Iran: proteste di massa, chiuso il Parlamento

Pubblicato il 25 giugno 2018 alle 18:45 in Iran Medio Oriente

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Una serie di proteste di massa sono esplose fuori dal Parlamento iraniano a Teheran nella giornata del 25 giugno, a seguito di un crollo della moneta locale, il rial, che rischia di peggiorare la già grave situazione economica del Paese.

Il Parlamento è stato chiuso a causa delle manifestazioni che si sono scatenate nella mattina del 25 giugno, quando i commercianti iraniani hanno lasciato le loro bancarelle nel bazar della capitale, per scendere in piazza per protestare contro il rapido deterioramento delle condizioni economiche che hanno portato la valuta in caduta libera, facendo aumentare i prezzi sul mercato iraniano. Secondo l’agenzia di stampa semi-ufficiale dell’Iran, l’ISNA, il valore del rial è crollato e ha raggiungo i 90.000 dollari, nonostante i tentativi del governo di controllare il tasso di cambio.

Secondo quanto riportato da fonti locali, le proteste si stanno diffondendo e sono state pubblicate alcune foto che mostrano il grande bazar di Tabriz desolato, dopo che i proprietari dei negozi si sono uniti allo sciopero nazionale. Ai commercianti si sono uniti altri civili che hanno iniziato a marciare per le strade della capitale inneggiando allo sciopero e chiedendo di tenere sotto controllo il tasso di cambio della moneta iraniana.

Secondo quanto riportato da The New Arab, sui social media sono apparsi alcuni video che mostrano i manifestanti inneggiare al ritorno di Reza Pahlavi, il figlio dello Shah deposto durante le rivolte del 1978 e nel 1979, precedenti all’istaurazione della Repubblica Islamica. I manifestanti avrebbero anche intonato cori contro l’intervento iraniano in Siria. “Lascia la Siria, pensa a noi”, avrebbero ripetuto i manifestanti. Il malcontento per gli aumenti degli investimenti dell’Iran in conflitti regionali come la Siria e lo Yemen è diffuso tra i cittadini, che si trovano ad affrontare enormi problemi finanziari e poca assistenza da parte del governo.

Le prospettive economiche iraniane sono estremamente peggiorate a seguito del ritiro americano, avvenuto l’8 maggio, dal Joint Comprehension Plan of Action (JCPOA), l’accordo nucleare iraniano. Il JCPOA era stato firmato il 14 luglio 2015 dall’Iran con Stati Uniti, Cina, Russia, Regno Unito, Francia e Germania. Il patto prevedeva la sospensione di tutte le sanzioni imposte da Onu, Stati Uniti e Unione Europea sul Paese mediorientale, che da parte sua avrebbe limitato le sue attività nucleari. Oltre al ritiro dal patto, gli Stati Uniti hanno annunciato che imporranno sanzioni contro le società europee che conducono affari con l’Iran. Il segretario del Tesoro americano ha dichiarato che gli Stati Uniti saranno comprensivi con gli alleati che hanno avviato investimenti in Iran, dando loro tra i 90 e i 180 giorni di tempo per interrompere i contratti esistenti con la Repubblica Islamica. La Francia, il Regno Unito, la Germania e l’Unione Europea hanno inviato una lettera congiunta a Washington, per chiedere che le proprie imprese siano esentate dalle sanzioni USA contro l’Iran.

Alla fine dell’anno scorso, una serie di proteste analoghe avevano agitato l’Iran. Il 28 dicembre 2017, un’ondata di proteste è scoppiata nel Paese e, dalla città di Masshad, si era immediatamente diffusa in tutto L’Iran. I motivi alla base delle proteste, avviate dalle classi più deboli a livello economico, tra cui molti giovani sotto i 25, erano il malcontento del popolo iraniano nei confronti della crisi economica e della presunta corruzione delle autorità del Paese. 

Il 4 gennaio era stata annunciata la fine all’insurrezione popolare da parte del comandante del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana, il maggiore generale Mohammad Ali Jafari. Secondo i dati aggiornati all’ottavo giorno delle proteste, gli scontri tra i manifestanti e le forze della sicurezza avevano causato la morte di 22 cittadini iraniani e l’arresto di almeno 450 persone soltanto nella capitale, mentre altre centinaia di manifestanti erano stati messi imprigionati in altre zone del Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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