Marocco: allerta sicurezza, nuove misure di rafforzamento

Pubblicato il 16 luglio 2018 alle 16:03 in Africa Marocco

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In Marocco, il Ministero dell’Interno ha dato istruzioni per mettere in atto misure di rafforzamento della sicurezza dopo che in Tunisia si è verificato, l’8 luglio 2018, un attacco terroristico contro l’unità di polizia di Gar Dimaou, nella regione occidentale del Paese. Nell’imboscata, condotta durante un regolare controllo di pattugliamento, sono rimasti uccisi 9 membri delle forze di sicurezza tunisine.

Le autorità marocchine hanno esortato i loro agenti ad aumentare i livelli di sicurezza in tutto il Paese, facendo ricorso soprattutto allo scambio di informazioni e dati con i partner europei. La strategia mira a rafforzare la sicurezza interna e a contrastare ogni attacco che possa compromettere la stabilità del Marocco. Secondo quanto riportato dal quotidiano Morocco World News, domenica 14 luglio, il ministro dell’Interno, Abdelouafi Laftit, ha dichiarato che: “I servizi di sicurezza marocchini hanno intensificato il coordinamento e lo scambio di informazioni con i servizi di sicurezza europei e del Maghreb in merito a possibili minacce terroristiche”. La cooperazione in materia di sicurezza comprende anche una stretta collaborazione con le forze tunisine.

Le misure annunciate rispondono al piano messo in atto dal Marocco per proteggere e prevenire ogni pericolo di attacco contro la sicurezza nazionale e quella fisica di residenti, stranieri e turisti, oltre che di diplomatici e impiegati che lavorano nei consolati e nelle ambasciate. I controlli più elevati riguardano gli alberghi, le località turistiche e di intrattenimento, gli uffici delle camere di commercio straniere. Il Ministero ha anche dato ordine alle forze di sicurezza di effettuare attente ispezioni dei passaporti e dei bagagli dei passeggeri negli aeroporti, in particolare quello di Casablanca. A livello nazionale, sono stati istituiti numerosi posti di blocco nei punti di ingresso delle città per controllare le identità dei passeggeri e ispezionare autobus e veicoli sospetti.

Le cellule di sicurezza, direttamente collegate al Ministero dell’Interno, sono state poste in ogni città. Sono composte da membri della Sicurezza nazionale, della Gendarmeria Reale, delle forze ausiliarie, della Direzione per la Sorveglianza territoriale (DST) e della Direzione Generale per la Sorveglianza territoriale (DGST). Tutti gli agenti sono stati messi in allerta in caso di minacce o movimenti sospetti che potrebbero influire sulla sicurezza pubblica.

Il Marocco collabora con diversi Paesi partner, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, nella lotta al terrorismo sia a livello nazionale sia internazionale. Il 12 giugno 2018, le autorità francesi e belghe hanno annunciato l’istituzione di un’unità congiunta antiterrorismo insieme al Marocco per condividere le informazioni e le esperienze di intelligence raccolte nella lotta contro il terrorismo. Nel dicembre 2017, il Dipartimento di Stato USA ha affermato che il Marocco, insieme agli Stati Uniti, stava conducendo grandi sforzi globali per combattere il radicalismo religioso e la sua ideologia. Il governo americano assiste quello marocchino nel promuovere la sicurezza del Paese, prevenire atti di terrorismo e contrastare la diffusione dell’estremismo violento. Grazie a tale assistenza, come si legge nel Country report on Terrorism del 2016, il Marocco ha adottato una strategia molto complessa, che prevede misure di controllo, cooperazione regionale e interregionale, e politiche anti-radicalizzazione.

Dall’attentato terroristico di Marrakech, nell’aprile 2011, il sistema di sicurezza modernizzato del Marocco si è imposto come baluardo, riconosciuto internazionalmente, contro la radicalizzazione e il crimine organizzato. Il successo del modello antiterrorismo marocchino risiederebbe in una “filosofia anticipatoria” che affronta il fenomeno al suo interno. Secondo il direttore del Central Bureau of Judicial Investigation, Abdelhak El Khiam, l’eccezionalità marocchina sta anche nella concezione del Paese come patria di un Islam tollerante, che ha accolto le differenze come fattore di stabilità e coesione sociale durante e dopo gli eventi della Primavera araba, scoppiata in Marocco nel febbraio 2011 e finita nell’aprile 2012. L’efficace combinazione di ri-orientamento teologico e leggi sulla sicurezza è un ingrediente cruciale dell’apparato antiterroristico del Marocco.

Negli ultimi 10 anni, i servizi di sicurezza marocchini hanno intrapreso un’intensa campagna preventiva che ha consentito loro di smantellare decine di cellule attive e dormienti collegate a reti terroristiche, in particolare allo Stato Islamico. Dall’inizio di luglio 2018, il Central Bureau of Judicial Investigation ha smantellato 2 diverse cellule terroristiche, per un totale di 11 sospetti pro-ISIS arrestati in diverse città del Marocco.

Negli ultimi giorni, la stabilità del Paese è scossa anche da manifestazioni che si stanno tuttora svolgendo in varie località contro l’arresto di alcuni leader di un movimento di protesta berbero, attivo nella regione del Rif, nel nord del Marocco. A giugno 2018, un tribunale di Casablanca aveva condannato 39 persone, tra cui il capo del movimento, Nasser Zefzafi, a pene detentive fino a 20 anni per complicità con le proteste anti-governative verificatesi tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017. Alla marcia di domenica 15 luglio erano presenti gruppi berberi (Amazigh), partiti di opposizione di sinistra, gruppi per i diritti umani e il movimento islamista vietato di Al-Adl wal-Ihsan. Secondo alcuni, ‘approccio alla sicurezza adottato dallo Stato ha fatto deragliare le proteste pacifiche del Rif, portando a nuovi scontri e arresti. Il padre del leader Zefzafi ha espresso rancore per la marginalizzazione della regione del Rif e ha definito “verdetto politico” la decisione di imprigionare alcuni membri del movimento.

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Chiara Gentili

di Redazione

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