Siria: Assad riconquista il luogo di nascita della rivolta

Pubblicato il 13 luglio 2018 alle 9:59 in Medio Oriente Siria

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Il governo siriano ha issato la sua bandiera nella città di Daraa e nelle aree circostanti, giovedì 12 luglio. Tali zone erano in mano ai ribelli dal 2011 e la loro riconquista rappresenta una grande vittoria per il regime di Bashar al-Assad, secondo quanto riporta al Jazeera English.

Le forze governative, sostenute da diversi contingenti aerei russi, hanno riannesso le zone della provincia meridionale di Daraa, in seguito ad un’offensiva durata più di tre settimane. L’operazione è proseguita quasi indisturbata, permettendo al corpo militare siriano di avanzare nella regione strategicamente vitale tra Giordania e Israele, senza incontrare l’opposizione dei nemici occidentali e regionali di Assad. Gli attacchi del regime sono iniziati il 19 giugno e hanno causato la morte di più di 160 civili, costringendo inoltre più di 330.000 persone a lasciare le loro case.

La campagna governativa per la riconquista dei territori in mano ai ribelli dovrebbe ora colpire le enclave nei pressi delle alture del Golan occupate da Israele, secondo quanto riporta Reuters. Lo Stato Ebraico ha segnalato che non avrebbe impedito l’offensiva, sottolineando però che non sarà tollerata alcuna presenza iraniana vicino al proprio confine e che non cederà il Golan alla Siria ma, al contrario, farà pressioni per il riconoscimento statunitense della sovranità israeliana nella zona. Le alture del Golan sono state occupate da Israele nel 1967 e annesse illegalmente nel 1981. L’accordo, concluso il 31 maggio 1974, stabilisce un’area demilitarizzata lungo la frontiera tra Siria e Israele e limita significativamente il numero di forze che ciascuna parte può schierare entro 25 km dalla zona.

Con l’aiuto di Russia e Iran, Assad ha attualmente recuperato gran parte del territorio siriano. I ribelli rimangono in controllo di una porzione del territorio a nord ovest, vicino al confine con la Turchia, mentre alcune aree a nord est e ad est sono controllati da gruppi a guida curda. La presenza dello Stato Islamico, invece, è limitata alla zona di Abu Kamal e di al-Hajar al-Aswad, a sud di Damasco.

Mentre il presidente Assad persegue una vittoria militare, sembra esserci poca speranza per una pace negoziata, tanto ambita dalle potenze occidentali che sperano di portate stabilità ed incoraggiare i rifugiati a tornare nelle loro case. Una giornalista di al Jazeera, Zeina Khodr, ha dichiarato che le fazioni ribelli ancora presenti nella città di Daraa hanno accettato di arrendersi e deporre le armi durante la notte. Secondo la reporter, Daraa rappresenta una vittoria strategica e simbolica per il governo siriano. Tale successo ha permesso al regime di recuperare il confine con la Giordania e il passaggio di frontiera per avviare il commercio internazionale.

La televisione di stato ha dichiarato che l’esercito siriano, il 12 luglio, ha issato la propria bandiera vicino all’ufficio postale di Daraa, l’unico edificio governativo detenuto dai ribelli sin dai primi giorni della rivolta, iniziata nel marzo 2011. Il primo segnale di resa dell’opposizione è arrivato il 6 luglio, quando i ribelli hanno infine accettato di arrendersi, deporre le armi e consegnarle in ogni cittadina che sia stata inclusa nel patto stipulato con i russi. I dissidenti, i quali sono in lotta con il regime di Assad e sono rimasti soli dopo l’annuncio del non-intervento degli Stati Uniti nella situazione, hanno reso noto che, dai recenti accordi, la Russia garantirà il ritorno in sicurezza nel Paese dei circa 320mila civili sfollati.

In base ai termini della tregua negoziata, i russi avrebbero altresì concesso anche ai combattenti ribelli la possibilità di rimediare alla propria condotta nei confronti del governo, un processo che consentirebbe loro di sottostare nuovamente al governo di Assad e accettare il ripristino dello stato di diritto che vigeva nel Paese. Coloro che invece si rifiuteranno di tornare sotto Assad dovranno lasciare la regione meridionale della Siria e saranno relegati nella porzione nord-occidentale dello Stato, l’unica roccaforte ancora in mano alle forze di opposizione. L’accordo fa eco a quello stipulato con i ribelli situati nei governatorati di Homs e Hama i primi giorni di maggio, tuttavia stavolta, a favore dei dissidenti, le forze governative hanno concesso un loro parziale ritiro dall’area; a subentrare al loro posto saranno le forze di polizia e dell’esercito russe, le quali dovranno pertanto supervisionare il processo di resa. I termini del patto verranno messo in pratica nelle aree della provincia di Deraa in modo graduale, ha riferito Abu Shaima, portavoce dei ribelli sotto la bandiera del Free Syrian Army (FSA), tuttavia non è ancora stato definito un preciso arco temporale entro cui le operazioni verranno portate a termine. 

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Alice Bellante

di Redazione

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