Iran: USA ignari delle conseguenze dell’embargo sul petrolio

Pubblicato il 5 luglio 2018 alle 9:39 in Iran USA e Canada

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Il presidente iraniano, Hassan Rouani, ha promesso che il suo Paese rimarrà fermo di fronte alle minacce statunitensi e alla decisione di fermare le spedizioni petrolifere iraniane. “Gli americani dicono di voler ridurre le esportazioni iraniane di petrolio a zero. Ciò dimostra che non hanno pensato alle conseguenze” ha dichiarato Rouhani durante una visita ufficiale a Vienna, il 4 luglio. Tali affermazioni arrivano poche ore dopo che un portavoce delle forze armate statunitensi aveva promesso di mantenere le idrovie del Golfo aperte alle petroliere.

Il 3 luglio, il presidente iraniano aveva rilasciato commenti simili, affermando che il Paese potrebbe alterare le esportazioni regionali, nel caso in cui smettesse di esportare petrolio in seguito al ritiro statunitense dal Joint Comprehension Plan of Action (JCPOA), l’accordo nucleare tra l’Iran e il resto del mondo. Firmata il 14 luglio 2015, l’intesa era finalizzata a revocare le sanzioni contro il Paese mediorientale in cambio di restrizioni al suo programma nucleare. Dal ritiro dell’8 maggio, Washington ha intimato agli altri Stati coinvolti di interrompere tutte le importazioni di petrolio iraniano dal 4 novembre, per non incorrere in sanzioni statunitensi. In risposta a ciò, alcuni funzionari iraniani, come rappresaglia per qualsiasi azione statunitense, hanno minacciato di bloccare lo Stretto di Hormuz, un’importante rotta marittima.

Alla luce di quando accaduto, gli altri firmatari dell’accordo, Cina, Francia, Germania, Gran Bretagna e Russia, insieme all’Unione Europea, hanno promesso di preservare l’intesa anche senza gli Stati Uniti. Gli attori in questioni sono decisi a mantenere le importazioni di petrolio e gli investimenti in movimento, riconoscendo, tuttavia, che le sanzioni renderanno difficile fornire garanzie a Teheran.

“L’Iran sopravvivrà a questo round di sanzioni americane come è sopravvissuto in precedenza” ha dichiarato Rouhani, descrivendo poi le penalità statunitensi come “un crimine e un’aggressione”. Sulla stessa linea, mercoledì 4 luglio, un alto funzionario iraniano, responsabile per il settore petrolifero, ha affermato che la pressione dell’amministrazione Trump esercitata sulle aziende internazionali per non acquistare petrolio iraniano farà salire i prezzi e finirà per danneggiare l’economia statunitense.

Teheran, sabato 30 giugno, ha esortato le imprese straniere a resistere alla “minaccia” posta dalle sanzioni statunitensi. L’accordo nucleare è stato la pietra miliare della politica del presidente Rouhani, volta a costruire una maggiore apertura con l’Occidente. Tuttavia, l’uscita degli Stati Uniti ha portato alla luce severe critiche dalla fazione ultra-conservatrice presente nel Paese. A ciò si aggiunge che, anche prima della decisione di Trump, gli iraniani avevano lamentato la mancata concretizzazione dell’aumento degli investimenti esteri, auspicata dopo la conclusione dell’accordo. Di conseguenza, la decisione di Washington apre la strada a nuove sanzioni USA contro Teheran, le quali condizioneranno le imprese di paesi terzi che continuano a operare in Iran. Alla luce di ciò, un certo numero di ditte straniere ha già annunciato l’interruzione delle attività in Iran, a causa della rinnovata imposizione delle sanzioni.

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Alice Bellante

di Redazione

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