Amnesty International: necessario processo per crimini contro l’umanità in Mynamar

Pubblicato il 27 giugno 2018 alle 19:15 in Asia Myanmar

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Amnesty International ha pubblicato un report, martedì 26 giugno, nel quale delinea le proprie scoperte in merito al ruolo ricoperto dall’apparato militare di Yangon durante l’offensiva lanciata a partire dal mese di agosto 2017 contro la minoranza musulmana Rohingya. In base alle indagini effettuate, Amnesty International ha chiesto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite di consegnare il proprio report presso la Corte Penale Internazionale (CPI) affinché venga aperto un processo internazionale per crimini contro l’umanità.

“Le operazioni militari guidate dal generale Min Aung Hlaing e dal vice generale Soe Win si sono rivelate una campagna orchestrata di uccisioni, stupri, torture e distruzione tese solamente a punire la popolazione Rohingya, stabilitasi nello Stato settentrionale di Rakhine, e a costringerla ad abbandonare il Paese”, si legge nel report di Amnesty International.

La minoranza musulmana Rohingya non è mai stata riconosciuta come minoranza ufficiale del Paese e, per questo, è stata spesso vittima di persecuzioni da parte della maggioranza buddista che popola il Myanmar. Tali persecuzioni hanno subito un aumento progressivo nel corso del 2017, raggiungendo l’apice nel mese di agosto quando alcuni militanti islamisti appartenenti ai Rohingya hanno attaccato alcune stazioni di polizia. Secondo quanto riportato dalle Nazioni Unite, circa 700.000 Rohingya avrebbero lasciato il Paese per rifugiarsi in Bangladesh a seguito dell’avvio dell’offensiva guidata dall’esercito nazionale.

La gravità della situazione aveva spinto i governi di Bangladesh e Myanmar ad incontrarsi per trovare un accordo sul processo di rimpatrio della minoranza Rohingya. Tale accordo è stato raggiunto all’inizio del 2018, nel mese di gennaio, e prevede il completamento del rimpatrio volontario della minoranza islamica in Myanmar nel corso di due anni.

Il governo del Myanmar ha provveduto ad istituire due centri di accoglienza ed un campo temporaneo situato lungo il confine con il Bangladesh per sistemare i primi profughi rimpatriati. Tuttavia, il vicesegretario generale per gli Affari Umanitari delle Nazioni Unite, Ursula Mueller, dopo aver visitato il Paese ha espresso alcuni dubbi in merito all’adeguatezza delle future sistemazioni per i Rohingya.

Di fronte alle richieste avanzate da Amnesty International, né il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite né la Corte Penale Internazionale hanno ancora fornito una risposta ufficiale. Tuttavia, dal momento che il Mynamar non rientra tra i Paesi membri della CPI, affinchè questa possa esercitare la propria giurisdizione ed aprire un processo per crimini contro l’umanità dovrà ricevere l’autorizzazione dal governo di Yangon.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Alice Barberis

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.