Tunisia: arrestati i responsabili del naufragio del 3 giugno

Pubblicato il 23 giugno 2018 alle 6:30 in Africa Tunisia

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Il governo tunisino ha arrestato, venerdì 22 giugno, gli organizzatori di un’operazione di traffico di migranti africani che si era conclusa con la morte di circa 87 persone, annegate il 3 giugno al largo della costa meridionale del Paese. La barca, sulla quale venivano trasportati i migranti, per la maggior parte tunisini, libici e marocchini, era affondata vicino a Kerkennah, da dove era partita poche ore prima. Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte dagli ufficiali dell’agenzia dell’Onu, i migranti avevano pagato agli scafisti tra i 700 e i 1.000 euro per attraversare il Mediterraneo alla volta dell’Europa. Il peschereccio malridotto sul quale si trovavano aveva iniziato a imbarcare acqua poco dopo la partenza, la notte del 2 giugno. Intorno alle 22:45, le unità marittime dell’esercito e della Guardia Nazionale tunisina hanno registrato le prime chiamate dei soccorsi, che avevano individuato il barcone carico di migranti a circa 5 miglia nautiche da Kerkennah. Più di 60 persone sono state salvate dalla Guardia Costiera.

2 uomini sono stati arrestati venerdì 22 giugno. Uno di questi è un militare. Il Ministero degli Interni ha rilasciato una dichiarazione in cui ha specificato che “le forze di sicurezza hanno arrestato i principali organizzatori dell’operazione di traffico clandestino di esseri umani a Kerkennah”. Il primo ministro Youssef Chahed aveva licenziato, il 6 giugno, il ministro dell’Interno, Lotfi Brahem, e altri 10 funzionari della sicurezza per non essere riusciti a impedire il naufragio dell’imbarcazione. Da allora, i controlli sulle coste tunisine sono aumentati e diversi trafficanti sono stati individuati e fermati.          

A partire da gennaio 2018, la Tunisia ha bloccato circa 6.000 migranti che hanno lasciato le sue coste alla volta dell’Europa, un netto aumento rispetto alle poche centinaia fermate nello stesso periodo l’anno scorso. Con la progressiva diminuzione delle traversate dalla Libia, registrata a partire dal luglio 2017, sono state attivate nuove rotte migratorie dalla Tunisia e dall’Algeria.  La tratta tunisina, in particolare, ha attirato l’attenzione delle autorità italiane ed europee, preoccupate dalla presenza di estremisti infiltrati tra i migranti che giungono in Italia. 

Negli ultimi giorni sono emerse tensioni tra l’Italia e la Tunisia in seguito ai commenti rilasciati dal nuovo ministro dell’Interno, Matteo Salvini, il quale aveva affermato che “la Tunisia non manda nel nostro Paese soltanto gentiluomini ma, spesso e volentieri, anche i galeotti”. Il 4 giugno, il Ministero degli Esteri tunisino ha ricevuto l’ambasciatore italiano a Tunisi, a cui ha riferito che le parole di Salvini “non riflettono la cooperazione tra i due Paesi nell’ambito dell’immigrazione e indicano altresì una conoscenza incompleta dei vari meccanismi di coordinamento esistenti tra i servizi tunisi e italiani”. Occorre ricordare che, il 9 febbraio 2017, l’Italia e la Tunisia avevano firmato una dichiarazione congiunta sull’immigrazione. In tale occasione, l’allora ministro degli Esteri, Angelino Alfano, e l’omologo tunisino, Khemaies Jhinaoui, avevano discusso circa l’aumento della cooperazione bilaterale in diversi settori, tra cui la sicurezza. I due ministri avevano poi concluso un accordo sulla gestione del fenomeno migratorio, sul traffico di esseri umani e sul rafforzamento delle frontiere. In proposito, il primo ministro tunisino, Yussef al-Shahed, aveva dichiarato che l’Europa aveva bisogno di avviare progetti strategici con tutti gli Stati a sud del Mediterraneo per aumentare il controllo dei flussi migratori. Salvini ha replicato alle affermaizoni del Ministero tunisino, giustificando di aver detto soltanto che “i flussi dalla Tunisia portano in Italia non solo persone per bene”. Da parte sua, l’ambasciatore italiano a Tunisi ha specificato che Roma vuole continuare a collaborare con la Tunisia in ambito migratorio.

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Chiara Gentili

di Redazione

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