Turchia: organo elettorale conferma vittoria di Erdogan

Pubblicato il 5 luglio 2018 alle 10:38 in Medio Oriente Turchia

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Il Supreme Election Committee (YSK), l’organo elettorale della Turchia, ha confermato che il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha vinto le elezioni presidenziali del 24 giugno, raggiungendo il 52,59% dei consensi, corrispondenti, ha specificato il capo dell’YSK, Sadi Guven, a oltre 26,3 milioni di voti.

Erdoğan ha conseguito, pertanto, un risultato migliore rispetto a quello ottenuto nelle elezioni presidenziali del 10 agosto 2014 quando, dopo aver incassato il 51,79% dei voti, è stato eletto presidente per la prima volta. Dalle elezioni del 24 giugno è invece uscito sconfitto il suo rivale principale, Muharrem Ince, candidato del Partito Popolare Repubblicano (CHP), che ha ottenuto il 30,64% dei voti e ha riconosciuto la sconfitta. Li hanno seguiti Selahattin Demirtaş, leader del Partito Popolare Democratico Curdo (HDP), con l’8,40% dei voti, e l’ex ministro degli interni di destra, Meral Akşener, fondatrice del Partito Buono (IYI), che, conseguendo il 7,29% dei voti, si è piazzata quarta. L’Organizzazione per la sicurezza e l’organizzazione in Europa (OSCE), tuttavia, ha denunciato la mancanza di “uguali condizioni” per i candidati nella campagna elettorale.

Tale risultato ha consentito a Erdoğan di ottenere il suo secondo mandato, che comincerà a esercitare dopo la cerimonia di giuramento, prevista per il 9 luglio, con poteri accresciuti in virtù del passaggio della Turchia dal sistema parlamentare a quello presidenziale esecutivo, deciso con il referendum del 16 aprile 2017. La nuova forma di governo permetterà, tra le altre cose, al presidente eletto di nominare direttamente alti funzionari pubblici, tra cui i ministri e uno o più vicepresidenti, mentre la carica di primo ministro è stata soppressa. Il sistema presidenziale esecutivo è stato fortemente sostenuto da Erdoğan, che lo ha giustificato con la necessità di introdurre cambiamenti nella forma di governo turca per semplificare il processo decisionale ed evitare governi caotici. Tale prospettiva, tuttavia, non ha mancato di attirargli critiche, da parte di quanti ritengono che il nuovo sistema condurrà inevitabilmente al controllo di un solo uomo.

Ulteriore modifica introdotta nel nuovo sistema riguarda la composizione del Parlamento, che sarà formato da 600 seggi, invece dei 550 del sistema precedente. Il nuovo Parlamento, che giurerà il 7 luglio, vedrà 295 seggi occupati da deputati del Partito di Giustizia e Sviluppo di Erdoğan (AKP), 146 seggi assegnati al Partito Popolare Repubblicano (CHP), 67 al Partito Popolare Democratico Curdo, 49 al Partito del Movimento Nazionalista (MHP) e 43 al Partito Buono (IYI). Tale distribuzione dei seggi è il risultato dell’esito delle elezioni parlamentari tenutesi lo stesso giorno di quelle presidenziali, il 24 giugno, elezioni dalle quali l’AKP si è riconfermato come primo partito, scendendo, tuttavia, leggermente al di sotto della maggioranza assoluta. Il risultato conseguito dall’MHP, partner dell’AKP, tuttavia, ha consentito al partito di Erdoğan di ottenere la maggioranza in parlamento. Sul versante dell’opposizione, il CHP si è riconfermato il principale partito di opposizione mentre l’HDP ha mantenuto la sua posizione come secondo partito di opposizione. L’IYI, invece, entrerà in parlamento per la prima volta dopo essere stato istituito il 25 ottobre 2017.

Mercoledì 4 luglio, la Turchia ha emanato il primo decreto per armonizzare l’attuale apparato normativo al nuovo sistema presidenziale esecutivo. Il decreto stabilisce il trasferimento di alcuni poteri del governo al presidente, abolendo la carica di primo ministro. Le modifiche apportate entreranno in vigore dopo la cerimonia di giuramento di Erdogan.

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di Redazione

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