Iraq: violenti scontri tra polizia e manifestanti

Pubblicato il 15 luglio 2018 alle 12:18 in Iraq Medio Oriente

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La polizia irachena ha sparato in aria, ferendo 4 persone, mentre centinaia di manifestanti cercavano di fare irruzione nella struttura del governo provinciale di Basra, nel settimo giorno di agitazioni che hanno infiammato le città meridionali a causa di disservizi.

Domenica 15 luglio, una escalation delle proteste in atto da una settimana è sfociata in scontri tra i cittadini manifestanti e le forze dell’ordine irachene. “Alcuni manifestanti hanno cercato di fare irruzione nel palazzo. Lo abbiamo impedito usando cannoni ad acqua e lacrimogeni”, ha affermato un ufficiale di polizia. I poliziotti locali hanno affermato che le proteste non hanno avuto conseguenze sulla produzione di petrolio greggio di Basra, che è una città esportatrice importante, e il suo commercio genera, da solo, oltre il 95% del fatturato di petrolio del Paese, membro dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC). Qualsiasi malfunzionamento potrebbe avere un enorme impatto negativo sull’economia già precaria dell’Iraq, e comporterebbe un rincaro globale del greggio.

I manifestanti, che esigono lavori e servizi governativi migliori, hanno precluso l’accesso al porto meridionale di Umm Qasr, da cui partono carichi di merci da esportare. Le forze di sicurezza del Paese sono alle prese con le proteste sia a Basra sia in molte altre città del sud dell’Iraq. Con l’intensificarsi della protesta, i manifestanti hanno anche iniziato ad attaccare edifici appartenenti a potenti milizie sciite, oltre ai quartieri generali governativi. La crescente rabbia della popolazione si manifesta in un periodo particolarmente delicato del Paese, in quanto i politici iracheni stanno cercando di formare un governo in seguito alle elezioni parlamentari del 12 maggio, le quali sono state accusate di frodi e irregolarità.

Il primo ministro, Haider al-Abadi, a capo di un debole governo provvisorio, che resterà in vigore finché non ne verrà formato uno definitivo, ha annunciato che il suo governo sbloccherà fondi per i servizi di Basra, quali acqua, elettricità e settore sanitario. Abadi, che ricopre anche l’incarico di comandante in capo alle forze armate irachene, ha inoltre dato ordine di dispiegare un maggior numero di forze di sicurezza e di metterle in stato di allerta nelle province del sud, per far fronte alle agitazioni cittadine. L’accesso a internet nel Paese è stato inoltre drammaticamente ridotto. La strategia di Abadi è quella di sedare le proteste il più presto possibile, in quanto le rivolte si sono già diffuse ad Amara, Nasiriya, e alla città sacra sciita di Najaf.

Il leader clericale sciita del Paese, il Grande Ayatollah Ali al-Sistani, ha espresso la sua solidarietà verso i manifestanti, affermando che essi fanno fronte a “un’estrema carenza di servizi pubblici”. Sistani gode della devozione di milioni di seguaci, e interviene raramente nelle questioni politiche dell’Iraq; tuttavia, quando lo fa, ha un enorme seguito presso la popolazione.

Un blocco politico guidato dal clericale Moqtada al-Sadr ha vinto la maggioranza nelle votazioni condotte tramite una piattaforma anti-corruzione che aveva fatto ricorso in merito alle elezioni di maggio.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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