Iraq: le proteste si diffondono per il Paese

Pubblicato il 17 luglio 2018 alle 14:16 in Iraq Medio Oriente

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Le proteste in corso nel sud dell’Iraq si sono diffuse in diverse aree del Paese, tra cui la provincia orientale di Diyala e le città meridionali di Nassiriya, Karbala, Najaf e Amarah. I disordini nel Paese sono scoppiati l’8 luglio, quando i manifestanti iracheni hanno iniziato a protestare contro la corruzione, la disoccupazione, l’aumento del costo della vita e la mancanza di servizi pubblici basilari. Tuttavia, la situazione è degenerata, lo stesso giorno, dopo l’uccisione di un dimostrante da parte di un membro delle forze di sicurezza irachene a Basra. In seguito a ciò, i manifestanti hanno incendiato alcune gomme per bloccare le strade e hanno tentato di assaltare alcune istallazioni governative sempre nella provincia di Basra. Le forze dell’ordine hanno risposto agli attacchi sparando in aria, usando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.

I poliziotti locali hanno affermato che le proteste non hanno avuto conseguenze sulla produzione di petrolio greggio di Basra, una città esportatrice importante, il cui commercio genera, da solo, oltre il 95% del fatturato di petrolio del Paese, membro dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC). Secondo quanto riporta Al Jazeera English, il settore petrolifero iracheno rappresenta altresì l’89% del bilancio statale e il 99% delle entrate delle esportazioni. Tuttavia, il mercato del greggio offre soltanto l’1% dei posti di lavoro disponibili alla popolazione, dal momento che la maggioranza degli impieghi è occupata da stranieri. Ufficialmente, il 10,8% degli iracheni non ha un lavoro e il tasso di disoccupazione giovanile è superiore al 20%, in un Paese dove il 60% della popolazione ha meno di 24 anni. Alla luce di tali dati, è importante notare che qualsiasi malfunzionamento potrebbe avere un enorme impatto negativo sull’economia irachena, già precaria, e che ciò comporterebbe un rincaro globale del greggio.

Per i manifestanti iracheni, è la corruzione il fattore determinante per la loro situazione. In seguito all’invasione statunitense del 20 marzo 2003, i neoeletti leader e funzionari pubblici iracheni hanno raccolto i benefici dei fondi pubblici e i profitti delle risorse naturali, lasciando ai cittadini solo le infrastrutture di base, secondo i dimostranti. A conferma di ciò, i tagli cronici dell’elettricità continuano a lasciare i cittadini iracheni in balia delle altissime temperature estive, che durante le proteste hanno raggiunto i 50 gradi Celsius. Oltre a ciò, gli abitanti del Paese mediorientale, nell’anno corrente, hanno anche sofferto di carenze di acqua, a causa della siccità e delle dighe costruite dagli Stati vicini.

I manifestanti, i quali esigono lavori e servizi governativi migliori, hanno precluso l’accesso al porto meridionale di Umm Qasr, da cui partono carichi di merci da esportare. Le forze di sicurezza del Paese sono alle prese con le proteste non solo a Basra ma anche in molte altre città del sud dell’Iraq. La crescente rabbia della popolazione si manifesta in un periodo particolarmente delicato del Paese, in quanto i politici iracheni stanno cercando di formare un governo in seguito alle elezioni parlamentari del 12 maggio, le quali sono state accusate di frodi e irregolarità.

Il primo ministro, Haider al-Abadi, a capo di un debole governo provvisorio in vigore finché non ne verrà formato uno definitivo, ha annunciato che la sua amministrazione sbloccherà fondi per i servizi di Basra, quali acqua, elettricità e settore sanitario. Abadi, che ricopre anche l’incarico di comandante in capo alle forze armate irachene, ha inoltre dato ordine di dispiegare un maggior numero di forze di sicurezza e di metterle in stato di allerta nelle province del sud, per far fronte alle agitazioni cittadine. L’accesso a internet nel Paese è stato inoltre drammaticamente ridotto. La strategia di Abadi è quella di sedare le proteste il più presto possibile, in quanto le rivolte si sono già diffuse ad Amara, Nasiriya, e alla città sacra sciita di Najaf.

Il leader clericale sciita del Paese, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, ha espresso la sua solidarietà verso i manifestanti, affermando che essi fanno fronte a “un’estrema carenza di servizi pubblici”. Sistani gode della devozione di milioni di seguaci, e interviene raramente nelle questioni politiche dell’Iraq; tuttavia, quando lo fa, ha un enorme seguito presso la popolazione.

Un blocco politico guidato dal clericale Moqtada al-Sadr ha vinto la maggioranza nelle votazioni condotte tramite una piattaforma anti-corruzione che aveva fatto ricorso in merito alle elezioni di maggio.

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Alice Bellante

di Redazione

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