Siria: ribelli circondati nella zona mediorientale

Pubblicato il 27 giugno 2018 alle 13:15 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano hanno preso il controllo dei villaggi di Basr al-Harir e Mlehat al-Atash, nella provincia meridionale di Daraa, la notte tra il 26 e 27 giugno, circondando completamente la sezione nord-orientale del territorio occupato dai ribelli. Sono almeno 15 i dissidenti uccisi nell’ultimo scontro, nella giornata più sanguinosa da quando il regime ha intrapreso le operazioni nelle regioni meridionali della Siria. Complessivamente, dall’inizio delle offensive, 29 ribelli, 24 combattenti pro-regime e 32 civili sono stati uccisi, secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani. Sempre a detta del gruppo di monitoraggio, la decisione di incrementare le offensive nel sud del Paese ha rappresentato un passo altamente significativo, dal momento che, in seguito alla conquista dei 2 villaggi in questione, le forze del regime presenti nella provincia di Daraa e quelle nella provincia di Sweida sono ora direttamente collegate.

Il regime aveva intimato già da tempo che Daraa, in quanto luogo di nascita della rivolta siriana, sarebbe stata al centro dei prossimi attacchi. Dopo aver riconquistato i bastioni dei dissidenti nella regione del Paese situata a nord di Homs e intorno alla capitale, il regime siriano ha deciso di concentrare i suoi sforzi militari contro le regioni sud-occidentali della Siria, al confine con Israele e con la Giordania, per sconfiggere i ribelli che si oppongono all’autorità di Assad. I ribelli, oltre alla zona di Daraa, controllano anche parte della vicina provincia di Quneitra. In tale contesto, è importante evidenziare che entrambe le provincie toccano la linea dell’armistizio con Israele nelle alture del Golan occupate.

Il regime ha iniziato a bombardare la città di Daraa, ma l’alleata Russia, la quale fornisce anche copertura aerea per l’offensiva, sta anche conducendo negoziati con Siria, Giordania, Israele e Stati Uniti per un accordo volto ad evitare altri scontri. L’assalto arriva, per lo più, nonostante il monito degli Stati Uniti. Gli USA al fine di prevenire un’escalation a Daraa, hanno altresì avvertito che avrebbero intrapreso “misure ferme e appropriate” nel caso in cui il regime avesse proceduto con un’operazione militare nella zona in questione.

Come anticipato, nel sud-ovest della Siria, Al-Assad corre il pericolo di entrare in conflitto con Israele, che intende difendere la propria frontiera da scontri e incursioni, e che ha iniziato a condurre raid aerei in Siria. L’ultimo presunto attacco israeliano sarebbe avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 giugno, quando due missili israeliani sono stati lanciati nei pressi dell’aeroporto internazionale di Damasco, secondo quanto riportato dai media statali siriani. Le forze armate israeliane stanno portando avanti una serie di attacchi contro obiettivi iraniani presenti in Siria e, secondo quanto riferito da un funzionario americano, Israele avrebbe anche compiuto un attacco mortale contro una base paramilitare irachena nella Siria orientale, il 17 giugno. Lo stesso giorno, durante una riunione di gabinetto a Gerusalemme, Netanyahu ha ribadito che l’Iran deve ritirarsi da tutto il territorio siriano. A ciò ha aggiunto che lo Stato ebraico sta già prendendo provvedimenti e agirà per contrastare tale realtà. Israele ha conquistato una vasta parte delle alture del Golan della Siria durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, poi annettendo la zona con l’appoggio della comunità internazionale. L’attacco confermato e più letale da parte delle forze israeliane in territorio siriano è quello avvenuto l’8 maggio, quando Israele aveva colpito un deposito di armi, situato a Al-Kisweh, causando la morte di 15 persone, tra le quali 8 iraniani.

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Alice Bellante

di Redazione

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