Migranti a bordo della nave Diciotti sbarcati a Trapani: ok dal Quirinale

Pubblicato il 13 luglio 2018 alle 10:14 in Immigrazione Italia

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Dopo uno stallo di due giorni, i 67 migranti a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera italiana sono sbarcati nel porto di Trapani. L’ok è arrivato dal Quirinale con la telefonata del presidente della Repubblica, Sergio Matterella, al premier Giuseppe Conte, in seguito alla resistenza da parte del Ministero dell’Interno.

Tra gli stranieri sbarcati ci sono 3 donne e 2 minori non accompagnati. La maggior parte proviene dal Pakistan, 10 sono originari del Sudan, 10 della Libia, 7 palestinesi, 4 del Marocco e dell’Algeria, uno del Ciad, del Nepal, dello Yemen, del Ghana e del Bangladesh. Due migranti sono indagati, il sudanese Ibrahim Bushara e il ghanese Hamid Ibrahim, accusati di violenza privata e aggravata in danno del comandante e dell’equipaggio e del cargo Vos Thalassa, che li aveva soccorsi nella giornata di domenica 8 luglio. La resistenza allo sbarco da parte del Viminale era emersa in seguito alla notizia secondo cui, a bordo, alcuni migranti avevano minacciato l’equipaggio e il capitano, presumibilmente per paura di essere riportati in Africa. A tale proposito, Salvini aveva subito dichiarato che tali persone non sarebbero finite in albergo ma in galera. L’autorizzazione allo sbarco è stata annunciata da Conte, il quale ha assicurato che erano state effettuate tutte le procedure di identificazione degli stranieri, con particolare riguardo a quelli sospettati. “Nei prossimi giorni proseguiranno gli accertamenti a cura della Polizia di Stato, con assunzione delle informazioni testimoniali di tutte le persone che sono state trasportate. Gli esiti delle ulteriori indagini verranno trasmessi dalla procura competente”, ha chiarito Conte. La decisione è stata accolta con stupore dal Viminale che, secondo alcune fonti, si aspettava l’emissione di un provvedimento restrittivo.

Nel frattempo, nella giornata di giovedì 12 luglio, il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in occasione della riunione informale dei ministri dell’Interno europei a Innsbruck, ha ribadito che “il problema italiano è un problema europeo”. A suo avviso, la questione degli sbarchi è quanto mai attuale, poiché è giusto ragionare su ciò che accadrà nei prossimi mesi, ma per l’Italia si tratta di un problema urgente da risolvere nell’immediato. Un’altra priorità segnalata dal capo del Viminale è quella relativa alle riammissioni, come anticipato nel pre-vertice trilaterale con gli omologhi austriaco e tedesco. Salvini ha spiegato che, nel giugno 2016, era stata avviata un’iniziativa dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea, Federica Mogherini, con alcuni Paesi africani, quali Nigeria, Niger, Mali, Senegal ed Etiopia, per accordi di riammissione. Negli ultimi anni sono giunti in Europa 60.000 nigeriani, nella maggior parte dei casi non profughi, e ne sono stati espulsi 700. Alla luce di ciò, ha spiegato Salvini, è necessario comprendere che l’Italia ospita circa 500.000 clandestini e, se non riuscirà ad espellerne più di 10.000 l’anno, ci metterà 50 anni per recuperare il tempo passato.

Il ministro ha altresì ricordato alle controparti europee che l’Italia sta continuando ad assistere la Guardia Costiera libica, a cui ha donato recentemente 12 motovedette, in cambio di una maggiore sicurezza dei porti libici. Sulla questione delle Ong, a cui Salvini ha vietato lo sbarco nei porti italiani, è stato chiesto l’intervento europeo. “Spesso è provato che abbiano interessi non solo solidaristici, ma anche economici dietro il loro operato. Queste sono cose che non può fare l’Italia da sola, ma deve farlo l’UE”, ha dichiarato Salvini. Infine, secondo il capo del Viminale, l’asilo deve essere concesso soltanto a quei migranti che ne hanno il diritto, in quanto è necessario dare il segnale che, chi scappa dalla guerra, le donne e i bambini, devono essere accolti, identificati e giungere in Italia o in Europa in aereo, non su un gommone rischiando la morte. Per gli altri, ha concluso il ministro, “non ci deve essere nessuna possibilità di chiedere asilo politico in Europa”.

Secondo le stime del Ministero dell’Interno, dal primo gennaio al 12 luglio 2018, sono sbarcati in Italia 16.984 migranti, di cui 11.535 partiti dalla Libia. Si tratta di una diminuzione dell’80% rispetto ai dati dello stesso periodo del 2017, in cui giunsero via mare nel nostro Paese 86.127 stranieri. Le prime cinque nazionalità dei migranti sono tunisina, eritrea, sudanese, nigeriana ed ivoriana. Il numero dei minori non accompagnati arrivati in Italia dall’inizio dell’anno al 10 luglio, invece, è pari a 2.649.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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