Russia: non ci sono prove che i 12 accusati dagli Stati Uniti siano dell’intelligence militare

Pubblicato il 14 luglio 2018 alle 10:23 in Russia USA e Canada

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Il Ministero degli Esteri della Russia ha dichiarato che non ci sono prove che i suoi 12 cittadini, accusati da Washington di aver influenzato le elezioni presidenziali statunitensi del 2016, facciano parte dell’intelligence militare o abbiano hackerato le reti informatiche del partito Democratico degli Stati Uniti.

Il Ministero russo ha dichiarato che l’accusa è stata diffusa con l’obiettivo di danneggiare l’atmosfera prima del summit tra il presidente statunitense, Donald Trump, e il leader della Russia, Vladimir Putin, che si terrà lunedì 16 luglio a Helsinki, in Finlandia.

Da parte sua, Trump ha sempre dichiarato di fidarsi del presidente del Cremlino, che ha sostenuto di non aver influenzato le elezioni. Tuttavia, durante una conferenza stampa tenutasi in occasione della sua visita nel Regno Unito, il leader statunitense ha spiegato che tornerà a parlare dell’accaduto con Putin. Alcuni critici ritengono che Trump non tratterà affatto l’argomento, nonostante le accuse.

I legislatori democratici statunitensi hanno richiesto al presidente di cancellare il summit con il leader russo, tuttavia la Casa Bianca ha comunicato che la diffusione delle accuse non pregiudicherà l’incontro. “L’annuncio non ha nessun impatto sulla riunione di lunedì” ha sottolineato Garrett Marquis, un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. Nancy Pelosi, la leader democratica, ha rilasciato una dichiarazione dove afferma che Trump dovrebbe richiedere e ottenere un accordo reale, concreto e comprensivo per assicurare che la Russia ponga fine ai suoi continui attacchi contro la democrazia degli Stati Uniti. “Se fallirà nell’imporre il suo pensiero contro Putin, ciò costituirà un profondo tradimento nei confronti della Costituzione e della nostra democrazia” ha aggiunto la Pelosi.

Venerdì 13 luglio, Robert Mueller, un gran giurì federale statunitense, aveva accusato 12 funzionari dell’intelligence militare della Russia di aver hackerato le reti informatiche della candidata Hillary Clinton e del Partito Democratico, in occasione delle elezioni presidenziali del 2016. L’indagine ha fornito prove tecniche dettagliate a sostegno dell’accusa di hackeraggio dei russi e della loro influenza nel voto. Uno dei cittadini russi si era infiltrato nei siti elettorali degli Stati di Iowa, Florida e Georgia, in cerca di punti vulnerabili, pochi giorni prima del giorno delle elezioni, avvenute il 4 novembre. Il 16 febbraio, altri cittadini russi erano già stati accusati di aver spiato e diffuso propaganda sui social media statunitensi, tuttavia quel tentativo non era stato connesso direttamente al governo russo.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione