Inviato ONU in Libia: no elezioni senza le giuste condizioni

Pubblicato il 17 luglio 2018 alle 16:01 in Africa Libia

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L’inviato delle Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salamé, dopo aver discusso con il capo dell’Alto Consiglio di Stato, Khalid Al-Mishri, ha informato il Consiglio di Sicurezza dell’ONU sugli sviluppi economici e politici nel Paese. Salamé, che ha parlato da Tripoli lunedì 16 luglio, ha riferito che la riapertura dei porti petroliferi e la ripresa delle esportazioni, annunciate dalla NOC, non saranno effettuate se prima non verranno affrontate questioni chiave come la distribuzione della ricchezza e il saccheggio endemico delle risorse. “Sarebbe difficile far progredire il processo politico senza prendere delle misure e senza avere le giuste condizioni. Non sarebbe saggio condurre le elezioni. Senza un chiaro e forte messaggio a coloro che tentano di bloccare o interrompere il voto, le giuste condizioni nel Paese non saranno soddisfatte”, ha spiegato l’inviato dell’ONU, esprimendo i suoi timori in merito allo svolgimento delle prossime elezioni, previste per il 10 dicembre 2018. Questa data era stata concordata nel corso della conferenza sulla Libia, tenutasi il 29 maggio 2018 a Parigi, ed era stata accolta da tutte le parti chiamate in rappresentanza del Paese, ovvero dal primo ministro del governo di Tripoli, Faiez al-Sarraj, dal presidente della Camera dei Rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, dal presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khaled Al-Mishri e dal comandante dell’esercito nazionale libico e uomo forte del governo di Tobruk, Khalifa Hafter. Un comunicato congiunto, approvato al termine dell’incontro, ha impegnato i suddetti leader libici non solo a elezioni parlamentari e presidenziali entro il 10 dicembre 2018, ma anche a una legge elettorale adeguata da adottare entro il 16 settembre 2018 e a un referendum costituzionale da organizzare dopo il voto. I rappresentanti dello Stato nordafricano hanno altresì promesso che tutte le parti accetteranno i risultati elettorali, che le istituzioni statali parallele saranno soppresse e che sarà istituita una forza militare e di sicurezza unificata. Domenica 15 luglio, il capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, Fayez al-Sarraj, ha deciso di assegnare 66 milioni di dinari (all’incirca 40 milioni di euro) all’Alta Commissione elettorale libica per portare avanti il processo democratico.

Nel corso della sua relazione al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, Salamé ha aggiunto che la missione di supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL), istituita nel settembre 2011, dovrà raddoppiare i suoi sforzi per spingere verso la realizzazione di riforme economiche che contribuiranno ad affermare la stabilità e l’unità nel Paese. “È evidente che molti membri della Camera dei rappresentanti, i quali stanno completando il loro quarto anno di mandato, non mostrano alcun entusiasmo nel prendere parte al processo di cambiamento della legislazione e di rinnovamento democratico”, ha osservato Salamé, aggiungendo che dovrebbero rendersi conto delle esigenze della popolazione, che chiede le elezioni, e non dovrebbero trovare modi di opporvisi. “Di recente ho incontrato il presidente della Camera, il quale ha promesso che si voterà la legge per il referendum costituzionale entro le prossime due settimane e la legge elettorale immediatamente dopo. Spero davvero che questo impegno venga mantenuto”, ha dichiarato l’inviato dell’ONU. Egli ha altresì esortato gli Stati membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a sollecitare la Camera dei Rappresentanti ha garantire in modo tempestivo il quadro giuridico necessario per lo svolgimento delle elezioni e del referendum sulla Costituzione.

A Tobruk, la Camera dei Rappresentanti ha tenuto una sessione ordinaria, lunedì 16 luglio, per discutere sia la legge elettorale sia quella sul referendum e ha elaborato la bozza finale di quest’ultima prima di trasferirla alla commissione legislativa per farla convalidare. Alla fine della sessione, la Camera ha annunciato che la legge sul referendum costituzionale sarà votata dai membri del Parlamento il 30 luglio 2018.

La Libia versa in uno stato di forte instabilità da quando il ditattore Muammar Gheddafi è stato rovesciato, nell’ottobre 2011, dall’intervento della NATO, guidato da Stati Uniti e Francia. Attualmente nel Paese sono presenti due governi: il primo, che è stato creato dall’Onu con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è appoggiato dall’Italia, si è insediato a Tripoli il 30 marzo 2016, con a capo il premier Fayez Serraj. Il secondo, con sede a Tobruk e con a capo il generale Haftar, è sostenuto da Russia ed Egitto. Le Nazioni Unite si impegnano a riunificare la Libia e a organizzare elezioni nazionali.

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Chiara Gentili

di Redazione

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