USA: smettere di acquistare petrolio dall’Iran entro il 4 novembre

Pubblicato il 27 giugno 2018 alle 10:56 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno chiesto, martedì 26 giugno, che i Paesi di tutto il mondo smettano di acquistare petrolio iraniano entro il 4 novembre o si preparino ad affrontare le sanzioni economiche americane.

Un alto funzionario del Dipartimento di Stato ha avvertito le capitali straniere sul fatto che non saranno concesse deroghe e ha descritto il rafforzamento delle sanzioni su Teheran come “una delle nostre principali priorità di sicurezza nazionale”. Il 6 giugno, la Francia, il Regno Unito, la Germania e l’Unione Europea avevano inviato una lettera congiunta a Washington, per chiedere che le proprie imprese fossero esentate dalle sanzioni USA contro l’Iran. Tuttavia, le parole del funzionario americano hanno confermato che Trump non intende concedere esclusioni, né agli alleati europei, né agli altri importanti clienti iraniani come l’India, il Giappone e la Cina.

Il funzionario del Dipartimento di Stato ha preferito rimanere anonimo e ha ammesso che la decisione di Washington potrebbe risultare impopolare, secondo quanto riporta il quotidiano Al-Monitor. “Esiterei a dire che non ci sarà mai alcuna deroga”, ha dichiarato il funzionario, che ha poi aggiunto che, in ogni caso, la posizione ufficiale rimane quella di non assicurare a nessuno l’esclusione dalle sanzioni. “Non penso che la risposta giapponese sia stata particolarmente diversa da quella di altri Paesi importatori di petrolio”, ha dichiarato, aggiungendo che ha in programma di visitare presto la Cina e l’India per discutere la questione. “Cina, India? Sì, certamente le loro società saranno soggette alle stesse sanzioni di tutti gli altri”, ha affermato. “Richiederemo certamente che anche le loro importazioni di petrolio vengano azzerate”.

Secondo quanto riporta il quotidiano The New Arab, tali dichiarazioni hanno causato un aumento del prezzo del petrolio, dovuto ai timori per una carenza mondiale di greggio. Tuttavia, una potenziale guerra economica con la Cina avrebbe stabilizzato i mercati. Secondo il quotidiano, alcuni  analisti ritengono che la richiesta americana non sia realistica e che non sarà sufficiente per impedire a Paesi, come la Cina e l’India, di importare petrolio iraniano. Si prevede, inoltre, che l’Arabia Saudita aumenti la produzione per compensare eventuali carenze di approvvigionamento da parte dell’Iran. Altri e ulteriori timori hanno impattato negativamente sul mercato del greggio, come l’instabilità politica in Libia e le potenziali perturbazioni delle esportazioni canadesi. 

Tali conseguenze rientrano nel contesto dell’uscita americana dall’accordo sul nucleare iraniano. L’8 maggio, Trump, ha deciso il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), firmato dall’Iran, dalla Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ovvero Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina, il 14 luglio 2015, e che prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte precedentemente contro l’Iran dall’Unione Europea, dall’Onu e dagli Stati Uniti, in cambio della limitazione delle attività nucleari da parte del Paese mediorientale. 

Gli Stati Uniti hanno, quindi, annunciato che imporranno sanzioni contro le società che continueranno a condurre affari con l’Iran. Il segretario del Tesoro americano ha dichiarato che gli Stati Uniti saranno comprensivi con gli alleati che hanno avviato investimenti in Iran, dando loro tra i 90 e i 180 giorni di tempo per interrompere i contratti esistenti con la Repubblica Islamica. Il termine scadrà, appunto, il 4 novembre 2018. Le imprese europee, che negli ultimi 3 anni hanno largamente investito in Iran, saranno le più colpite da tali misure. Diverse compagnie multinazionali, tra cui la francese Total e la danese Maersk, hanno già annunciato che non potranno rimanere in Iran una volta che le sanzioni saranno reintrodotte, a meno che non ricevano esplicite esenzioni da Washington. Anche il gruppo  francese Groupe PSA, produttore di auto, ha annunciato, lunedì 4 giugno, l’intenzione di ritirarsi da due delle joint ventures in Iran, al fine di evitare di ricevere misure punitive.

Da parte loro, Iran e Iraq hanno firmato un accordo sull’esportazione di petrolio greggio da Kirkuk a Teheran, mirando a potenziare la loro cooperazione in materia economica e commerciale. È quanto ha reso noto, martedì 5 maggio, l’agenzia di stampa del Ministero del Petrolio iraniano, Shana, la quale ha specificato che il trasporto di greggio avverrebbe direttamente via camion dal campo di Kirkuk. Secondo l’accordo, l’Iran è tenuto a lavorare il petrolio importato nelle sue raffinerie e a consegnarlo, una volta ultimato il processo, ai porti meridionali dell’Iraq. Si prevede che tra i 30.000 e i 60.000 barili al giorno contenenti greggio proveniente da Kirkuk saranno trasportati dai camion cisterna a Darreh Shahr, nel sud-ovest dell’Iran. In base a quanto riportato da Reuters, Iraq e Iran starebbero progettando di costruire un oleodotto in futuro per evitare l’uso di camion durante l’esportazione di petrolio nella penisola.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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