Vertice Helsinki: le aspettative di Washington

Pubblicato il 16 luglio 2018 alle 10:55 in Russia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin, si incontreranno a Helsinki, in Finlandia, lunedì 16 luglio, per il loro primo summit bilaterale in assoluto. Sebbene nessuna delle due parti si aspetti dall’incontro risultati concreti significativi, i colloqui potrebbero costituire un primo passo per iniziare a migliorare i complessi rapporti fra Washington e Mosca, funzionale anche in vista di futuri colloqui su questioni più delicate, quali il nucleare e la Siria.

In particolare, in vista del summit, Trump ha dichiarato di recarsi a Helsinki con “basse aspettative” e di considerare una “cosa buona”, ma non certa, la possibilità di “andare d’accordo con la Russia”, mentre il consigliere per la sicurezza nazionale americano, John Bolton, ha affermato che gli Stati Uniti non cercano “risultati” dal meeting che, pertanto, non sarà “strutturato”. Da Mosca, invece, il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha confermato che neppure la Russia ha alte aspettative e che considererebbe un successo la semplice riapertura delle “linee di comunicazione” fra Mosca e Washington.

Secondo Reuters, tuttavia, il summit rappresenta in ogni caso un successo per Putin e un rischio per Trump. “Putin ha meno da perdere e più da guadagnare perché non ha un’opposizione interna, una legislatura potenzialmente ostile e non viene indagato come Trump”, ha spiegato a riguardo Andrey Kortunov, capo del RIAC, think tank di Mosca vicino al ministero degli Esteri russo. In particolare, sul versante russo, l’incontro di Helsinki dimostrerebbe che “Washington riconosce Mosca come una grande potenza i cui interessi devono essere presi in considerazione” e che “gli sforzi dell’Occidente per isolarla hanno fallito”. Sul versante americano, invece, l’incontro sarebbe carico di rischi politici interni per Trump dal momento che negli Stati Uniti, ancora, il Russiagate e la collusione con Mosca rappresentano temi “caldi”, oggetto di indagine e discussione. Sebbene Mosca abbia negato qualsiasi forma di ingerenza nelle elezioni presidenziali americane del 2016 e Trump qualsiasi forma di collusione, il 13 luglio, 12 funzionari russi sono stati incriminati dal Dipartimento di Giustizia americano con l’accusa di aver interferito nelle elezioni americane e alcuni leader democratici hanno pertanto suggerito a Trump di cancellare l’incontro con Putin. Il leader della Casa Bianca, tuttavia, ha rifiutato di annullare il meeting durante il quale, come aveva dichiarato in precedenza, solleverà la questione dell’ingerenza di Mosca nelle presidenziali del 2016.

In vista del summit, Trump ha anche fatto riferimento alla possibilità di interrompere i “giochi di guerra” della NATO nella regione baltica e di migliorare i rapporti con Mosca. Evasiva, inoltre, la risposta in merito a un eventuale riconoscimento americano dell’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. “Dovremo vedere”, ha dichiarato a riguardo Trump. Dichiarazioni, queste, che contribuiscono ad alimentare preoccupazioni da parte degli alleati di Washington ma anche dall’interno degli Stati Uniti, specialmente con riferimento alle concessioni che Trump potrebbe affrettatamente fare al suo omologo russo e alla possibilità che Putin sfrutti il meeting per minare l’alleanza transatlantica. Il leader democratico al Senato, Chuck Schumer, ha dichiarato di aver detto al segretario di Stato americano, Mike Pompeo, che l’incontro di Helsinki è un errore e che è essenziale che Trump non indebolisca, sollevi o riduca le sanzioni contro Mosca. Non sono, peraltro, solo il Russiagate e la questione della Crimea le ragioni per le quali, dall’Occidente, si guarda con sospetto al summit di Helsinki. Controversi anche il sostegno di Mosca ai separatisti filorussi in Ucraina e a Bashar al-Assad in Siria, l’interferenza nella politica europea e l’avvelenamento di un’ex spia russa nel Regno Unito.

Secondo la CNN, in ogni caso, l’atteggiamento di Trump nei confronti del Cremlino segna un netto cambiamento rispetto a quello dei suoi due predecessori. Gli ex presidenti americani, George W. Bush e Barack Obama, avevano spiegato di aver compreso che Putin, con il quale, in un primo momento, avevano sperato di poter cooperare, è motivato da “profondo risentimento e persino paranoia nei confronti degli Stati Uniti”, a causa della “rabbia per quella che interpreta come mancanza di rispetto verso la Russia nell’era post-Guerra Fredda”. Dopo mesi di scambi di complimenti a distanza tra il leader del Cremlino e quello della Casa Bianca, invece, quest’ultimo, nella mattina del 16 luglio, ha twittato che “i rapporti tra Stati Uniti e Russia non sono mai stati peggiori a causa di molti anni di stoltezza e stupidità da parte degli Stati Uniti”, mentre, in un’intervista rilasciata all’emittente americana Cbs, il 14 luglio, ha dichiarato che è l’Europa il vero nemico degli Stati Uniti, almeno dal punto di vista commerciale. 

Il vertice di Helsinki rappresenta la terza tappa fondamentale del tour europeo di Trump, che lo ha portato prima a Bruxelles, per il vertice NATO dell’11-12 luglio, dove sono emerse le tensioni in seno all’Alleanza, acuite dalla richiesta del presidente americano di destinare alla difesa il 4% del PIL nazionale, e poi nel Regno Unito, dove ha discusso della Brexit con la regina Elisabetta e ha manifestato la sua intenzione di ricandidarsi per le presidenziali americane del 2020.

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Roberta Costanzo

di Redazione