Iraq: uccisi 8 iracheni, premier velocizza condanne a morte per terroristi

Pubblicato il 29 giugno 2018 alle 14:32 in Iraq Medio Oriente

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L’Iraq ha eseguito la condanna a morte di 12 persone accusate di terrorismo, subito dopo la richiesta primo ministro, Haider al-Abadi, di accelerare le esecuzioni, in risposta al rapimento e all’uccisione di 8 membri delle forze di sicurezza del Paese.

I jihadisti avevano rapito alcuni membri delle forze di sicurezza dell’Iraq e avevano postato online, sabato 23 giugno, un video dove venivano ripresi 6 di loro. I militanti avevano minacciato di ucciderli, se il governo iracheno non avesse rilasciato nel giro di 3 giorni le prigioniere sunnite donne. Mercoledì 27 giugno, a Tel Sharaf, nella provincia di Salaheddin, le forze di sicurezza irachene avevano ritrovato i corpi degli 8 colleghi mutilati e smembrati da esplosivi, due giorni dopo la scadenza dell’ultimatum indicato dai rapitori dell’ISIS. Il portavoce del Ministero degli Interni, in seguito agli esiti delle autopsie, ha dichiarato che le vittime erano state uccise prima dello scadere dell’ultimatum e che il video faceva parte della propaganda dello Stato Islamico. I jihadisti hanno dichiarato che le vittime erano ufficiali della polizia irachena o membri della forza paramilitare Hashed al-Shaabi.

Giovedì 28 giugno, in seguito alla scoperta dei corpi delle vittime, il premier Abadi ha ordinato l’immediata esecuzione di tutti coloro che sono stati imprigionati per terrorismo e perché considerati parte dello Stato Islamico dell’Iraq e del Levante. La decisione del primo ministro comprende tutti coloro che hanno esaurito le possibilità di appello. Abadi ha giurato che, in questo modo, si sarebbe vendicato della morte dei membri delle forze di sicurezza. Più di 300 persone, incluse 100 donne straniere, sono state condannate a morte in Iraq, mentre centinaia di altre persone rimarranno in carcere a vita per essere entrati a far parte dell’ISIS, secondo quanto riportato da una fonte giudiziaria ad aprile. La maggior parte delle donne provengono da ex repubbliche sovietiche o dalla Turchia. Nelle carceri sono altresì presenti un uomo di nazionalità russa e un belga.

La Human Rights Watch, la settimana passata, ha urgentemente richiesto alla magistratura irachena di gestire individualmente i casi relativi alle donne straniere e ai bambini affiliati all’ISIS, invece di prevedere anche per loro la stessa condanna che affronteranno tutti gli altri. Da gennaio, la Human Rights Watch sostiene che l’Iraq stia eseguendo processi troppo precipitosi per i casi di stranieri accusati di essere entrati illegalmente nel Paese per unirsi o assistere il gruppo terroristico.

L’ayatollah iracheno, Ali Al-Sistani, ha dichiarato che i leader dell’Iraq dovrebbero concentrarsi più sullo sconfiggere lo Stato Islamico che non sul risultato delle elezioni parlamentari di maggio. Durante la campagna elettorale, infatti, molti iracheni consideravano la classe sociale disinformata sugli avvenimenti interni del Paese e più preoccupata del potere che sul gestire il popolo.

L’ISIS, che una volta occupava un terzo del territorio iracheno, è stato ampiamente sconfitto nel Paese, ma costituisce ancora una minaccia lungo il confine con la Siria. Abadi aveva annunciato la vittoria sui militanti dell’ISIS il 9 dicembre 2017, ma il gruppo opera ancora in alcune aree del Paese mediante imboscate, omicidi e bombardamenti in tutto l’Iraq.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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