Stati Uniti: Trump chiede rimpatrio degli immigrati irregolari senza processo

Pubblicato il 25 giugno 2018 alle 6:00 in Immigrazione USA e Canada

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Il presidente americano, Donald Trump, domenica 24 giugno ha dichiarato che chi entra illegalmente negli Stati Uniti deve essere immediatamente respinto e rimandato nel luogo di provenienza senza alcun tipo di processo, paragonando i migranti a “invasori” del Paese.

“Non possiamo permettere che tutte queste persone invadano il nostro Paese. Quando qualcuno entra, dobbiamo immediatamente, senza alcun processo o caso in tribunale, rispedirlo indietro da dove è venuto”, ha tuonato Trump dal suo account Twitter presidenziale. “Non possiamo accettare tutte queste persone che cercano di infiltrarsi nel nostro Paese. Confini forti, no al crimine!”, ha concluso il capo di Stato americano. Non è chiaro se Trump abbia voluto con tale messaggio lasciar intendere una imminente espansione dell’attuale legge statunitense che permette il respingimento dei migranti irregolari alla frontiera, linea politica che la sua amministrazione ha abbracciato sin dall’insediamento del capo di Stato alla Casa Bianca, nel gennaio 2017. Trump non è inoltre stato chiaro nel definire chi sarebbero queste “persone”, pertanto non è certo se egli si riferisca soltanto ai migranti irregolari o anche a chi cerca asilo politico nel Paese.
I critici hanno affermato che tale proposta equivarrebbe a una violazione della Costituzione americana, la quale prevede una clausola inerente all’obbligo di fornire un giusto processo, clausola che, da quanto ha sentenziato la Corte Suprema, si applica anche a coloro che non godono della cittadinanza americana. “Il presidente degli Stati Uniti ha semplicemente proposto di mettere fine con la forza all’asilo politico, privando i migranti del diritto ad un giusto processo”, ha commentato tramite Twitter Sherrilyn Ifill, presidente dell’organizzazione non a scopo di lucro NAACP Legal Defense Fund. Lee Gelernt, il vicedirettore del ACLU’s Immigrants’ Rights Project, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters che “L’amministrazione non può, semplicemente, sbarazzarsi di tutti i processi legali per gli immigrati. La clausola del giusto processo deve essere rispettata per legge, non è una scelta facoltativa”.

La legislazione statunitense permette, in effetti, circostanze in cui sia previsto il rimpatrio velocizzato (si parla in questi casi di “expedited removals”), qualora un immigrato sia arrestato entro 100 miglia (ossia 160 km) dal confine, e sia rimasto nel Paese da meno di 14 giorni. I richiedenti asilo devono invece, per legge, essere ascoltati in un’udienza. In base alla legge sui rimpatri celeri, i quali sono applicati in gran parte presso porti di ingresso, un ufficiale adibito ai processi migratori può valutare la richiesta dell’immigrato e respingerla senza che venga coinvolto un giudice dell’immigrazione o un pannello decisionale. “È già un processo estremamente ridotto”, ha affermato Gelernt. “L’allusione del presidente, che siano moltissimi i processi di tribunale per queste persone, è semplicemente falsa. Ci sono già persone che vengono rimpatriate con un processo abbreviato”.

Il tweet di Trump ha fatto seguito a giorni di acceso dibattito e proteste in merito a una decisione che aveva diviso l’opinione pubblica degli Stati Uniti e all’estero, ossia la separazione dei bambini migranti dai propri genitori o nuclei familiari.  In questo contesto, mercoledì 20 giugno, il presidente statunitense aveva firmato un decreto esecutivo per tenere unite le famiglie di migranti, i quali avevano valicato clandestinamente il confine tra il Messico e gli Stati Uniti, e non separare i bambini dai genitori entrati illegalmente nel Paese. La decisione rappresenta una significativa inversione di tendenza del capo di Stato americano, e fa seguito alle numerose critiche che la politica delle separazioni familiari ha recentemente attirato a livello nazionale e internazionale, a cui si sono unite le voci della First Lady, Melania Trump, della premier britannica, Theresa May, e non ultimo di Papa Francesco. Tuttavia, se da una parte il presidente ha ceduto alle pressioni mediatiche e all’insorgenza di critiche e proteste sia nel Paese sia su scala globale, l’amministrazione statunitense ha taciuto finora in merito all’intenzione, manifestata dal leader americano, di riunire i nuclei di immigrati. A ogni modo, Trump ha ribadito che la politica della “tolleranza zero” andrà avanti nonostante le riunificazioni. Pertanto gli immigrati che entrano illegalmente nel Paese continueranno a essere perseguiti penalmente. “Si tratta di tenere insieme le famiglie e allo stesso tempo assicurarci di avere un confine molto potente e molto forte. E la sicurezza delle frontiere sarà uguale se non maggiore di prima”, ha dichiarato il capo di Stato.

Dall’inizio della politica “tolleranza zero”, lanciata dall’amministrazione Trump all’inizio del mese di maggio 2018, a oggi, sono oltre 2.300 i figli di immigrati clandestini che sono stati separati dalle rispettive famiglie.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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