno rischiando di morire di fame. La violenza dei jihadisti ha raggiunto gli Stati vicini, come il Ciad, il Niger e il Camerun, dove più di 2mila scuole sono state chiuse. Le violenze, gli stupri e i sequestri perpetrati dal gruppo nel corso degli ultimi anni sono innumerevoli. In particolare, i jihadisti utilizzano soprattutto donne e bambine che, dopo essere state rapite, vengono costrette dai miliziani a diventare kamikaze.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Chiara Gentili

di Redazione

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