Turchia: aperti i seggi per eleggere nuovo presidente e nuovo Parlamento

Pubblicato il 24 giugno 2018 alle 12:13 in Medio Oriente Turchia

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Domenica 24 giugno, la Turchia si recherà alle urne per eleggere un nuovo presidente e il nuovo Parlamento.

Tali elezioni daranno inizio a una nuova e potente presidenza esecutiva a lungo desiderata dall’attuale presidente, Recep Tayyp Erdogan, e a lungo supportata dalla maggioranza dei turchi nel referendum del 2017. Alcuni critici ritengono che questa decisione rovinerà ulteriormente la democrazia in Turchia e raccoglierà il potere nelle mani di una persona sola.

Più di 56 milioni di persone si sono registrate per andare a votare presso le circa 180.000 urne aperte in tutto il Paese. Il voto è cominciato alle 8 e terminerà alle 17 ora locale. I partiti dell’opposizione e alcune Organizzazioni Non Governative hanno dichiarato di aver fornito circa mezzo milione di supervisori da suddividere presso i seggi, così da prevenire frodi, sostenendo che alcuni cambiamenti nella legge elettorale e le accuse di frode durante il referendum del 2017 hanno fatto aumentare la preoccupazione riguardo la correttezza del voto.

Il leader del maggior partito dell’opposizione, Kemal Kilicdaroglu, ha dichiarato che il suo partito ha già ricevuto lamentele per irregolarità nel voto, nello specifico nella zona sudorientale del Paese. Non c’è stata una risposta immediata da parte del governo, ma il ministro della Giustizia turco, Abdulhamit Gul, ha dichiarato che non sono stati riportati problemi a riguardo.

Erdogan ha anticipato le elezioni, che si sarebbero dovute tenere a novembre 2019, sostenendo che i nuovi poteri gli avrebbero consentito in maniera migliore di contrastare i crescenti problemi economici e di gestire i ribelli curdi nell’area sudorientale della Turchia e in Iraq e Siria. Tuttavia, secondo Reuters, Erdogan nel suo piano non ha preso in considerazione Muharrem Ince, il candidato presidenziale del Partito Popolare Repubblicano, che durante i suoi comizi ha galvanizzato l’opposizione turca. Durante un incontro con il popolo, sabato 23 giugno, a Istanbul, Ince ha promesso di invertire la rotta di quello che lui e i partiti dell’opposizione definiscono potere autoritario da parte di Erdogan. “Se Erdogan vincerà, le vostre telefonate continueranno a essere intercettate e la paura continuerà a regnare. Se vincerà Ince, i tribunali saranno indipendenti” ha dichiarato l’uomo, aggiungendo che, se eletto, eliminerà lo stato di emergenza che ancora gravita sul Paese entro 48 ore dall’inizio del suo mandato.

Erdogan, da parte sua, difende le dure misure adottate, definendole essenziali per la sicurezza nazionale. Durante un suo comizio, tenutosi sabato 23 giugno, il leader ha dichiarato che, se verrà rieletto, porterà avanti altri grandi progetti per la costruzione di infrastrutture, che hanno già in precedenza aiutato la Turchia a diventare una delle economie dalla più veloce crescita del mondo, durante il suo mandato.

Lo stato di emergenza in Turchia limita alcune libertà personali e permette al governo di aggirare il Parlamento con decreti di emergenza. Tale condizione era stata imposta sul Paese da Erdogan nel 2016, dopo il fallito colpo di stato del 15 luglio. Il leader aveva incolpato per il golpe Fethullah Gulen, appartenente al clero musulmano e residente negli Stati Uniti, e da allora aveva inasprito il giro di vite contro tutti coloro collegati all’uomo. Secondo le Nazioni Unite, circa 160.000 persone sono state arrestate e una cifra simile, che include insegnanti, giudici e soldati, sono state licenziate.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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