Turchia: nuovi arresti per legami con FETO e prevista revoca stato di emergenza

Pubblicato il 16 luglio 2018 alle 15:02 in Medio Oriente Turchia

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Yusuf İnan, esperto di social media legato alla Fethullahist Terrorist Organization (FETÖ), è stato riportato in Turchia dall’Ucraina, dove era fuggito in seguito al tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016. Il rientro di İnan in Turchia fa parte delle operazioni condotte dalla Turkish National Intelligence Organization (MİT), i servizi segreti turchi, contro il gruppo che Ankara considera terroristico. È quanto riferito domenica 15 luglio da fonti della sicurezza di Ankara all’agenzia di stampa a guida turca, Anadolu Agency, e riportato dal quotidiano turco Hürriyet Daily News.

Nello specifico, İnan avrebbe tentato di screditare alcuni personaggi politici e funzionari statali turchi sui social media ed era ricercato nella provincia occidentale di Smirne in quanto “membro di un’organizzazione armata”. Il 12 luglio, altre due persone sospettate di essere membri di un’organizzazione terroristica armata, Isa Ozdemir e Salih Zeki Yigit, sono state portate a Istanbul, rispettivamente dall’Azerbaigian e dall’Ucraina, in seguito alle operazioni del MIT.

Tale operazione arriva in seguito a quelle condotte, lo scorso marzo, dai funzionari dei servizi segreti di Ankara contro il ramo della FETÖ operante nei Balcani, che, secondo fonti della sicurezza turca, avevano riportato in Turchia 6 presunti membri di alto livello del gruppo terroristico, arrestati dai servizi segreti turchi, in cooperazione con l’intelligence kosovara, con l’accusa di essere stati incaricati di far fuggire alcuni membri della FETÖ dalla Turchia all’Europa e agli Stati Uniti.

Secondo Ankara, FETÖ e il suo leader, il predicatore islamico, Fethullah Gülen, attualmente residente negli Stati Uniti, avrebbero orchestrato il tentativo di colpo di Stato del 15 luglio 2016, che ha provocato 250 morti e quasi 2.200 feriti, nonché una lunga campagna per rovesciare lo Stato attraverso infiltrazioni nelle istituzioni turche, in particolare l’esercito, la polizia e la magistratura.

Il 20 luglio 2016, in seguito al fallito golpe, in Turchia è stato imposto lo stato di emergenza, rinnovato per la settima volta il 18 aprile 2018. Il 13 luglio, dopo la prima riunione del governo del Paese sotto il nuovo sistema presidenziale, deciso in occasione del referendum costituzionale del 16 aprile 2017 e realizzatosi in seguito alla vittoria di Recep Tayyip Erdogan nelle elezioni del 24 giugno, Ibrahim Kalin, consigliere speciale e portavoce del presidente turco, ha riferito ai giornalisti che lo stato di emergenza dovrebbe essere revocato il 18 luglio.

Non è la prima volta che da Ankara arrivano dichiarazioni secondo le quali lo stato di emergenza sarà presto revocato. Durante la campagna elettorale in vista delle elezioni del 24 giugno, Erdogan, che le ha poi vinte con il 52,59% dei voti, aveva annunciato che lo avrebbe revocato. L’ex ed ultimo primo ministro turco, Binali Yildirim, poi, aveva annunciato che lo stato di emergenza sarebbe stato revocato il 9 luglio, in occasione della cerimonia di giuramento a seguito della quale Erdogan ha inaugurato il suo secondo mandato presidenziale.

Kalin, tuttavia, ha chiarito che “se ci troviamo di fronte a una minaccia davvero straordinaria, il meccanismo dello stato di emergenza può essere dichiarato di nuovo”.

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Roberta Costanzo

di Redazione

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