Turchia: emanato primo decreto per il nuovo sistema presidenziale

Pubblicato il 4 luglio 2018 alle 10:42 in Medio Oriente Turchia

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Mercoledì 4 luglio, la Turchia ha emanato il primo decreto per armonizzare l’attuale apparato normativo al nuovo sistema presidenziale esecutivo, in esito alle elezioni presidenziali e parlamentari del 24 giugno, vinte da Recep Tayyip Erdogan, con il 52,6% dei consensi, sul 99,6% dei voti contati. Il decreto, pubblicato sulla gazzetta ufficiale turca, consta di 74 articoli che stabiliscono il trasferimento di alcuni poteri del governo al presidente, abolendo la carica di primo ministro.

Il decreto, in particolare, apporta modifiche a leggi emanate dal 1924 al 2017. Gli articoli sottoposti alla procedura di emendamento saranno circa 5.000. La modifica sostituirà tutti i riferimenti al primo ministro e al consiglio dei ministri con riferimenti al presidente e all’ufficio del presidente. Il governo, inoltre, abrogherà tutte le leggi relative alla struttura organizzativa dei ministeri, dal momento che, nel nuovo sistema, tutti i ministeri saranno formati, nominati e regolamentati dal presidente eletto che, peraltro, avrà l’autorità di rimuovere i dipendenti pubblici, senza l’approvazione parlamentare. Per evitare brusche transizioni nel sistema esecutivo, il governo emanerà anche leggi di attuazione che garantiranno tutte le istituzioni fino a quando il nuovo sistema non sarà completamente implementato.

Dopo il giuramento del presidente, verrà formato un nuovo governo, l’autorità del governo di emanare decreti cesserà, il presidente eletto emanerà un nuovo decreto, saranno istituiti i nuovi ministeri, che saranno, complessivamente, 16, e verrà delineato il nuovo assetto organizzativo e burocratico. I ministri saranno nominati dal presidente, che non ha alcun vincolo temporale per la nomina, anche se è stato riferito che i 16 ministri saranno nominati contemporaneamente.

Il Parlamento turco aveva concesso al governo, guidato dal Partito di Giustizia e Sviluppo (AKP), il potere di emanare decreti senza l’approvazione parlamentare prima delle elezioni del 24 giugno, per garantire l’integrazione del nuovo sistema presidenziale previsto dall’emendamento costituzionale. In particolare, il governo ha emesso decreti, scavalcando il parlamento, nell’ambito dello stato di emergenza, imposto il 21 luglio 2016 a seguito del tentativo di colpo di stato militare, il 15 luglio 2016. Lo stato di emergenza è stato rinnovato per la settima volta, per altri tre mesi, il 18 aprile, ma Erdogan aveva promesso di revocarlo dopo le elezioni, in esito alle quali si è realizzato il passaggio dal sistema parlamentare al sistema presidenziale, deciso in occasione del referendum del 16 aprile 2017, con il 51,3% dei consensi, corrispondenti a circa 58 milioni di elettori. Il passaggio dalla repubblica parlamentare al sistema presidenziale era sostenuto dal Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), fondato da Erdogan, e dal Partito del Movimento Nazionalista (MHP). Il “No”, invece, era sponsorizzato dai partiti di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP) e il partito filo-curdo, il Partito Democratico dei Popoli (HDP), i quali ritenevano che questo cambiamento avrebbe portato alla nascita di un governo autocratico.

Le modifiche apportate dall’ultimo decreto entreranno in vigore quando Erdogan presterà giuramento, evento previsto in Parlamento per l’8 o il 9 luglio.

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di Redazione

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