Nigeria: 200 persone uccise in un attacco di pastori locali

Pubblicato il 25 giugno 2018 alle 13:15 in Africa Nigeria

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200 persone sono state uccise in Nigeria, durante un attacco compiuto da un gruppo di pastori locali su 6 villaggi delle regioni centrali, appartenenti allo Stato di Plateau. Secondo quanto riportato da Al-Jazeera English, l’assalto è avvenuto domenica 24 giugno e il governo starebbe attualmente indagando sulla vicenda per identificarne i responsabili. La polizia locale ha altresì reso noto che 6 persone sono rimaste ferite e almeno 50 case sono state distrutte.

Il presidente nigeriano, Muhammadu Buhari, ha commentato l’episodio con un post sul suo account Twitter, dichiarando: “La tremenda perdita di vite umane, avvenuta oggi in seguito alle uccisioni nello Stato di Plateau, è dolorosa e inaccettabile. Le mie più sentite condoglianze alle comunità colpite. Non ci fermeremo finché tutti gli assassinii e i soggetti criminali che hanno collaborato a questa strage non verranno consegnati alla giustizia”.

In seguito all’attacco, un coprifuoco è stato imposto dal governatore dello Stato di Plateau, Simon Lalong, nella notte di domenica 24 giugno. “Le autorità hanno deciso di mettere in atto un coprifuoco dalle 18:00 alle 6:00 per riportare la normalità nei villaggi. Le forze di polizia e gli altri agenti di sicurezza sono in stato di allerta”, ha rivelato a Reuters il commissario per le Informazioni dello Stato di Plateau, Yakubu Dati.

Anche il presidente della Camera bassa del Parlamento nigeriano, Yakubu Dogara, si è espresso sulla vicenda, affermando: “Questo episodio rafforza ulteriormente la mia richiesta di una revisione dell’intero apparato di sicurezza del Paese. Così non può funzionare. La violenza in Nigeria è una seria minaccia alla stabilità dello Stato e alla democrazia”.

Le tensioni tra contadini e pastori semi-nomadi derivano dalle rivalità tra questi due gruppi sul controllo di acqua e terre agricole. I pastori, accusati di attacchi a persone e proprietà, sono in maggioranza musulmani del gruppo etnico fulani, mentre gli agricoltori appartengono per lo più alla religione cristiana. Offensive e ritorsioni si sono verificate da entrambe le parti negli ultimi mesi. La siccità nel nord del Paese ha spinto i pastori nomadi e le loro mandrie più a sud, causando ulteriori conflitti. Secondo quanto ha riportato Africanews il 26 aprile, a partire da gennaio 2018, centinaia di persone sono rimaste uccise negli scontri tra i pastori semi-nomadi e gli agricoltori delle regioni centrali, tra cui 16 vittime decedute durante un attacco ad una chiesa cattolica nello Stato del Benue, avvenuto martedì 24 aprile. 

Gli scontri stanno mettendo sotto pressione la leadership del presidente nigeriano, di etnia fulani, candidato per un secondo mandato alle elezioni che si svolgeranno il prossimo anno. Buhari è accusato di non saper gestire le tensioni e di schierarsi dalla parte del suo gruppo etnico.

Le violenze che si stanno diffondendo nelle regioni centrali del Paese si uniscono all’ulteriore minaccia rappresentata dal gruppo terroristico di Boko Haram, attivo in Nigeria dal 2009. L’organizzazione è responsabile della morte di circa 200.00 persone e della fuga di almeno altri 2.6 milioni di cittadini. Gli attacchi dei militanti jihadisti hanno scatenato nel Paese una grave crisi umanitaria. I loro obiettivi sono principalmente donne e bambini, spesso rapiti, abusati e costretti a diventare kamizake. Il 26 marzo, il Ministero dell’Informazione aveva riferito che il governo di Abuja stava negoziando con Boko Haram per tentare di mettere fine alle ostilità e raggiungere un cessate il fuoco.

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Chiara Gentili

di Redazione

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