Continua l’offensiva di Al-Assad nel sud della Siria

Pubblicato il 26 giugno 2018 alle 12:40 in Medio Oriente Siria

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Le forze siriane fedeli al presidente Bashar al-Assad stanno intensificando l’offensiva contro i villaggi ribelli nella provincia meridionale di Deraa, mentre migliaia di persone continuano a fuggire dall’area.

Gli scontri nell’area sono scoppiati martedì 19 giugno e, al momento, le forze filogovernative si sono rassembrate alla periferia della città di Basr al-Harir. Gli scontri sono scoppiati quando i ribelli siriani avevano bombardato la città di Sweida, in risposta all’arrivo di rinforzi delle truppe siriane nell’area e avevano promesso “vulcani di fuoco” in caso di attacco da parte di Assad nelle aree meridionali della Siria controllate dai ribelli, al confine con la Giordania. Il 26 giugno, “almeno 200 attacchi aerei e 150 bombe hanno colpito Basr al-Harir, mentre le forze governative si sono trasferite nel villaggio”, ha riferito al quotidiano Al-Jazeera un attivista pro-opposizione a Deraa, Jihad Hamza. “I combattenti ribelli si stanno organizzando per respingere l’assalto”, ha aggiunto.  

Decine di migliaia di persone sono fuggite a causa dell’offensiva governativa, che dura da ormai una settimana nelle zone controllate dai ribelli a Deraa, secondo fonti locali. In questa settimana, almeno 41 persone sono state uccise e più di 100 altre sono rimaste ferite, secondo Lawrence Adam, un giornalista del gruppo di mediazione Nabaa gestito da alcuni attivisti, nella periferia di Deraa. “Almeno 27 delle persone uccise erano civili, tra cui 5 bambini e 9 donne”, ha riferito Adam ad Al-Jazeera, il 25 giugno. Pubblicando un appello urgente, Adam ha riferito che i civili in fuga da queste aree si stanno dirigendo verso i villaggi lungo i confini con la Giordania e le alture del Golan, occupate da Israele. “Se la comunità internazionale non risponderà rapidamente, presto ci troveremo di fronte a un disastro”, ha dichiarato Adam. Il 21 giugno, le Nazioni Unite hanno avvertito che l’escalation nel sud della Siria potrebbe avere ripercussioni pericolose per i circa 750.000 civili nella zona. 

Dopo aver riconquistato i bastioni dei dissidenti nella regione del Paese situata a nord di Homs e intorno alla capitale, il regime siriano sta ora concentrando i suoi sforzi militari contro le regioni sud-occidentali della Siria, al confine con Israele e con la Giordania, per sconfiggere i ribelli che si oppongono all’autorità di Assad. Gli Stati Uniti, dal canto loro, intendono preservare la zona di de-escalation militare su cui avevano convenuto nel 2017 con la Russia e con la Giordania, la quale aveva aiutato a contenere gli scontri limitati in quell’area. Assad, invece, mira a ripristinare il suo controllo sull’intera regione. I media statali siriani hanno riferito che il governo sta bombardando quelle che chiamano “postazioni terroriste” a nord-est di Deraa per distruggere le loro armi. Le truppe governative si stanno, inoltre, rassembrando nella vicina provincia di Sweida. Tuttavia, secondo quanto riferito da fonti locali, l’assalto avrebbe colpito numerosi civili nelle aree orientali e occidentali che circondano la città di Deraa. “Le famiglie che vivono nei sobborghi orientali di Deraa continuano a fuggire dalle loro case verso villaggi e campi lungo i confini giordani che rimangono sotto il controllo dei ribelli o non sono colpiti dai bombardamenti”, ha riferito Sami, un attivista pro-opposizione nella parte orientale della periferia di Deraa. Secondo l’attivista, il cui nome è stato cambiato per motivi di sicurezza, almeno 10 villaggi a Deraa sono ora per lo più vuoti.

Nella zona in questione, a sud-ovest della Siria, Al-Assad corre il pericolo di entrare in conflitto con Israele, che intende difendere la propria frontiera da scontri e incursioni, e che ha iniziato a condurre raid aerei in Siria. L’ultimo presunto attacco israeliano sarebbe avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 giugno, quando due missili israeliani sono stati lanciati nei pressi dell’aeroporto internazionale di Damasco , secondo quanto riportato dai media statali siriani. Le forze armate israeliane stanno portando avanti una serie di attacchi contro obiettivi iraniani, e affiliati all’Iran, in Siria e, secondo quanto riferito da un funzionario americano, Israele avrebbe compiuto un attacco mortale contro una base paramilitare irachena nella Siria orientale il 17 giugno. Lo stesso giorno, durante una riunione di gabinetto a Gerusalemme, Netanyahu aveva ribadito che l’Iran deve ritirarsi da tutto il territorio siriano. A ciò ha aggiunto che lo Stato ebraico sta già prendendo provvedimenti e agirà per contrastare tale realtà. Israele ha conquistato una vasta parte delle alture del Golan della Siria durante la Guerra dei Sei Giorni nel 1967, poi annettendo la zona con l’appoggio della comunità internazionale. L’attacco confermato e più letale da parte delle forze israeliane in territorio siriano è quello avvenuto l’8 maggio, quando Israele aveva colpito un deposito di armi, situato a Al-Kisweh, causando la morte di 15 persone, tra le quali 8 iraniani.

L’Iran è un alleato importante del regime siriano ed è, insieme alla Russia, un sostenitore della guerra civile scoppiata nel 2011. La Repubblica Islamica iraniana è coinvolta in diversi conflitti in Medioriente. Si stima che il Paese abbia speso circa 31 miliardi di dollari negli ultimi anni, in impegni a lungo termine non solo per quanto riguarda il dopoguerra in Siria, ma anche per quanto concerne le elezioni libanesi, che si terranno a maggio, per l’insorgenza dei ribelli Houthi in Yemen e per le milizie sciite in Iraq.

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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