Iran: pronto a potenziare l’arricchimento dell’uranio se l’accordo sul nucleare fallisce

Pubblicato il 18 luglio 2018 alle 10:29 in Iran Medio Oriente

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L’Iran ha annunciato di essere pronto a potenziare l’arricchimento di uranio, nel caso in cui i colloqui con l’Europa non riuscissero a salvare l’accordo nucleare. Durante una conferenza stampa a Teheran, Behrouz Kamalvandi, prtavoce e vicepresidente dell’Organizzazione per l’Energia Atomica dell’Iran, ha dichiarato che il Paese ha adottato alcune misure per predisporre un eventuale arricchimento dell’uranio nel caso in cui i negoziati con gli europei fallissero, ma ha ribadito, allo stesso tempo, che il Paese sta rispettando gli obblighi imposti dal  Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA).

Nel tentativo di salvare l’intesa, l’Unione Europea e gli Stati membri parte dell’accordo, Gran Bretagna, Francia e Germania, hanno presentato una serie di “garanzie” economiche all’Iran nel mese di luglio, tuttavia tali misure sono state giudicate insufficienti dal Paese mediorientale. I pilastri della strategia proposta dell’Unione Europea, durante l’incontro del 6 luglio, includono prestiti da parte della Banca europea degli investimenti, una misura speciale per proteggere le compagnie europee dalle sanzioni secondarie statunitensi e una proposta, da parte della Commissione Europea, che i governi dell’UE facciano trasferimenti di denaro direttamente alla banca centrale dell’Iran, così da evitare le pene promesse da Washington. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, ha spiegato ai giornalisti che tutti gli impegni presi durante la riunione dovrebbero essere attuati prima della scadenza di agosto, quando gli Stati Uniti imporranno di nuovo le sanzioni sull’Iran, e che la decisione di rimanere o meno nel patto dipenderà dalla leadership dell’Iran, aggiungendo che la proposta non è precisa e completa. Nonostante ciò, i negoziati sono ancora in corso e, secondo il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghasemi, le trattative potrebbero protrarsi per diverse settimane.

Già il 5 giugno, nel tentativo di aumentare la pressione sugli europei, l’Iran aveva annunciato un piano volto ad aumentare la capacità di arricchimento dell’uranio con nuove centrifughe. Nel contesto di tale annuncio, tuttavia, il Paese mediorientale aveva già ribadito all’osservatorio nucleare delle Nazioni Unite che l’aumento della capacità di arricchimento di uranio sarebbe rimasto entro i limiti stabiliti dall’accordo del 2015, i quali prevedono un incremento limitato al 3,67%, perciò molto al di sotto del 90% necessario per costruire armi nucleari.

Il presidente statunitense, Donald Trump, lunedì 16 luglio, ha sottolineato che l’Iran è vittima di numerosi disordini a livello nazionale, da quando gli USA hanno abbandonato il JCPOA, l’8 maggio. Trump, intervistato dopo il summit tenutosi ad Helsinki con il presidente russo, Vladimir Putin, ha dichiarato che la Russia continuerà a sostenere l’intesa, dal momento che Mosca è ancora in affari con il regime di Teheran e ciò porta la sopravvivenza dell’accordo nei suoi interessi. Nonostante ciò, il leader della Casa Bianca ha inoltre dichiarato che il JCPOA “non è buono né per gli Stati Uniti né per il mondo”. Dopo aver ribadito la presenza di rivolte in molte città iraniane, il leader statunitense ha inoltre evidenziato che il Paese mediorientale ha dovuto affrontare crescenti problemi economici e politici dopo il ritiro del proprio Paese dall’intesa, il quale ha causato un forte aumento dell’inflazione. La valuta iraniana, il riyal, negli ultimi 6 mesi, ha altresì perso quasi il 50% del proprio valore rispetto al dollaro.

Tra tre settimane esatte, l’8 agosto, la prima ondata di sanzioni statunitensi entrerà in vigore, con un impatto potenzialmente molto grave sull’economia iraniana. Alla luce di ciò, il governo del Paese mediorientale sta cercando di ottenere il sostegno di altre Nazioni, con risultati contrastanti, secondo Al Jazeera English. A tal fine, il presidente iraniano, Hassan Rouhani, è partito lunedì 1 luglio per un viaggio in Europa, volto ad assicurare il sostegno delle controparti dell’UE. In seguito, il 12 luglio, il consigliere capo del leader supremo si è recato in Russia per discutere circa gli investimenti di Mosca nell’industria petrolifera iraniana. Ed infine, nella settimana corrente, altri inviati iraniani sono stati in India ed in Pakistan per riaffermare la continuità della cooperazione tra le Nazioni in questione. Infine, l’Iran spera che anche la Cina continui a qualificarsi come uno dei maggiori acquirenti di petrolio, nonostante le minacce americane.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) è un accordo firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e i 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. Il patto prevede la sospensione di tutte le sanzioni nucleari precedentemente imposte all’Iran dall’Unione Europea, dalle Nazioni Unite e dagli USA, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. A detta del presidente Trump, si tratterebbe del peggior patto mai stipulato dal suo Paese. Il 13 settembre 2017, il leader della Casa Bianca, Donald Trump, aveva annunciato la de-certificazione del JCPOA, incaricando il Congresso di modificare la legislazione relativa, al fine di contrastare più efficacemente il programma missilistico iraniano, in quanto il patto non impedisce al Paese di testare missili. In tale contesto, l’Unione Europea si era schierata a favore dell’accordo nucleare, andando contro alla decisione del presidente americano che, il 12 gennaio 2018, aveva certificato l’accordo nuovamente, ma “per l’ultima volta”. In tale occasione, Trump aveva fissato un ultimatum sull’accordo: il 12 maggio era il termine ultimo entro il quale i leader europei avrebbero dovuto risolvere i “terribili difetti del patto”, pena l’abbandono da parte degli Stati Uniti. Martedì 8 maggio, prima dello scadere dell’ultimatum, il presidente americano aveva infine annunciato il ritiro del suo Paese dall’accordo.

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Alice Bellante

di Redazione

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