Iraq: 9 morti e più di 250 feriti

Pubblicato il 16 luglio 2018 alle 10:20 in Iraq Medio Oriente

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Sono almeno 9 le persone uccise e più di 250 i feriti durante le proteste in corso nel sud dell’Iraq, domenica 15 luglio. Tali disordini sono scatenati dal malcontento presente nel Paese, il quale lotta per ricostruire la propria economia dopo la guerra triennale contro lo Stato Islamico e in seguito al limbo politico delle elezioni del 12 maggio.

Dall’8 luglio, i manifestanti iracheni hanno iniziato a protestare contro la corruzione, la disoccupazione, l’aumento del costo della vita e la mancanza dei servizi pubblici basilari. Tuttavia, la situazione è degenerata, lo stesso giorno, dopo l’uccisione di un dimostrante da parte di un membro delle forze di sicurezza irachene a Basra. In seguito a ciò, i manifestanti hanno incendiato alcune gomme per bloccare le strade e hanno tentato di assaltare alcune istallazioni governative sempre nella provincia di Basra. Le forze dell’ordine hanno risposto agli attacchi sparando in aria, usando gas lacrimogeni e cannoni ad acqua.

I poliziotti locali hanno affermato che le proteste non hanno avuto conseguenze sulla produzione di petrolio greggio di Basra, una città esportatrice importante, il cui commercio genera, da solo, oltre il 95% del fatturato di petrolio del Paese, membro dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC). Alla luce di ciò, è importante notare che qualsiasi malfunzionamento potrebbe avere un enorme impatto negativo sull’economia irachena, già precaria, e che ciò comporterebbe un rincaro globale del greggio.

I manifestanti, i quali esigono lavori e servizi governativi migliori, hanno precluso l’accesso al porto meridionale di Umm Qasr, da cui partono carichi di merci da esportare. Le forze di sicurezza del Paese sono alle prese con le proteste non solo a Basra ma anche in molte altre città del sud dell’Iraq. La crescente rabbia della popolazione si manifesta in un periodo particolarmente delicato del Paese, in quanto i politici iracheni stanno cercando di formare un governo in seguito alle elezioni parlamentari del 12 maggio, le quali sono state accusate di frodi e irregolarità.

Il primo ministro, Haider al-Abadi, a capo di un debole governo provvisorio in vigore finché non ne verrà formato uno definitivo, ha annunciato che il suo governo sbloccherà fondi per i servizi di Basra, quali acqua, elettricità e settore sanitario. Abadi, che ricopre anche l’incarico di comandante in capo alle forze armate irachene, ha inoltre dato ordine di dispiegare un maggior numero di forze di sicurezza e di metterle in stato di allerta nelle province del sud, per far fronte alle agitazioni cittadine. L’accesso a internet nel Paese è stato inoltre drammaticamente ridotto. La strategia di Abadi è quella di sedare le proteste il più presto possibile, in quanto le rivolte si sono già diffuse ad Amara, Nasiriya, e alla città sacra sciita di Najaf.

Il leader clericale sciita del Paese, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, ha espresso la sua solidarietà verso i manifestanti, affermando che essi fanno fronte a “un’estrema carenza di servizi pubblici”. Sistani gode della devozione di milioni di seguaci, e interviene raramente nelle questioni politiche dell’Iraq; tuttavia, quando lo fa, ha un enorme seguito presso la popolazione.

Un blocco politico guidato dal clericale Moqtada al-Sadr ha vinto la maggioranza nelle votazioni condotte tramite una piattaforma anti-corruzione che aveva fatto ricorso in merito alle elezioni di maggio.

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Alice Bellante

di Redazione

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