Siria: 28 civili uccisi in un attacco aereo

Pubblicato il 13 luglio 2018 alle 15:11 in Medio Oriente Siria

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Almeno 28 civili sono stati uccisi in un raid che ha colpito una fabbrica di ghiaccio vicino al villaggio di al-Soussa, nella provincia di orientale Sir Deir Ezzor, al confine con l’Iraq, giovedì 13 luglio. Non è ancora chiaro se l’attacco nella provincia, attualmente in mano allo Stato Islamico, sia stato effettuato da un aereo iracheno o dalla coalizione statunitense che combatte contro l’ISIS.

Per quanto riguarda l’Iraq, l’ultimo attacco del Paese in Siria risale a venerdì 22 giugno, quando alcuni aerei da combattimento F-16 hanno ucciso almeno 25 militanti dell’ISIS. Lo Stato Islamico, che una volta occupava un terzo del territorio iracheno, è stato ampiamente sconfitto nel Paese, ma costituisce ancora una minaccia lungo il confine con la Siria. Sin dal 2017, l’esercito iracheno ha eseguito numerosi raid aerei contro l’organizzazione terroristica, con l’approvazione del governo del presidente siriano, Bashar al-Assad. Il primo ministro iracheno, Haider al-Abadi, aveva dichiarato la vittoria sullo Stato Islamico il 9 dicembre 2017, ma il gruppo continua a condurre attentati, sempre meno sporadici, e a gestire cellule dormienti nel Paese, in particolare nell’area settentrionale e al confine con la Siria.

D’altra parte, fin dalla sua creazione, il 10 ottobre 2015, l’alleanza delle Syrian Democratic Forces, sostenuta dalla coalizione internazionale a guida americana, ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro l’ISIS in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione ei territori occupati dai jihadisti. La coalizione ha altresì contribuito alla liberazione delle principali roccaforti dell’organizzazione, in particolare Raqqa, il 17 ottobre 2017, Deir Ezzor, il 3 novembre 2017, e Albu Kamal, il 19 novembre 2017. Lo Stato Islamico aveva dichiarato la creazione del proprio califfato il 29 giugno 2014, e all’apice del suo potere aveva assunto il controllo di ampie porzioni di Siria e Iraq, abitate da milioni di civili. Il gruppo islamista aveva scelto Raqqa come capitale del proprio Stato autoproclamato. Ad oggi, la presenza dello Stato Islamico è limitata alla zona di Abu Kamal e di al-Hajar al-Aswad, a sud di Damasco.

Dal marzo del 2011, la guerra civile in Siria ha causato circa 465.000 vittime, oltre un milione di feriti e ha costretto circa 12 milioni di persone, corrispondente alla metà della popolazione pre-guerra, ad abbandonare le proprie abitazioni. Il Ghouta orientale, l’area ad est della capitale, Damasco, è stata al centro dell’offensiva delle forze del presidente Bashar al-Assad, ad aprile 2018, in seguito alla quale ci sono stati circa 1.000 morti tra cui 215 bambini e 145 donne. Il 12 aprile, l’intera l’enclave detenuta dai ribelli è stata presa dall’esercito siriano e dalle pattuglie della polizia militare russa, dopo che i gruppi d’opposizione hanno accettato di evacuare la zona. Nel nord della Siria, più precisamente nell’enclave curda di Afrin, sono schierate alcune truppe turche e ribelli siriani alleati pronti a confrontare la milizia curda sostenuta dagli Stati Uniti. Le forze alleate hanno attualmente in mano la città di Afrin, mentre i curdi controllano Raqqa, Qamishli e Hasakah. Le fazioni ribelli hanno recentemente perso il controllo della città di Daraa e alcune aree ad est e ad ovest, riconquistate dalle forze del presidente Bashar al Assad, in seguito all’offensiva iniziata il 19 giugno. Il gruppo anti-regime controlla perciò solo alcune aree lungo il confine con la Giordania e presso le alture del Golan, occupate da Israele.

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Alice Bellante

di Redazione

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