Turchia: Erdogan vince la presidenza e il Parlamento

Pubblicato il 25 giugno 2018 alle 10:51 in Medio Oriente Turchia

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Recep Tayyip Erdogan, il 24 giugno, ha vinto le elezioni presidenziali. Sul 99,6% dei voti contati, il leader del AKP ha ottenuto il 52,6% dei consensi, risultato che lo conferma come presidente della Turchia, con poteri ancora più ampi, secondo l’agenzia di stampa statale Andalu. “La nostra democrazia ha vinto, la volontà popolare ha vinto, la Turchia ha vinto”, ha affermato il neoeletto leader di fronte ad una folla di sostenitori entusiasti ad Ankara, ringraziando i cittadini che hanno votato in un’elezione che ha visto un’affluenza record dell’87%. Erdogan ha inoltre dichiarato la vittoria parlamentare per l’Alleanza Popolare, il blocco tra il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP) e il Partito del Movimento Nazionalista (MHP).

Il rivale di Erdogan, Muharrem Ince, candidato del Partito Popolare Repubblicano (CHP) ha invece ricevuto il 30,6% dei voti, secondo quanto riporta Anadolu. Di seguito, Selahattin Demirtas, appartenente al Partito Popolare Democratico Curdo (HDP) ha ricevuto l’8,4%. Mentre, infine, Meral Aksener, presentato dal partito di destra IYI, il “Partito Buono”, ha registrato il 7,3%. I 3 partiti di opposizione hanno accusato Anadolu di aver manipolato i risultati e di averli rilasciati in maniera selettiva. Tali affermazioni sono però state smentite dal governo. Alla luce di ciò, Erdogan ha dichiarato: “Spero che nessuno tenterà di gettare un’ombra sui risultati e danneggiare la democrazia per nascondere il proprio fallimento”. I conteggi ufficiali delle votazioni saranno annunciati nei prossimi giorni.

Sono stati registrati più di 56 milioni di elettori nelle elezioni parlamentari e presidenziali del 24 giugno, le quali erano state richieste e annunciate dal Parlamento, controllato dal partito AKP, più di 18 mesi prima, intorno al 18 aprile 2017. Sul fronte parlamentare, il partito di Erdogan, AKP, ha ottenuto il 42,2% dei voti, mentre l’alleato di estrema destra, MHP, ha ricevuto l’11,2%. Secondo quanto riporta Al-Jazeera English, le due parti rivendicano rispettivamente 293 e 49 seggi nel Parlamento, che sarà composto da 600 membri. Nel nuovo sistema presidenziale, la maggioranza necessaria per attuare una modifica costituzionale sarà di 360 voti. I partititi d’opposizione CHP e IYI che, insieme al partito ultraconservatore Felicity Party (SP), avevano formato la Nation Alliance per sfidare Erdogan alle elezioni parlamentari, hanno fallito. Secondo Anadolu, il CHP ha ottenuto il 22,7% dei voti, mentre il suo alleato IYI ha ricevuto il 10,1%. I partiti in questione dovrebbero perciò avere rispettivamente 146 e 45 seggi.

Il giornalista e analista turco, Mustafa Akyol, ha dichiarato che i risultati dimostrano che l’alleanza tra l’AKP e il MHP dovrà continuare per permettere ad Erdogan di portare a termine la presidenza. Secondo il giornalista, l’esito rende il MHP non solo un partito importante, ma gli dà anche molto potere. Akyol ha poi sottolineato che il fatto che Ince, leader del CHP, ha ottenuto a livello presidenziale una percentuale di voti più alta rispetto ai risultati parlamentari del suo partito, ciò dimostrerebbe che il candidato ha la possibilità di aprire la strada al CHP, trasformandolo nella maggiore forza di opposizione.

In occasione delle elezioni del 24 giugno, la Turchia è passata da una Repubblica parlamentare ad un sistema presidenziale. I cittadini turchi hanno votato per selezionare i nuovi membri del Parlamento ed eleggere un presidente con maggiori poteri. Tale passaggio amministrativo è stato frutto del referendum nazionale del 16 aprile 2017, concluso con la vittoria del “Sì”con il 51,3% dei voti, corrispondente a circa 58 milioni di elettori. Tale posizione era sostenuta dal partito attualmente al governo, il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP), fondato da Erdogan, e dal Partito del Movimento Nazionalista (MHP). Il “No”, invece, era sponsorizzato dai partiti di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP) e il partito filo-curdo, il Partito Democratico dei Popoli (HDP), i quali ritenevano che questo cambiamento avrebbe portato alla nascita di un governo autocratico.

Il presidente sarà a capo del ramo esecutivo e avrà il potere di emettere decreti su una vasta gamma di aree. Nel sistema passato, era il Parlamento a conferire al gabinetto il potere di emettere decreti in determinate aree. Il presidente assumerà inoltre il potere di dichiarare lo stato di emergenza e di preparare il budget annuale, tutti provvedimenti attualmente nelle mani del gabinetto. Da un lato, la figura del primo ministro sarà abolita e il ruolo di monitoraggio del Parlamento sarà rimosso. Dall’altro lato, sarà introdotta la carica di vice presidente. Il presidente acquisirà perciò l’ulteriore potere di eleggere i Ministeri, nominare il vicepresidente, alti ufficiali, ed infine sciogliere il Parlamento. In precedenza, il presidente aveva solamente il potere di nominare e rimuovere il primo ministro e eleggere i Ministeri, su proposta del primo ministro.

Le elezioni parlamentari determineranno l’elezione di 600 membri del Parlamento, in aumento rispetto ai 550 passati. L’età minima per concorrere è stata alzata 18 anni, ridotta rispetto ai 25 previsti prima degli emendamenti costituzionali. Le elezioni si terranno ogni 5 anni, non più 4, e si svolgeranno in corrispondenza delle elezioni presidenziali. Hanno diritto di voto i cittadini con più di 18 anni.

Erdogan, 64 anni, ha ritenuto il potere per un quarto di secolo, inizialmente come primo ministro e successivamente, dal 2014, come presidente. Il leader turco ha guidato il Paese in una transazione economica che lo ha portato a qualificarsi come mercato emergente e ha ridefinito la politica estera centrandola verso est. Erdogan gode del vasto supporto della fazione conservativa della Turchia ed è allo stesso tempo duramente criticato dagli alleati occidentali e dai gruppi di destra, che lo accusano di mettere a repentaglio la tutela dei diritti umani e la democrazia stessa.

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Alice Bellante

di Redazione

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